La recente apertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia ha sollevato molte polemiche, ma ancor più dibattito ha suscitato il discorso inaugurale tenuto da Pierangelo Buttafuoco.

Prima di analizzare direttamente l’evento e le sue implicazioni, è necessario soffermarsi sulla figura stessa di Buttafuoco, il suo passato culturale e politico, e il contesto in cui si colloca la sua presenza in questa manifestazione così prestigiosa.

Il Fatto Quotidiano ha lodato Buttafuoco per la sua presunta “levatura culturale e onestà”, enfatizzando un profilo intellettuale che tuttavia a molti, me compreso, appare ben lontano dalla realtà.

Il fatto che proprio testate considerate vicine alla propaganda russa in Italia mostrino un così chiaro apprezzamento per lui dovrebbe accendere subito più di un campanello d’allarme.

È un elemento che non va sottovalutato perché getta una luce inquietante sulla natura delle sue idee e sul tipo di consenso che riesce a raccogliere.

Pierangelo Buttafuoco è cresciuto politicamente nel Movimento Sociale Italiano, una formazione di destrache ha sempre avuto un rapporto ambiguo con i valori occidentali.

Ma ciò che spesso sfugge è la sua appartenenza a quella destra spiritualista che fa riferimento alle teorie di Julius Evola, uno dei pensatori ispiratori dell’estrema destra radicale e tradizionalista europea.

Questa matrice culturale non è irrilevante: essa investe la sua visione del mondo di un alone esoterico e di un forte antimodernismo che si riflette anche nelle sue scelte personali.

Un esempio lampante è stata la sua conversione all’Islam sciita scelta non casuale né isolata.

L’Islam sciita oggi è infatti la religione di stato dell’Iran un paese geopoliticamente alleato della Russia e punto nodale di un asse antioccidentale molto influente.

Non si tratta di un semplice fatto biografico ma di un segnale chiaro del posizionamento politico-culturale di Buttafuoco e come egli intrecci spiritualità e politica in una narrativa revisionista.

Ma l’operazione intellettuale di Buttafuoco non si limita alle sue scelte personali: la sua attività pubblicistica rivela un tentativo riscrivere la storia culturale del Mediterraneo attribuendo all’Islam un ruolo civilizzatore positivo che contrasta con tradizione storiografica comunemente accettata.

Insieme a certa dottoressa Bocca si spinto fino sostenere tesi fantasiose come quella possibile conversione Dante Goethe all’Islam o almeno loro influenza diretta da quella cultura; questa ipotesi priva qualsiasi fondamento storico serio parte operazione più ampia revisionismo vuole riconsiderare l’eredità mediterranea siciliana sotto luce del tutto nuova.

Non posso, per quanto mi riguarda, condividere questa narrazione.

Non credo che l’Islam abbia avuto quel ruolo civilizzatore salvifico che Buttafuoco gli attribuisce, soprattutto in Sicilia, dove si sviluppò una civiltà autonoma e progredita ben prima dell’arrivo dei Mori. Così come l’antico Egitto è sempre stato rispettato e valorizzato nonostante le dominazioni persiana, greca e romana fino a quando una sola realtà ha cancellato questa storia millenaria.

Non posso quindi definirmi oggettivo nel giudizio su queste posizioni e credo sia giusto dichiararlo esplicitamente.

Ma non si può ignorare quello che invece sta passando completamente sotto silenzio: il discorso pronunciato da Buttafuoco è stata una lezione magistrale di retorica.

La sua esposizione è elegante, coinvolgente, strutturata in modo impeccabile dal punto di vista formale. Ma al cuore di quelle parole manca un elemento fondamentale, forse volutamente taciuto: la sua visione è quella di un Islam ideale che avrebbe conservato e preservato i valori originari che invece l’Occidente decaduto avrebbe tradito e abbandonato.

In sostanza, Buttafuoco non è un semplice assertore dell’interculturalità o della libertà di dialogo. Egli riformula un paradigma culturale e politico molto vicino a quella certa propaganda russa che vede nella Russia di Mosca l’ultimo baluardo contro la decadenza europea.

Non è quindi un caso se la sua presenza sia stata accolta con entusiasmo proprio da chi sostiene apertamente questo disegno geopolitico.

Di Admin

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