**Una epica (dis)avventura di politici in slow motion**

Sul Tg5, è andato in onda un servizio che meriterebbe senza dubbio un posto d’onore negli annali della televisione italiana.

Non tra i capolavori del giornalismo o della narrazione, ma piuttosto nella rubrica “Così fan tutti: quando la politica diventa teatro dell’assurdo”.

Immaginate la scena: un prato verde, all’imbrunire, sullo sfondo l’atmosfera da barbecue di periferia – hamburger fumanti, l’olezzo della piastra e, in sottofondo, le immortali note di *Celebration* dei Kool & the Gang.

A fare da protagonisti quattro «eroi» nostrani: tre ministri della Repubblica e un presidente del Senato che avanzano al rallentatore, con la serietà di chi ha appena perso le chiavi dell’auto ma deve salvare il mondo.

L’incipit da kolossal americano non manca: «Avanzavano come gli Avengers, una squadra compatta di wrestler».

Sì, perché niente dice “difesa della patria” come un gruppo di uomini attempati che si muovono in slow motion circondati da nuvole di grasso e fumo da cheeseburger.

I nomi?

Un cast da sogno, degno di un cinecomic italiano ancora inedito: Tilman Fertitta, l’ambasciatore americano; il venerabile presidente del Senato, Ignazio La Russa; i vicepremier Antonio Tajani – l’eroe dal volto smarrito, quello che pare cercare ancora dove ha parcheggiato la tessera elettorale – e Matteo Salvini, che avanza a petto in fuori come fosse un gladiatore pronto alla sfida… con una piastra per hamburger.

Il tutto completato dal ministro della Difesa Guerino Crosetto, la cui presenza sembrerebbe più adatta a un raduno di nostalgici che a una parata di modelli Marvel.

Villa Taverna, location scelta con cura per celebrare i 250 anni dell’Independence Day americano, si trasforma in arena di un match che nessuno ha chiesto ma che tutti hanno dovuto vedere.

Alla piastra che sfrigola si alternano i sorrisi plastificati, mentre il gruppo, avvolto da una nuvola di fumo e patriottismo, marcia al ritmo incalzante di *Celebration*.

Un ingresso da wrestler, con tanto di lentezza statica e pose da copertina di rivista di moda anni Ottanta, ma con una differenza sostanziale: nessuna lotta, nessuna mossa spettacolare.

Solo la conferma di un legame diplomatico che, stando alla messinscena, sembra più consolidato dal numero di hamburger ingurgitati che da accordi firmati.

Il protagonista involontario dello show?

Antonio Tajani, il «supereoe» dal viso perennemente spaesato – un misto tra chi sta per chiudere un portale interdimensionale e chi cerca disperatamente il telecomando perso tra i cuscini del divano.

Lo si immagina già mentre, con tono grave, chiede all’ambasciatrice: «Oggi com’erano i bombardamenti?», come se stesse dialogando con un’entità proveniente da un universo parallelo, anziché semplicemente aggiornarsi sugli ultimi sviluppi politici.



Al suo fianco, Salvini si erge fiero, a petto in fuori, trafitto dai fumi e dai vapori della piastra.

La sua postura richiama quella di un colosso che difende la patria, o almeno così hanno voluto farci credere i registi dell’evento.

Peccato che il vero spettacolo fosse la goffaggine con cui questi signori cercavano di incarnare figure eroiche, lasciando allo spettatore solo il sorriso amaro di chi si ritrova a vedere un thriller dell’ironia politica in diretta nazionale.

Nemmeno l’Istituto Luce o i cinegiornali del Ventennio, con tutta la loro propaganda e fantasia, avrebbero osato trasformare quattro uomini goffi e attempati in una pattuglia di eroi pronti a salvare il mondo.

Eppure eccoli qui, i nostri Avengers alla Villa Taverna, a sfidare la gravità e il ridicolo con la stessa grazia di un elefante in una cristalleria.

Che meraviglia, davvero.

Un capitolo storico per la televisione italiana.

Se non altro, ci restano il ricordo e la certezza che, quando la politica incontra il surrealismo, il risultato è uno spettacolo unico nel suo genere.

Ecco, forse questa volta, senza retorica, possiamo davvero celebrare qualcosa.

Anche se non sarà il mondo, ma il gusto dell’ironia amara.

Di Admin

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