
Il grande spettacolo della politica italiana continua, e questa volta il copione sembra scritto da un commediografo alle prime armi ma con una penna particolarmente affilata nel tramutare la tragedia in farsa.
Da una parte abbiamo Giuseppe Conte, il paladino delle conferenze stampa in stile one-man show del sabato sera, ora improvvisamente terrorizzato da quella che fino a ieri sembrava la sua platea preferita: la Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia.
Chi l’avrebbe detto?
L’uomo che ci ha raccontato con solenne sicurezza ogni decreto, ogni scelta scottante, adesso si scopre allergico alla trasparenza.
Forse è diventata un optional, un accessorio da sfoggiare solo quando conviene, come quelle primule terapeutiche lanciate con enfasi ma poi lasciate a se stesse.
La coerenza, come la mascherina, pare portata solo a intermittenza.
E ci chiediamo: ma a quale verità sta veramente scappando Conte?
A quella dei fatti o a quella del consenso?
Dall’altra parte del ring politico brilla la stella di Elly Schlein, che ha deciso di trasformarsi nella capofila dell’ennesima colletta dopo aver fatto parte di governi che, guarda caso, non proprio hanno difeso il welfare ma lo hanno spesso rimesso in discussione.
“Dateci il vostro 2×1000”, implora la segretaria, come se si trattasse di raccogliere monetine per una recita scolastica.
Difendere scuola, sanità e salario minimo sembrerebbe nobile, se non fosse che proprio chi fa la colletta per questi temi, nei fatti, ha più volte preso parte a decisioni che li hanno messi sotto attacco.
Un bel gioco di specchi: chiedere soldi ai cittadini per ricostruire ciò che si è contribuito a demolire.
Il bue che dice cornuto all’asino, ma con la mano sempre pronta ad aprirsi sul portafoglio degli altri.
A questo punto viene da chiedersi: ma noi cittadini comuni siamo spettatori o complici di questo teatrino?
Due leader separati in casa, impegnati in una gara a chi riesce a raschiare più fondo nel barile del consenso, a colpi di battute, appelli e fughe dalla realtà.
È forse questa la politica che vogliamo?
È questa la visione che abbiamo per il nostro paese?
O è ormai arrivato il momento di smettere di regalare fiducia a chi la tradisce sistematicamente, mettendo in scena uno spettacolo che fa ridere solo per disperazione?
In definitiva, la domanda è semplice: a chi stiamo dando fiducia?
A chi fa finta di difendere il bene comune ma scappa davanti ai controlli?
A chi chiede i soldi per riparare ciò che ha contribuito a distruggere?
Oppure a noi stessi, che dobbiamo scegliere finalmente di pretendere serietà, onestà e responsabilità da chi ci rappresenta?
Perché tra colletti bianchi, primule terapeutiche e commissioni evitate, il pubblico ha il diritto – anzi il dovere – di chiedersi: ma dove stiamo andando e chi siamo disposti a seguire lungo questa strada senza fine?
