Riflessioni sulla crisi della politica locale e nazionale

Di Paolo Perini

Negli ultimi tempi, nel Comune di Macerata, come in numerose realtà italiane, si è manifestato con sempre maggiore evidenza un fenomeno che potremmo definire come la “nuova” politica.

Non si tratta di innovazione nel senso positivo del termine, ma piuttosto di una decadenza nei valori tradizionali che dovrebbero informare l’agire pubblico.

Dall’alto degli scranni istituzionali fino alle strade della città, si percepisce un distacco profondo tra la politica e i suoi fondamenti morali.

Niccolò Machiavelli, spesso citato ma raramente compreso nella sua complessità, avrebbe probabilmente da ridire sulla separazione netta che oggi si tenta di tracciare tra politica e morale.

Nel suo celebre “Il Principe” il filosofo rinascimentale non nega certo la dimensione etica, ma sottolinea come la politica sia intrinsecamente legata a dinamiche di potere che pretendono, al tempo stesso, pragmatismo e saggezza.

Oggi, tuttavia, sembra che in molti casi né l’una né l’altra abbiano più alcun peso o senso pratico. L’ambizione sfrenata verso il risultato, anche a costo di forzare le regole e ignorare le competenze necessarie, sta diventando la norma.

In questo contesto, l’arroganza emerge come la misura più alta del dibattito politico.

Non si discute più sulle idee o sui programmi, ma si attua una lotta di posizione in cui prevalgono atteggiamenti presuntuosi e chiusure culturali.

Questa tendenza ha portato a una situazione paradossale: si vota per non votare, o non si vota per votare, segno di un profondo spaesamento civico che investe l’Italia intera.

E Macerata, purtroppo, non fa eccezione.

La città diventa così un microcosmo emblematico di una nazione che si fonda formalmente su valori come il lavoro e la partecipazione democratica, ma che nella realtà manifesta una diffusa disillusione e rassegnazione.

Il diritto, pilastro insostituibile di ogni stato di diritto, sembra essere escluso dalla più comune forma di pensiero politico-sociale.

Al suo posto avanza prepotentemente il concetto di lobby, intesa però non come un’organizzazione strutturata e trasparente, capace di rappresentare interessi comuni, bensì come un’entità fluida e opaca, priva di reali articolazioni ma dotata di un’influenza sproporzionata nelle decisioni politiche ed economiche.

Come spiegare dunque al popolo – spesso manipolato dai mass media e sedotto da facili luccichii di promesse e apparenti successi – che, alla fine del mese, per portare a casa la pagnotta, si trova costretto a genuflettersi agli imperatori della decisione?

Questi stessi imperatori, infatti, sono stati abili nel costruire un sistema di consenso basato sull’imbroglio e sull’inganno intellettuale, imbonendo le menti bisognose di certezze e stabilità a costo di sacrificarne la libertà critica.

Una revisione umanistica e profonda potrebbe certamente liberare gli spazi politici e sociali dalle incrostazioni che ormai paralizzano il cambiamento.

Sarebbe necessaria una pulizia tanto radicale da togliere non solo la polvere accumulata sul tappeto, ma anche i tappeti stessi, simboli di vecchie logiche di potere e di compromessi opachi.

Tuttavia, affinché questo avvenga, sarebbe richiesto un “detersivo” potente: una volontà collettiva forte capace di ridare dignità e futuro alla politica.

Il paragone con il Titanic non è casuale.

Anche quella nave, considerata inaffondabile, ha subito una fine tragica proprio a causa della presunzione e dell’incapacità di riconoscere i propri limiti.

È un monito per Macerata, per l’Italia e per tutti noi: non possiamo permetterci di navigare senza consapevolezza, ignorando i segnali di pericolo, nella speranza che tutto vada per il meglio.

A Macerata, così come in molte altre città italiane, è quindi urgente riscoprire il senso autentico della politica.

Questo significa tornare a un dialogo fondato sulla competenza, sul rispetto reciproco e sulla moralità pubblica, caratteristiche indispensabili per una democrazia matura.

Solo così sarà possibile contrastare l’arroganza, la disillusione e la sfiducia che oggi sembrano permeare ogni aspetto della vita civica.

Il cambiamento non è semplice né immediato. Richiede impegno, onestà e coraggio da parte di chi governa e di chi è governato.

Ma soprattutto necessita di una cultura politica nuova, capace di superare i limiti imposti da interessi egoistici e da slogan vuoti.

Macerata può essere un laboratorio di questa trasformazione, un esempio di rinascita civile capace di illuminare anche altre realtà italiane.

Solo allora, forse, potremo dire di aver restituito alla politica il ruolo nobile che merita, e ai cittadini la fiducia e la partecipazione di cui hanno bisogno per costruire insieme un futuro migliore.

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