MARCIA PER LA GIUSTIZIA

Con il caldo torrido dell’estate che ormai si fa sentire, le carceri italiane diventano sempre più luoghi di sofferenza e disagio, trasformandosi in ambienti disumani dove la dignità dei detenuti è messa a dura prova.
È in questo contesto drammatico che domani, 25 giugno alle ore 11,00, i penalisti romani scenderanno in strada per una marcia fondamentale e significativa: dalla sede del Tribunale di Sorveglianza, in via Triboniano, fino al Ministero della Giustizia in via Arenula.
Una manifestazione che vuole denunciare con forza e chiarezza al Governo le criticità che affliggono il sistema penitenziario italiano e soprattutto il ruolo del Tribunale di Sorveglianza, ponendo l’accento sull’urgenza di interventi concreti e risorse adeguate.
La marcia dei penalisti, promossa in collaborazione con i magistrati di sorveglianza, si configura come un gesto di grande impegno civile e professionale.
In prima fila ci saranno importanti rappresentanti delle istituzioni forensi: il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma Alessandro Graziani, il presidente della Camera Penale di Roma Giuseppe Belcastro, il presidente dell’Unione Camere Penali Francesco Petrelli, insieme alla Presidente del Tribunale di Sorveglianza Marina Finiti.
Confermata la presenza dell’avvocato Vincenzo Comi consigliere dell’ordine degli avvocati di Roma e già presidente della camera penale di Roma
La loro presenza sottolinea quanto sia centrale e condivisa la richiesta di giustizia non soltanto per la società ma anche per il mondo carcerario, troppo spesso dimenticato o relegato ai margini del dibattito politico e culturale.
Questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che il ruolo del Tribunale di Sorveglianza è cruciale per garantire i diritti delle persone detenute, occuparsi di misure alternative alla detenzione e vigilare sul rispetto delle norme all’interno degli istituti penitenziari.
Tuttavia, il Tribunale è oberato da un carico di lavoro insostenibile, mancano risorse adeguate e si riscontrano difficoltà operative che rallentano e compromettono l’efficacia di un presidio giurisdizionale indispensabile.
Altrettanto drammatica è la situazione nei penitenziari, dove il caldo estivo estremo acuisce i problemi legati agli spazi angusti, alle infrastrutture fatiscenti, alla carenza di personale e alle condizioni igienico-sanitarie precarie.
Il grido di allarme che si leva dalla marcia è quindi quello di un sistema alla deriva, che rischia di diventare sempre più inumano se non si interviene con urgenza.
Non si tratta solo di migliorare le strutture o potenziare risorse come agenti di polizia penitenziaria e operatori sociali, ma di garantire davvero i diritti fondamentali delle persone private della libertà, di assicurare un trattamento umano e volto alla rieducazione, così come previsto dalla Costituzione italiana.
Ogni giorno di ritardo nell’agire equivale a un’ulteriore, grave violazione dei diritti umani.
Per questo motivo, durante la marcia, è stato chiesto ufficialmente un incontro con il Ministro della Giustizia per discutere di questi temi, per sollecitare decisioni concrete e politiche reali che possano invertire la rotta.
L’appello è rivolto a tutte le Istituzioni, ma anche alla società civile, affinché diventi consapevole del grido di dolore che proviene dalle carceri e si mobiliti insieme agli avvocati, ai magistrati e agli operatori per costruire un sistema penitenziario più giusto e umano.
Noi avvocati sappiamo bene quale sia il nostro dovere: fare tutto ciò che è possibile per migliorare questa drammatica condizione dei detenuti, portare la loro voce davanti alle stanze del potere, far comprendere che dietro ogni misura restrittiva c’è sempre un essere umano che merita rispetto e sostegno.
La marcia di domani è quindi molto più di una semplice protesta o di un corteo: è un momento di coinvolgimento profondo, di solidarietà e di impegno che vuole scuotere le coscienze e ricordare a tutti che la civiltà di un Paese si misura anche da come sa trattare chi si trova nelle situazioni più difficili, come chi è privato della propria libertà.
È arrivato il momento di dire basta all’indifferenza, basta a un sistema che arranca e che peggiora sotto il peso degli anni, delle emergenze e della negligenza.
Il dovere di noi penalisti è quello di combattere per la dignità e per la giustizia, con tutte le armi che abbiamo a disposizione, a partire dalla legge ma anche dalla coscienza
. Partecipare alla marcia dal Tribunale di Sorveglianza al Ministero è un modo concreto per testimoniare che non siamo né indifferenti né rassegnati, ma pronti a impegnarci in prima persona per un cambiamento necessario e urgente.
Invitiamo quindi la cittadinanza, le forze politiche, le associazioni e tutti coloro che credono nella giustizia a unirsi a noi, a sostenere questa battaglia per far sì che il calore estivo non si trasformi in una condanna aggiuntiva per chi è già privato della libertà.
Solo con una presa di coscienza collettiva e un’azione condivisa sarà possibile ridare umanità a quelle mura che oggi sembrano solo simbolo di sofferenza.
Domani marciamo per questo, perché cambiare si può e si deve, e perché ogni vita, anche quella dietro le sbarre, merita di essere vissuta con dignità e rispetto.
