Un uomo con espressione seria in primo piano, seguito da un gruppo di persone sedute a un tavolo in un ambiente informale.

“A Mattè, che stavi sotto il tavolo?”

Ah, quella domanda che riecheggia più forte delle campane di mezzogiorno in una domenica di marzo. Citazione d’autore (Calenda, per gli amici), diventata ormai mantra social e tormentone da bar, utile più a svelare misteri esistenziali della politica italiana che a risolverli.

Ecco, proprio lui: Matteo Renzi, l’escluso. L’uomo che, come l’ultimo biscotto nella scatola, sembra sempre quello che tutti vogliono evitare ma nessuno osa buttare via del tutto.

Immaginate la scena.

Una Taverna Costanza affollata, musica di sottofondo, qualche bicchiere che tintinna e poi lo scatto virale dell’anno: il quartetto Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, uniti come i Cavalieri della Tavola Rotonda, senza nemmeno l’ombra del gran capo di Italia Viva. Quello che conta, ma non troppo.

Quello che serve, ma di nascosto. Insomma, il deus ex machina che però è rimasto a fare il figurante dietro le quinte, come un Becchino in un funerale troppo affollato.

Il “patto della taverna” non è mica una semplice riunione tra amici per decidere il menù della cena.

No, è una pietra miliare del centrosinistra 2.0, un evento che ha già scatenato una montagna di commenti, battute, meme, e prese per i fondelli social talmente veloci che Twitter sta ancora cercando di tenere il passo.

“Ma tu, Matteo, proprio sotto il tavolo? Manco un invito al banchetto principale?”

Eh no, caro mio, stavolta la poltrona occupata è quella del silenzio, del “resta lì, fai numero ma non rompere”.

Perché in fondo il problema non è solo che Renzi non c’è.

È che continua a esserci.

Come un fantasma che si aggira tra i corridoi del centrosinistra, pronto a spuntare fuori quando serve, a scombussolare la narrazione e a mettere tutti in imbarazzo con quel suo sorriso smagliante e una dose di protagonismo che nemmeno nei migliori sceneggiati napoletani.

L’ex premier può pure essere utile per i numeri, indispensabile per completare il puzzle parlamentare, ma quando si tratta di raccontarsi alla platea non si può fare a meno di notare che è come un coagulo in mezzo al flusso di una storia che vorrebbe scorrere fluida e glam.

E allora eccoci qui, a guardare questa foto come fosse un quadro rinascimentale dove ogni sguardo, ogni posizione, ogni dettaglio è carico di significato politico e simbolico.

Nessuna dimenticanza, nessun errore di composizione.

Solo una bocciatura silenziosa, un “tu non ci sei” urlato a pieni polmoni da tutto il centrosinistra riunito: Schlein che sorride diplomaticamente, Conte che pare sorridere con l’accortezza di chi sa che non è il padrone di casa, Bonelli e Fratoianni a formare il duo ecologico-progressista, e lui?

Lui sotto il tavolo, a contare le briciole e a chiedersi se davvero in questa combriccola c’è ancora spazio per il suo ego XXL.

Ironia della sorte, la Taverna Costanza diventa così il set perfetto per una commedia degli equivoci, dove il protagonista principale è ingombrante proprio perché invisibile.

Non una sparizione, ma una scelta obbligata, un compromesso amaro tra chi vuole andare avanti e chi invece tenta, con tutte le forze, di non uscire di scena come un attore stonato.

Resta da vedere se il Mattè sotto il tavolo saprà rialzarsi o se preferirà continuare a guardare dal basso, spettatore scomodo di un gioco che pare aver deciso di andare avanti senza di lui.

In conclusione, ridendo e scherzando, questa immagine segna forse l’inizio di una nuova narrazione nel centrosinistra, dove il passato è ancora ingombrante, ma si tenta disperatamente di scrollarselo di dosso.

E se vi state chiedendo cosa faceva veramente Matteo Renzi sotto quel tavolo, la risposta è semplice: cercava il pulsante per spegnere la luce e far finta che non fosse successo niente.

Ma noi, ovviamente, abbiamo acceso il riflettore e la scena è tutta lì, pronta per il prossimo atto. Buon spettacolo!

Di Admin

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