
Oggi Travagliov ha scritto un editoriale in cui attacca Elly Schlein per la sua presa di posizione sull’Ucraina, definendola tardiva, insufficiente e sterile.
Secondo Travagliov, il «campo largo» nasce già morto, e Schlein sarebbe molto più vicina a Giorgia Meloni che a Giuseppe Conte.
Su quest’ultimo punto, tuttavia, io vedo una nota positiva: essere «vicino a Conte» dovrebbe suonare come un insulto insopportabile, non come un’accusa politica.
Questa riflessione ci porta a un tema centrale e urgente: il bipolarismo in Italia ha prodotto effetti deleteri sulla politica estera, al punto che alcuni attori chiave — da Vannacci a Salvini, dal Movimento 5 Stelle all’Alleanza Verdi e Sinistra — sembrano involontariamente o meno aver stretto una tenaglia intorno alla nostra autonomia decisionale, divenendo una sorta di ostaggio della narrazione e delle interferenze russe.
La situazione è tanto preoccupante quanto urgente: è necessario spezzare le dinamiche del bipolarismo che hanno paralizzato il Paese su temi cruciali come la geopolitica e la sicurezza europea.
In questo contesto, è fondamentale costruire una vera alleanza trasversale che sia capace di aggregare tutti coloro che si oppongono alle ingerenze russe e che vogliono difendere la sovranità nazionale e la stabilità internazionale.
Tale alleanza dovrebbe comprendere figure istituzionali e politiche da Meloni fino ai moderati del Partito Democratico — i quali, forse, dovrebbero guardare con interesse alle nuove formazioni emergenti come quella guidata da Pina Picierno, piuttosto che restare ancorati a un Pd ormai percepito come irrecuperabile e incapace di rilanciare una visione alternativa coerente.
Bisogna fare un salto di qualità nella cultura politica italiana, superando le logiche identitarie che da troppo tempo soffocano il confronto dialettico e pragmatico.
È tempo di smetterla con slogan come «Meloni fascista», che non fanno altro che alimentare divisioni sterili e inutili, soprattutto in un momento storico così delicato.
L’Italia sta affrontando una fase nella quale l’ingerenza russa, già tangibile e pesantissima, rischia di compromettere gravemente la sua credibilità e la sua sicurezza nazionale.
Parallelamente, sorge un altro nodo problematico: come si fa a immaginare un’alleanza credibile con soggetti politici favorevoli a politiche sui porti aperti che mancano di controllo efficace e che sposano narrazioni ideologiche distorte?
Non si può ignorare il fatto che esistano gruppi politici che diffondono la narrazione palestinista, descrivendo un inesistente “genocidio” a Gaza e che, addirittura, vorrebbero vedere i leader israeliani processati all’Aja.
Questi atteggiamenti non solo risultano lontani dalla realtà dei fatti ma minano la possibilità stessa di un dialogo costruttivo e di una strategia condivisa su temi sensibili come la sicurezza, la giustizia internazionale e la lotta al terrorismo.
In conclusione, l’Italia ha bisogno di una svolta netta che vada oltre il vecchio schema bipolare e che sappia mettere da parte ideologie rigide e frammentazioni personali.
Serve responsabilità, senso dell’interesse nazionale e un patto politico sincero che consenta di difendere la nostra sovranità, rafforzare le relazioni internazionali con partner europei e occidentali e contrastare con fermezza qualsiasi forma di ingerenza straniera che mette a rischio la stabilità del nostro Paese.
Solo così potremo affrontare con efficacia le sfide complesse del presente e costruire un futuro di pace e prosperità per l’Italia.
