Donna sorridente che saluta sul palco durante un evento di cinema, con uno sfondo di cartelloni e loghi.

Ah, la politica italiana e il suo teatrino!

Non c’è niente di più divertente (o deprimente, a seconda dei punti di vista) di una storia che mescola cinema, contributi pubblici, dimenticanze clamorose e qualche “compagno” maldestro che tenta di tirare i fili dietro le quinte.

Il nostro eroe, in questo caso, è Paola Cortellesi, quella brava signora tutta talento e ironia, protagonista di un film dal titolo profetico: “C’è ancora domani”.

Ora, partiamo col botto: Paola chiede un contributo pubblico per il suo film.

Fin qui nulla di strano, direte voi. Ma attenzione, il bellissimo intrigo si dipana così – il governo di destra di turno (quello che avrebbe dovuto essere “nemico” per definizione) nega il finanziamento.

Logico, uno pensa: “Ecco! Nero su bianco la solita censura ideologica!”.

Ma no, amici miei, la realtà è più colorata di un arcobaleno.

La commissione presieduta da nientemeno che Dario Franceschini – sì, proprio quello del Partito Democratico e dei musei – dice no.

E pensarci, è quasi poetico: la sinistra che dice no a una sinistra light, o meglio a una signora che piace tanto a tutti.

Ma non temete, arriva la “salvezza” da destra, quel tocco magico che ci farà capire che la politica è come un continuo gioco delle tre carte.

Il ministro Sangiuliano, uomo dalle idee chiare e… dalla “boccia” in testa (scusate, ma una battuta va fatta), appena insediato nel nuovo governo, tira fuori il tax credit come un coniglio dal cilindro e voilà: a Paola il contributo arriva.

È il momento in cui persino l’elettore più distratto si chiede se non stia assistendo a una puntata speciale di “Striscia la notizia”.

E qui, la parte più gustosa: il 2 giugno, festa della Repubblica, momento sacro per celebrare la democrazia, le donne che hanno fatto la storia e bla bla bla… e cosa succede?

Nel discorso ufficiale si “dimentica” la prima donna Presidente del Consiglio.

Per carità, può capitare – mica siamo perfetti –, magari la risposta è stata “Dai, è stata solo una distrazione”, ma se è così, meglio cambiare occhiali o prendere appunti.

Se invece c’è un calcolo politico dietro, e voglio proprio vedere chi ha avuto quest’illuminazione geniale, allora si mette male. Perché se pensavano di farla franca, si sbagliavano di grosso.

La cosa paradossale è che, nonostante questo groviglio di rifiuti, concessioni, polemiche e dimenticanze, il film di Paola Cortellesi è stato un successo.

E qui casca l’asino, o meglio, qui svela il trucco della politica e dell’arte: alla fine ciò che conta davvero è raccontare bene una bella storia, non chi mette i soldi o chi fa finta di litigare.

La gente vuole emozionarsi, riflettere, ridere o piangere davanti a uno schermo, e se c’è una storia che sa fare tutto questo, il resto è solo rumore di fondo.

Ironia della sorte o destino cinico e baro, questa vicenda ha messo a nudo una verità semplice semplice: la politica si impiccia, si inciampa, fa finta di dimenticare, ma il pubblico – quello vero, fuori dai palazzi – guarda, ascolta, giudica.

E magari, la prossima volta, invece di applaudire a un discorso formale, ricorderà la scivolata, il rifiuto ingiustificato, il balletto politico intorno a un film che “non è piaciuto” ma che ha comunque parlato a tutti.

Insomma, cari compagni e oppositori, la morale è: non fate troppo i furbi, perché la memoria degli spettatori è più lunga di quanto crediate.

E forse, proprio nella battaglia tra polemiche politiche e arte popolare, si nasconde la vera Repubblica italiana – imperfetta, buffa, ma sempre pronta a sorprenderci.

Anche se, ammettiamolo, qualche scivolata sul discorso ufficiale potevamo anche risparmiarcela.

Dopotutto, la pasta senza sale è triste, ma senza un pizzico di ironia italiana sarebbe davvero insipida.

Di Admin

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