Ieri, parlando delle prossime elezioni politiche italiane, ho avuto un confronto con un amico su un punto che mi preoccupa da tempo: la posizione del Partito Democratico (PD) riguardo all’antisemitismo e la sua linea ambigua verso il putinismo.

Il dibattito è partito proprio da qui: il PD è infestato da antisemiti e mostra una pericolosa omertà verso le posizioni filorusse?

E soprattutto, questa situazione è frutto di convinzioni profonde o semplicemente di una mancanza di coraggio politico?

Abbiamo concordato che la causa principale sembra essere la seconda: non c’è una vera spina dorsale. C’è sicuramente un livello di cinismo, perché il PD cerca di navigare tra diverse anime e posizioni senza mai prendere una posizione netta, ma alla base c’è soprattutto paura di perdere consenso e rompere equilibri interni ed esterni.

Questa reticenza è grave perché non riguarda solo una questione tattica ma mette in discussione valori fondanti.

In questo contesto, la mia posizione personale è chiara: continuerò a sostenere parlamentari solo se si schiereranno in coalizione con Giorgia Meloni.

Mi rendo conto che questo possa sembrare un controsenso visto il mio passato nella destra, ma oggi quel che conta per me è scegliere una linea politica coerente capace di proteggere l’Italia dai pericoli esterni e dalle derive interne.

Se ciò non sarà possibile preferirò votare direttamente per Giorgia Meloni uno scenario che oggi appare quasi scontato.

La discussione si è poi allargata a una domanda decisiva: è accettabile votare qualcuno che sulla politica estera ha idee condivisibili se poi su temi valoriali e sociali è profondamente distante?

Io credo che questa distinzione sia solo apparente e vada superata.

Tuttavia ritengo necessario considerare due livelli distinti ma intrecciati l’aspetto etico e la falsa separazione tra politica estera e politica interna.

Sul piano della politica estera non possiamo ignorare che il cosiddetto “campo largo” include forze come il Movimento 5 Stelle (M5S) ormai rappresentano apertamente gli interessi filorussi nel nostro paese

Solo poche settimane fa il M5S ha votato a favore del ritorno al gas proveniente dalla Russia segnale inequivocabile dimostra come tutta la galassia filorussa stia tentando riaffermare dipendenza strategica ed energetica.

Ma cosa significa davvero tornare a dipendere dal gas russo?

Non si tratta di una mera questione economica o ambientale ma di un vero e proprio cambio di paradigma geopolitico.

Ritornare al gas russo vuol dire:

  • Rinnovare la dipendenza energetica dalla Russia uno dei principali strumenti di pressione politica di Mosca; Esporsi a ricatti politici che limitano l’autonomia decisionale italiana; Abbandonare il sostegno a paesi come l’Ucraina, i Paesi baltici e più in generale a tutta l’Europa orientale che hanno subito invasione e minacce dalla Russia; Avallare il crollo dell’architettura di sicurezza occidentale rappresentata da NATO e Unione Europea; Conseguentemente, ridurre l’Italia a un ruolo marginale, piccolo e debole, economicamente ostaggio di una potenza autoritaria.
  • Non è una semplice questione di politica estera, ma riguarda la struttura stessa del nostro paese e il suo futuro. Un’Italia integrata in un’Europa forte e coesa è radicalmente diversa da un’Italia satellite di Putin.
  • La differenza si riflette immediatamente anche nella politica interna: il welfare, il mercato del lavoro, il potere d’acquisto dei cittadini e la credibilità internazionale sono tutti elementi condizionati da questo quadro geopolitico. Passando all’aspetto etico ritengo sia decisivo nell’orientare il voto.
  • Non possiamo dimenticare che oltre al M5S anche altre forze come Alternativa per la Sovranità (AVS) rappresentano in Italia la voce di Russia Hamas e Iran.
  • Ma per me il vero scandalo riguarda la dirigenza stessa del PD che sembra essersi trasformata in una sorta di “fiera dell’orrore” sotto questo profilo: Non prendono provvedimenti efficaci contro dirigenti ed esponenti apertamente antisemiti mostrando una pericolosa tolleranza che mina la dignità e l’immagine del partito; Evitano di incontrare il presidente ucraino Zelensky durante le sue visite a Roma un segnale di indifferenza o peggio disimpegno verso lo sforzo internazionale a sostegno della democrazia e della libertà; Mantengono una posizione volutamente ambigua oscillando cercando di cavalcare l’onda piuttosto che assumere un impegno netto; Hanno celebrato la vittoria al referendum sull’eutanasia cantando “Bella Ciao” raccontandolo come un atto di Resistenza e una crociata per difendere la Costituzione dal fascismo un’affermazione che trovo profondamente ingannevole strumentale dato il contesto politico reale.
  • Questa attitudine non è soltanto una mancanza di chiarezza ma si configura come vera e propria complicità morale. Il PD con suo comportamento si rende responsabile connivenza impedire contrastare efficacemente clima antisemitismo diffusione ideologie pericolose.
  • Si tratta omertà non può essere tollerata in partito aspira rappresentare alternativa democratica progressista.
  • Si può davvero votare un partito o una coalizione che si comporta così?
  • Per me la risposta è no
  • E non si tratta semplificare tutto in un confronto tra politica estera e politica interna Nel caso specifico del sostegno all’Ucraina del contrasto all’asse Iran-Russia e del rifiuto netto dell’antisemitismo la posta in gioco è definizione stessa del paese in cui vogliamo vivere.
  • Non è un problema che riguarda solo le relazioni tra i paesi, ma tocca la vita di tutti i giorni, i diritti, i valori e l’unità sociale dentro i nostri confini. In chiusura, la scelta politica non può ignorare un’analisi profonda e sincera delle forze in gioco.
  • Votare pensando solo a singoli aspetti o a facili compromessi può portarci verso un futuro incerto e pericoloso.
  • La politica deve tornare ad avere il coraggio delle proprie idee e a mettere al centro l’interesse nazionale e gli ideali di libertà, giustizia e solidarietà.
  • Solo così potremo costruire un’Italia che guarda con fiducia al domani invece di restare bloccata in dinamiche di ambiguità compromessi tossici e cedimenti ai ricatti esterni e interni.

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