Sciolta per infiltrazioni un’intera giunta comunale targata PD.

Un evento che scuote profondamente il panorama politico italiano e che ci spinge a riflettere seriamente sulla situazione attuale del Partito Democratico, i suoi presunti valori e la reale capacità di contrastare la criminalità organizzata.

Cara Elly Schlein, pensavi davvero di riuscire a nascondere la polvere sotto il tappeto del Nazareno senza che nessuno se ne accorgesse? Purtroppo per te, i “cattivoni” del governo non aspettavano altro.

Hanno colto la palla al balzo — con tutta l’ironia metaforica che questo comporta, senza voler fare riferimenti alla “palla al piede” da carcerato, sia chiaro! — per ricordarci quanto fragile e incoerente sia l’immagine che il PD cerca di costruire intorno a sé.

Che affronto attaccare il PD, il partito dei “giusti”, considerato da molti una sorta di immacolata parrocchia popolata da insospettabili.

D’altronde, lo dice anche Gratteri, uno degli uomini più rappresentativi nella lotta alla criminalità organizzata, quanta “gente onesta” graviti attorno a voi.

Una dichiarazione che suona quasi surreale alla luce delle ultime vicende di Castellammare di Stabia, dove l’infiltrazione mafiosa ha infettato un’intera giunta comunale a tinte rigorosamente rosse.

I ” campioni della morale” che corrono a votare NO al referendum, che si ergono a paladini della legalità e della giustizia, quotidianamente impegnati nella lotta contro la criminalità — almeno quella su cui è comodo puntare i riflettori — sembrano oggi travolti dall’ipocrisia e da una realtà scomoda da ammettere.

È facile e rassicurante combattere contro quella criminalità “onesta”, quella che si può manovrare e strumentalizzare, mentre si ignora, o peggio si permette, che la vera camorra continui a infiltrarsi negli apparati pubblici, azzerando le giunte elettive e minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.

Il caso di Castellammare non è un episodio isolato ma la punta dell’iceberg di un sistema malato che fatica a essere riconosciuto e smantellato proprio da chi dovrebbe esserne il più autorevole antagonista.

Ma non disperare, cara Elly.

Conoscendo la memoria corta di molti nei talk show, tra qualche giorno tutto sarà insabbiato, archiviato come una semplice notizia di cronaca che non merita ulteriore attenzione.

Potrai così tornare a fare ciò che rappresenta l’essenza della tua presenza nel dibattito pubblico: lanciare accuse di fascismo contro Meloni, fare la morale a Delmastro, scagliare anatemi contro Santanchè.

Un copione collaudato, quello di puntare il dito contro gli avversari politici mentre si ignorano o si minimizzano le proprie gravi responsabilità.

La verità è che ieri toccava a noi, oggi tocca a voi, e domani?

Per gli uni la colpa sarà sempre “dei neri”, per gli altri semplicemente di chi delinque, senza distinzioni di sorta.

Però, analizzando i fatti e le carte, a finire nei guai sono sempre i vostri paladini della legalità, quelli che dovrebbero rappresentare il baluardo della giustizia e invece spesso si trovano invischiati in scandali e inefficienze.

Un paradosso che fa riflettere sul reale stato di salute morale e politica del PD.

Sia chiaro, Elly: te lo diciamo solo perché ti vogliamo un bene dell’anima.

Affinché tu possa comprendere che, senza una seria autocritica e un cambio di rotta radicale, il PD rischia di perdere ogni credibilità.

E che nascondere la polvere sotto il tappeto non serve a nulla quando la verità rischia di venire fuori con tutta la sua forza distruttiva.

Rimanere ancorati a una presunta superiorità morale e continuare a fare la morale agli altri, senza guardarsi allo specchio, è una strategia perdente che sta già mostrando tutti i suoi limiti.

È tempo di fare i conti con la realtà, senza ipocrisie e tatticismi.

Solo così si potrà davvero iniziare a rimettere ordine in casa propria e ritrovare la fiducia di un elettorato sempre più disilluso e stanco di slogan vuoti.

Di Admin

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