
AMA, SANTORI (LEGA): “4,8 MILIONI PER RISPONDERE DOPO LE CARTELLE PAZZE, OPERAI IN SCIOPERO E DIRIGENTI D’ORO”
Roma, una città che da sempre vive il difficile equilibrio tra servizi pubblici essenziali e gestione amministrativa.
Oggi, però, quel fragile equilibrio sembra vacillare sotto il peso di scelte che alimentano malcontento e inefficienza, con un costo che ricade direttamente sulle spalle dei cittadini romani.
Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, lancia una denuncia chiara e urgente: “Ama mette a gara quasi 4,8 milioni di euro per affidare all’esterno la gestione di oltre centomila pratiche l’anno tra ticket e autotutele Tari.
Tradotto: prima sbagliano le bollette, poi pagano altri perrispondere ai cittadini”.
Questa situazione riflette un paradosso inaccettabile. Ama, l’azienda pubblica che dovrebbe garantire servizi efficienti e funzionali, si trova a dover affrontare un caos gestionale tale da dover esternalizzare la risposta alle richieste e ai reclami dei romani.
Centomila pratiche gestite esternamente significano, infatti, non solo un aggravio economico importante – quasi cinque milioni di euro – ma anche una delega di responsabilità che toglie trasparenza e controllo diretto su un servizio fondamentale.
“In questo quadro, denunciano gli operai in sciopero, si aggiungono turni massacranti e festivi lavorati come ordinario”, sottolinea Santori, evidenziando come i lavoratori sul campo stiano pagando il prezzo più alto di questa situazione.
La protesta dei dipendenti non è un semplice episodio isolato ma un segnale forte che richiama l’attenzione su un modello organizzativo sbagliato e poco sostenibile.
Lavorare in condizioni pesanti mentre allo stesso tempo si delegano a terzi compiti cruciali non è solo ingiusto, ma anche controproducente per la qualità del servizio offerto ai cittadini.
Ma c’è di più: mentre gli operai faticano, gli stipendi dirigenziali raggiungono cifre che superano i 300mila euro annui. Una disparità inaccettabile che genera un senso di ingiustizia e alimenta il malcontento sociale. “
Questo è il ‘modello Gualtieri’: inefficienza, esternalizzazioni e costi scaricati sui romani. Basta!”, conclude Fabrizio Santori con una nota di fermezza ma soprattutto di richiesta di cambiamento.
Il problema, dunque, non riguarda solo una somma di denaro o singoli episodi isolati, ma una visione complessiva della gestione pubblica che deve essere ripensata.
Una città come Roma necessita di un amministrazione che investa nel proprio personale, valorizzi il lavoro degli operai e costruisca un sistema efficiente, trasparente e vicino ai cittadini. Solo così sarà possibile uscire dal circolo vizioso delle cartelle pazze, dello sciopero e delle esternalizzazioni, restituendo dignità e credibilità ad un servizio fondamentale come quello di Ama.
È ora di mettere fine a questa spirale negativa. I romani meritano risposte sincere, servizi di qualità e una governance che sappia governare davvero i processi, senza scaricare su di loro costi e disagi.
La politica ha il dovere di ascoltare, intervenire e cambiare rotta.
Perché Roma non può permettersi di continuare a pagare il prezzo dell’inefficienza e delle scelte sbagliate.
La strada da percorrere è chiara: sostenere i lavoratori, riorganizzare internamente i servizi e diminuire sprechi e privilegi ingiustificati.
Solo così sarà possibile costruire un futuro migliore per Ama, per i suoi dipendenti e, soprattutto, per tutti i cittadini che ogni giorno aspettano un servizio pubblico degno di una capitale europea.
Roma chiede rispetto, serietà e impegno concreto. È tempo di risposte vere.
