Il conticino Giuseppi torna in scena con un copione ormai tristemente familiare: l’arte della retromarcia sulla misura che lui stesso ha sbandierato come il “fiore all’occhiello” del suo governo.

Il Superbonus 110%, voluto e fortemente promosso dal Movimento 5 Stelle tra il 2020 e il 2022, rappresenta uno dei casi più emblematici di come le illusioni politiche possano trasformarsi in un macigno insostenibile per i conti pubblici.

Fino a pochi giorni fa, il leader pentastellato denigrava senza mezzi termini la riforma voluta dall’attuale governo Meloni, definendola addirittura “la più grande truffa” e accusando la destra di aver “pizzicato” quel meccanismo fiscale che, secondo lui, avrebbe alimentato la crescita economica del Paese all’11%.

Poi, nelle confessioni di Cernobbio durante il Forum Ambrosetti, davanti alle telecamere di “Class CNBC” e nell’intervista a Maurizio Belpietro, ecco la clamorosa inversione ad U: “Non ho mai pensato che il Superbonus potesse reggere al 110%! Era solo una spinta iniziale, sostenibile e da controllare”, dichiara candidamente il conticino, mostrando tutta la fragilità politica e ideologica del suo racconto.

L’ex premier sembra infatti scordare – o fingere di ignorare – che il provvedimento non è stato affatto una spinta virtuosa e sostenibile, bensì un regalo mastodontico alla parte più abbiente della società italiana: famiglie benestanti che hanno visto compensare quasi integralmente le spese per ristrutturazioni e miglioramenti energetici delle proprie abitazioni, a scapito delle casse dello Stato, ovvero di tutti noi contribuenti.

Un “regalo” pagato a caro prezzo, perché non solo ha gonfiato indebitamento e deficit, ma ha anche ingessato la politica economica, come sottolinea il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che parla di “mal di pancia” per gli effetti negativi sui conti pubblici e per il cosiddetto effetto “spiazzamento” sugli interventi del Pnrr.

Ma la verità più amara emerge dagli studi autorevoli di Banca d’Italia e dell’Ufficio parlamentare di bilancio: il cosiddetto boom economico generato dal Superbonus è stato sopravvalutato; almeno la metà dei lavori sarebbero stati realizzati comunque, senza incentivi; e soprattutto, la misura si è dimostrata inefficiente, regressiva e inflazionistica nel settore edilizio.

Si tratta di dati che smontano pezzo dopo pezzo l’argomentazione propagandistica del conticino, che si ostina a raccontare una favola ormai smentita da ogni autorità indipendente.

Eppure, nonostante le prove incontrovertibili, Giuseppi spera ancora di tornare al governo per “far rifiorire” il Superbonus, perché “nessuno ha mai calcolato il suo ritorno economico”.

Peccato che i tecnici del Mef, più di una volta, abbiano presentato conti precisi e impietosi, evidenziando gli enormi costi a lungo termine che la collettività dovrà sostenere.

Eppure, egli preferisce ignorare queste verità per proseguire nella sua narrazione populista, fatta di promesse facili e slogan allo scopo di agganciare il consenso elettorale.

Non si può poi dimenticare il danno sociale e politico di questa gestione approssimativa delle risorse pubbliche.

I fondi utilizzati per il Superbonus avrebbero potuto sostenere settori fondamentali come sanità e istruzione, ambiti su cui la coalizione giallorossa oggi in opposizione insiste giustamente, denunciando negligenze e mancate riforme da parte dell’attuale maggioranza.

Soldi sottratti a chi aveva bisogno, redistribuiti invece verso ceti già privilegiati, con un aggravio del debito pubblico che peserà sulle generazioni future.

Pagella Politica, sito di fact-checking indipendente, ricorda come lo Stato abbia accumulato oltre 100 miliardi di debito aggiuntivo a causa del Superbonus, e che quest’anno il peso finanziario si farà sentire sempre più, con minori entrate fiscali e maggiori difficoltà nel rispetto degli impegni di bilancio europei.

Liberi Oltre le Illusioni, associazione promotrice del pensiero critico, definisce il Superbonus “caso scuola di intervento populista”, caratterizzato da inefficienza, effetti regressivi e un’eredità fiscale gravissima.

Ultima, ma non meno importante, la voce autorevole di Mauro Orefice, presidente di Coordinamento delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, che conferma come l’emersione inattesa di nuovi crediti edilizi sul Superbonus incida pesantemente sul rapporto deficit/Pil e debito/Pil, contribuendo a mantenere i livelli del debito pubblico ben sopra le attese, con un impatto duraturo e difficile da gestire.

Dunque, cosa rimane delle superball e delle promesse a 110% del conticino Giuseppi?

Una montagna di debiti, illusioni sfumate e un’eredità finanziaria compromessa, frutto di una politica miope e irresponsabile, che ha anteposto il consenso breve termine alla sana gestione delle risorse pubbliche.

Basta balle, caro conticino: gli italiani meritano fatti concreti, trasparenza, e responsabilità, non proclami e fughe in avanti su un argomento su cui la realtà ha già tracciato un verdetto inoppugnabile.

È ora di voltare pagina, senza nascondersi dietro le scuse e le revisioni tardive.

Solo così potremo davvero pensare di costruire un futuro più solido e giusto per il nostro Paese.

Perché il Superbonus, con tutte le sue contraddizioni, resta un monito di cosa significa affidare le redini della politica economica a chi non sa fare i conti, ma conosce bene solo il linguaggio delle promesse a vuoto.

Di Admin

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