Conte dovrebbe iniziare a preoccuparsi.

Perché a Venezia è successa una cosa davvero interessante, quasi stupefacente: secondo i flussi elettorali delle Europee 2024, un elettore su due del Movimento 5 Stelle ha votato Venturini, il candidato sindaco del centrodestra.

Sì, avete letto bene, uno su due.

Mica pizza e fichi.

È come se metà dei tifosi della Roma si presentasse allo stadio con la maglia della Lazio, giusto per vedere cosa succede.

E allora, caro Giuseppe Conte, mentre tu ti affanni a parlare di “campo largo”, “alternativa progressista”, “fronte democratico” e “battaglia contro Meloni”, metà del tuo elettorato prende la scheda elettorale e va a votare esattamente il contrario di quello che promuovi.

Ma capite dov’è il problema?

No, non è che sei diventato improvvisamente un comico da bar.

È che forse il campo largo, l’alternativa, la coalizione progressista, sono concetti gentili sulla carta, ma nella realtà dei fatti, non valgono più un fico secco.

A Venezia il “campo largo”, la grande coalizione miracolosa, c’era eccome.

C’era il Partito Democratico, c’era il Movimento 5 Stelle, c’erano le sinistre in tutte le loro declinazioni, c’erano i riformisti, c’erano le civiche.

Tutto in ordine, tutto bello allineato, tutto in teoria perfetto come un catalogo di Ikea.

Eppure, sorpresa, hanno perso.

Hanno perso contro una coalizione di centrodestra che, diciamo la verità, non si è mai mossa troppo dal suo concetto di base: un blocco sociale riconoscibile, un’identità chiara – che piaccia o no.

Qui sta il punto cruciale: il centrodestra è una coalizione, il centrosinistra un esperimento.

Il centrodestra ha storia, ha passato, ha identità.

Ha cambiato leader (da Berlusconi a Salvini a Meloni), ha cambiato partiti, ha cambiato pesi interni, ma è rimasto sostanzialmente unito intorno a un’idea semplice, immediata e condivisa da chi lo vota.

Non è solo politica, è sociologia del voto.

È senso di appartenenza.

È squadra.

Dall’altra parte, invece, ogni volta che provano a metter su qualcosa di nuovo e di grandioso, ecco che spunta il nome fantasmagorico: “campo largo”, “campo giusto”, “coalizione alternativa”, “fronte democratico”.

Fantasia allo stato puro.

La versione politica del sogno di una notte di mezza estate, con tanto di fatine democratiche e unicorni progressisti.

Peccato che, nei fatti, metà degli elettori grillini finisca per votare il candidato del centrodestra.

Cioè, quella roba lì a cui tu stai costruendo castelli in aria non li convince più.

Non li segue più.

Se metà del tuo elettorato scappa a destra, non è colpa del nome del campo.

Non è colpa del colore della bandiera o del logo della coalizione.

Il problema è che semplicemente non vi segue nessuno.

O meglio, quel “nessuno” che vi segue è diventato minoranza, disperso, confuso, frammentato.

Quindi, caro Conte, forse sarebbe il caso di smettere di rincorrere chimere e cominciare a guardare in faccia la realtà: la politica non è un laboratorio di idee astratte, ma un terreno di battaglia per identità forti, credibili e concrete.

Senza queste, i campi larghi restano solo orti fioriti nell’estate del nulla.

E alle prossime europee, se non cambierà qualcosa di sostanziale, la metà del tuo elettorato continuerà a votare Venturini.

Magari per curiosità.

O forse perché ha già scelto un campo diverso, molto, molto stretto.

Di Admin

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