Provo a chiarire una cosa, e lo faccio con la volontà di portare un po’ di chiarezza in un quadro politico spesso confuso e stratificato.

Il Generale Roberto Vannacci sta svolgendo esattamente il ruolo che gli compete per costruire consenso attorno al suo movimento.

Non c’è nulla di strano né di fuorviante nel modo in cui si posiziona, anzi: la sua strategia è limpida e razionale.

Si colloca infatti sul margine tra due grandi coalizioni, ma sceglie di attaccare la sinistra. Perché?

Per dare un’identità netta al suo movimento, per marcare la sua connotazione di destra.

È un segnale chiaro: non mira ad attrarre elettori della sinistra, non pesca in quel bacino elettorale – sarebbe illogico farlo – ma punta invece a erodere consensi nel centrodestra, facendo leva su un’identità forte e riconoscibile.

Insomma, porta avanti una sorta di OPA elettorale sui voti del centrodestra con una chiara impronta identitaria.

E qui sorge la domanda: cosa c’è di tanto balordo in questo?

Se ci pensiamo bene, non è forse simile a ciò che ha fatto Giorgia Meloni quando, sfidando le logiche di coalizione, si è collocata da sola all’opposizione del Governo Draghi?

Anche lei ha scelto – ed è stata premiata – proprio perché ha rivendicato una posizione netta e distintiva.

E che dire poi di Matteo Salvini, che ha mandato a quel paese la coalizione tradizionale pur di governare con i Cinque Stelle guidati da Giuseppe Conte?

Sono passaggi politici forti, che hanno segnato profondamente l’evoluzione del panorama politico italiano.

Quindi, sì, certo, possiamo discutere sui contenuti delle proposte politiche di Vannacci, e questo è un discorso del tutto legittimo e diverso dalla presunta scorrettezza delle sue mosse politiche.

Ma come tattica, come strategia di posizionamento, ciò che sta facendo è coerente con ciò che molti protagonisti importanti della politica italiana hanno già messo in atto.

C’è un secondo punto fondamentale da considerare.

Qualcuno evidentemente ha fatto recapitare a Futuro Nazionale un messaggio chiaro: siete sgraditi in questa coalizione di centrodestra che ambisce a “sfondare” al centro appoggiando personaggi come Carlo Calenda.

Ci riferiamo alle forze più moderate come Forza Italia e Noi Moderati – quelli che potremmo definire i moderati mollaccioni.

Sì, avete capito bene: puntano a conquistare terreno proprio grazie a Calenda, alla “gatta morta” che potrebbe guadagnare qualche voto prezioso.

E a questo aggiungono anche quei cespugli sparsi da zerovirgola, piccoli soggetti marginali che sperano di raccattare qualche briciola di consenso.

Davvero questo è il piano miracoloso dei “stratelghi invincibili”?

Il risultato è invece prevedibile: Futuro Nazionale cresce nei sondaggi proprio perché costruisce il suo consenso su un voto di destra deciso, rendendosi così più forte fino a raggiungere quella massa critica necessaria a garantirne la sopravvivenza o, addirittura, a farsi ammettere a spallate in una coalizione altrimenti perdente.

Dunque, il gioco politico è logico, efficace e strategico.

Non ha senso piangere e frignare come mocciosi a cui cola il naso perché qualcuno non ti vuole nel giro.

Non conviene neppure fare i “gnegne” dicendo che se questo o quel gruppo non passa, allora vince il duo Conte-Schlein.

Lo spauracchio dei comunisti, francamente, non funziona più. Almeno non più come prima.

Negli ultimi vent’anni abbiamo abusato di questo giochino: si agitava lo spettro del comunismo per spaventare l’elettorato, ma oggi quella paura si è dissolta.

Gli elettori non sono più disposti a turarsi il naso, non vogliono più votare il “meno peggio”.

La verità è che la gente ha i nervi a pezzi.

È stanca di vedere la propria parte politica annacquarsi, normalizzarsi, allinearsi in modo ogni volta più identico agli avversari, promettendo mari e monti e poi non mantenendo nulla.

E in più, dal lato opposto, “gli altri” non sembrano molto diversi, anzi.

E allora meglio guardare a chi ha il fegato di dire cose scomode, anche se sono difficili da concretizzare.

Meglio chi rompe gli schemi, chi osa oltrepassare i manicheismi triti e ritriti di una democrazia cristiana senza coraggio, che si nasconde dietro al centro e alla mediazione perpetua.

In definitiva, questa è la fotografia di un momento politico in cui serve coraggio, chiarezza e coerenza.

Serve chi sa tracciare una linea netta, anche a costo di apparire impopolare o fuori dagli schemi. Il Generale Vannacci, nel suo modo, sta semplicemente seguendo questa strada.

Ed è un percorso che molti italiani cominciano a capire e apprezzare, perché desiderano chiarezza, identità e sincerità.

Non è forse questo ciò che la politica dovrebbe essere?

Di Admin

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