Il futuro delle aree interne italiane passa attraverso servizi, infrastrutture, occupazione e nuove politiche di sviluppo territoriale. È questo il messaggio emerso nel corso dell’incontro “GAL, sviluppo economi-co e demografia delle aree interne”, ospitato presso la Sala Stampa di Montecitorio e promosso dall’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”. Un confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, economisti, docenti universitari, amministratori locali ed esponenti del mondo associativo per affrontare uno dei temi più delicati per il Paese: il progressivo svuotamento dei piccoli comuni italiani. L’evento, organizzato dalla Commissione “Aree rurali” dell’Intergruppo parla-mentare, guidata da Alfonso Scarano, con il coordinamento tecnico dell’economista Giovanni Barretta, ha rappresentato un momento di riflessione sulle strategie necessarie per contrastare il declino economi-co e demografico che colpisce vaste aree dell’Italia interna, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle zone montane. Ad aprire i lavori è stato Alessandro Caramiello, presidente dell’Intergruppo parlamentare, che ha ricordato il percorso costruito negli ultimi anni dall’organismo bipartisan nato con l’obiettivo di pro-muovere la tutela delle aree fragili e dei piccoli comuni italiani. Caramiello ha sottolineato come il fe-nomeno dello spopolamento rappresenti ormai una vera emergenza nazionale, destinata ad aggravarsi senza interventi strutturali e duraturi. Nel corso del suo intervento, il parlamentare ha ripercorso le re-centi iniziative presentate alla Camera dei Deputati, soffermandosi in particolare sulla mozione dedicata alle aree interne discussa nelle scorse settimane. Tra le proposte avanzate figuravano misure per favorire una fiscalità agevolata per le imprese che investono nel Mezzogiorno, il rafforzamento dei servizi sanita-ri territoriali, incentivi per i giovani under 35 intenzionati a restare nei territori d’origine e il migliora-mento delle infrastrutture digitali. Caramiello ha inoltre criticato il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne del 2025, contestando l’impostazione iniziale che prevedeva per alcuni piccoli comuni una sorta di accompagnamento verso uno spopolamento irreversibile. Una prospettiva che, secondo il presidente dell’Intergruppo, avrebbe significato arrendersi definitivamente al declino di interi territori italiani. Sul tema è intervenuto anche Giovanni Barretta, economista e presidente del Comitato tecnico dell’Intergruppo parlamentare, che ha evidenziato come il problema delle aree interne non possa più es-sere affrontato con interventi episodici o misure temporanee. Barretta ha ricordato il lavoro svolto dall’Intergruppo insieme ad amministratori locali, esperti di sviluppo territoriale e rappresentanti della Conferenza Episcopale Italiana per modificare il Piano nazionale delle aree interne dopo le polemiche suscitate dalla prima versione del documento. L’economista ha sottolineato la necessità di adottare poli-tiche capaci di garantire il diritto dei cittadini delle aree interne a servizi pubblici adeguati, scuole, sanità, trasporti e opportunità lavorative. Tra le priorità indicate figurano investimenti nelle infrastrutture ferro-viarie e stradali, il rafforzamento del trasporto pubblico locale e il sostegno alle imprese che operano nei territori più fragili. Barretta ha inoltre ribadito l’urgenza di contrastare l’emigrazione giovanile attraverso misure che permettano ai ragazzi di costruire il proprio futuro senza essere costretti ad abbandonare le comunità d’origine. Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dei GAL e delle politiche di sviluppo rurale. Concetta Nazzaro, docente ordinaria di Economia agroalimentare e Politiche di sviluppo rurale presso l’Università degli Studi del Sannio, ha spiegato come il metodo LEADER abbia rappresentato negli ultimi decenni una delle principali esperienze di governance territoriale nelle aree rurali italiane. Secondo la docente, i GAL devono tornare a essere strumenti centrali di coordinamento e progettazione locale, capaci di favorire processi di sviluppo sostenibile legati alla transizione ecologica, ai sistemi agroalimentari locali e alle comunità energetiche. Nazzaro ha evidenziato come le aree interne possano diventare laboratori di innovazione e nuovi modelli economici fondati sulla valorizzazione delle risorse territoriali. Tra gli interventi più significativi quello del sindaco di Dogliola, Giovanni Giammichele, che ha raccontato le difficoltà vissute quotidianamente dai piccoli comuni colpiti dal calo demografico. Il primo cittadino ha illustrato dati particolarmente preoccupanti: dai circa 1100 abitanti registrati nel 1951, oggi Dogliola conta meno di 300 residenti. Nel paese mancano attività commerciali, servizi essen-ziali e opportunità occupazionali, mentre scuola, farmacia e assistenza sanitaria vengono condivise con altri comuni vicini. Una situazione che, secondo il sindaco, rischia di condurre alla scomparsa definitiva di molte realtà territoriali italiane nel giro di pochi decenni. Nel corso del convegno si è parlato anche del ruolo della cultura nella rigenerazione economica e sociale delle aree interne. Tommaso Scattolari ha richiamato il valore dell’Opera lirica italiana come patrimonio identitario nazionale e strumento di svi-luppo territoriale. Il riconoscimento UNESCO ottenuto dal canto lirico italiano nel 2023, ha spiegato, deve diventare un’occasione concreta per sostenere i teatri, le maestranze artistiche e le attività culturali presenti nei piccoli centri italiani. Anche Laura Mazza ha posto l’attenzione sul tema della formazione, definita fondamentale per contrastare lo spopolamento. Secondo Mazza, è necessario creare poli forma-tivi territoriali capaci di offrire opportunità concrete ai giovani e alle donne, collegando scuola, forma-zione professionale e imprese locali. L’incontro si è concluso con la partecipazione di numerosi rappre-sentanti istituzionali e del mondo associativo, tra cui Francesco Sarcina dell’Associazione Summae On-lus. Dal dibattito è emersa la richiesta condivisa di una strategia nazionale più incisiva e coordinata per le aree interne italiane, considerate una risorsa fondamentale per il futuro economico, sociale e culturale del Paese.
