Christopher Nolan e il suo Odissea: tra mito, cinema e distorsione storica

Sul Wall Street Journal leggo che “ci sono voluti migliaia di anni, ma alla fine gli americani hanno cominciato a rileggere l’Odissea di Omero, o almeno hanno capito che non è soggetto originale di qualche sceneggiatore”.
Dopo aver trattato temi scientifici e storici con Oppenheimer, Christopher Nolan si lancia in un’impresa altrettanto ambiziosa: portare sul grande schermo l’Odissea di Omero.
Il progetto, prodotto da Universal Pictures e girato interamente in IMAX, ha un cast stellare con Matt Damon nei panni di Ulisse, affiancato da Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson e Zendaya.
L’operazione promette un viaggio fedele al mito greco arricchito dallo sguardo oscuro e complesso tipico del regista britannico che non rinuncia a tempeste furiose mostri leggendari come Polifemo e le Sirene ed un ritorno a Itaca visto come metafora del tempo e dell’attesa.
Ma oltre alla spettacolarità visiva e alle interpretazioni di rilievo emerge un problema che Nolan forse inconsapevolmente riporta sulla scena: la linea sottile fra mito adattamento e falso storico.
Questo non è solo un dettaglio tecnico o artistico ma una questione che sconfina nel discorso culturale e didattico specialmente quando pellicole di questa portata influenzano opinioni diffuse ed approcci educativi.

Lupita Nyong’o, messicana di origini kenyane; il tributo da pagare al Mondo Woke
L’Odissea poema epico risalente a oltre tremila anni fa non è un documento storico in senso stretto bensì un racconto mitologico simbolico parte integrante della tradizione orale greca.
Trasporlo senza mediazione rischia di creare una narrazione distorta specie se accompagnata da licenze poetiche o anacronismi. Nel film di Nolan ad esempio sono evidenti scelte stilistiche e narrative che valorizzano il dramma personale e psicologico di Ulisse a discapito di un rigoroso rispetto contestuale e culturale.
Ciò apre lo spazio a qualche errore o forzatura talvolta inaspettatamente umoristica come l’affermazione secondo cui “l’età del bronzo sta finendo” frase che suona più come un attacco retorico che una precisa ricostruzione storica.
Diventa così possibile per Nolan, privare Ulisse della furbizia, togliergli la battuta chiave: “Il mio nome è Nessuno”, fare dello stesso cantore cieco un rapper nero, moltiplicare Elena con una sorella gemella, Clitennestra.
Il punto però non è soltanto nel film stesso

Più importante e preoccupante è l’uso che simili prodotti culturali possono avere nella scuola e nelle università dove la narrazione epica rischia di essere assunta come verità storica o peggio trasformata in una retorica funzionale a determinati fini ideologici
Un esempio emblematico riguarda la riformulazione pubblica delle Crociate
Negli ultimi anni talune correnti culturali hanno presentato quegli eventi come un semplice atto d’aggressione occidentale nei confronti dell’Islam dimenticando volutamente i quattro secoli d’espansione islamica verso l’Europa e l’Asia che li precedettero
In questo modo si costruisce una narrativa comoda priva di rigore storico che serve più a giustificare certe visioni contemporanee che a comprendere il passato nei suoi molteplici aspetti
L’opera di Nolan, in questo contesto, diventa così simbolo di un fenomeno più ampio: la confusione tra racconto mitologico, revisione storiografica e propaganda ideologica.
Non è quindi un semplice “falso storico” in termini accademici ma una vera e propria narrazione alternativa con radici e scopi complessi e spesso ambigui.
Mentre il cinema ha sempre avuto la libertà artistica di reinterpretare la storia e il mito, l’importante è mantenere una consapevolezza critica in chi guarda evitando di scambiare il racconto per realtà e soprattutto di usare tali narrazioni per manipolare la memoria collettiva e il dibattito culturale.
Dal punto di vista cinematografico, “Odissea” offre dunque momenti di grande spettacolo attraversati da una tensione emotiva potente e da effetti visivi all’avanguardia.
Matt Damon riesce a incarnare il re d’Itaca con dignità e intensità mentre il resto del cast aggiunge varietà e profondità ai personaggi secondari.
Tuttavia il lavoro di Nolan appare a tratti troppo impegnato a infondere modernità e complessità psicologica sacrificando in parte quella chiarezza e linearità che il mito originale possedeva.

Inoltre alcune scelte narrative appaiono forzate o semplicemente errate dal punto di vista storico-mitologico alimentando la sensazione d’assistere a un prodotto che oscilla pericolosamente fra ammirazione e deformazione.
In conclusione il film di Nolan «fatica a essere all’altezza di Omero», gli attori ad esempio: «Anne Hathaway nei panni di Penelope, Tom Holland in quelli di Telemaco, Charlize Theron in quelli di Calipso, Robert Pattinson in quelli di Antinoo e Zendaya in quelli di Atena lasciano un’impressione a dir poco deludente»
Alcuni elmi sembrano provenire da epoche successive; certe armature obbediscono più all’immaginario della Grecia cinematografica che alla documentazione dell’Età del Bronzo.
Perfino alcune navi e una certa cupezza visiva hanno suscitato perplessità: più Mare del Nord che Mare Egeo, più saga nordica che palazzo di Micene.
“Odissea” di Nolan si conferma come un film divisivo: una riuscita operazione tecnica ed artistica per gli amanti del cinema epico ma fonte potenziale di confusione e false interpretazioni per chi cerca nel mito un riferimento storico o culturale certo.
La sfida futura a partire da opere simili sarà quindi quella di coltivare una fruizione consapevole critica capace d’apprezzare il valore artistico senza perdere d’occhio il contesto storico e la complessità delle fonti.
Solo così si potrà evitare che narrazioni affascinanti ma imprecise diventino strumenti falsificazione della memoria collettiva con conseguenze culturali ben più gravi d’una semplice “assurdità cinematografica”.
Ora, però, il giudizio finale spetta al pubblico: sarà lui a “confermare o ribaltare” il risultato e quanto detto dalla critica.
