Immaginate un mondo in cui, al posto degli autisti di camion, a guidare le nostre merci siano droni, robot o addirittura carrelli automatici che sgusciano tra le corsie delle autostrade come se stessero facendo una gara di Formula 1.

Fantascienza?

Forse no.

Anzi, il settore dell’autotrasporto e della logistica sta vivendo una vera e propria catastrofe demografica, degna di un film apocalittico, ma senza effetti speciali.

L’invecchiamento dei conducente è così drammatico che potremmo quasi cominciare a cercare i loro fosfori per accenderci il fuoco… o forse no, perché pure a fare il fuoco ci penseranno i robot.

Il conto alla rovescia verso l’addio agli autisti

In Italia, la situazione è particolarmente seria: nei prossimi cinque anni, oltre 86.000 autisti – circa il 28% del totale – raggiungeranno l’età pensionabile.

Mica noccioline!

Del resto, il nostro paese vanta una delle flotte più “matusalemme” d’Europa: circa il 45% dei conducenti ha più di 55 anni, mentre i giovani sotto i 25 anni sono solo l’inezia del 2,2%.

Tradotto: in un gruppo di cento camionisti, quasi la metà potrebbe andare in pensione prima ancora che tu finisca di leggere questo paragrafo, e solo due ragazzini si affacciano timidamente alla professione, forse ancora col lettone e la mamma che fa il brodo.

Se allarghiamo lo sguardo all’Europa e al mondo, la musica non cambia.

Secondo l’International Road Transport Union (IRU), entro il 2029 andranno in pensione circa 3,4 milioni di autisti di mezzi pesanti a livello globale, con un tasso di pensionamento europeo del 17% entro cinque anni.

Tradotto in parole povere: tra un decennio, il mondo potrebbe svegliarsi e scoprire che i camion sono tutti fermi ai box, senza mani esperte al volante.

Ma allora, chi guiderà?

Le soluzioni, in teoria, ci sarebbero.

Peccato che la vita dell’autista non sia esattamente uno scherzo da ragazzi né una passeggiata nel parco. Conseguire le patenti superiori (C, CE) e soprattutto la tanto agognata CQC, la Carta di Qualificazione del Conducente, costa tra i 4.000 e i 7.000 euro.

Una bella cifretta, specie per i giovani che spesso devono affrontare anche altre spese e condizioni di vita non proprio ideali. Di conseguenza, trovare ricambio generazionale è come cercare un ago in un pagliaio.

Strategia numero uno: Bonus Patente Giovani.

Per tentare di attrarre nuovi autisti, lo Stato e molte aziende hanno pensato bene di finanziare parte delle spese per le patenti e la CQC.

Un bonus che copre fino all’80% dei costi (con un tetto tipo 2.500 euro) per chi ha meno di 35 anni.

Non un vero e proprio lasciapassare per la guida di un Tir, ma almeno un piccolo aiuto per affrontare la montagna di spese.

Le grandi aziende di trasporti non restano a guardare: alcune hanno creato vere e proprie “Academy” interne per formare i nuovi conduttori e finanziare direttamente patenti e corsi in cambio di un impegno lavorativo pluriennale.

Un po’ come un contratto da apprendista, ma con un mezzo gigante e tonnellate di merce sulle spalle.

Strategia numero due: abbassare l’età minima

In Europa si sta discutendo da tempo di ridurre l’età minima per guidare camion a 18 anni, oppure addirittura iniziare la formazione a 17 anni.

Giusto per far entrare subito i giovani nel magico mondo dei viaggi chilometrici e delle notti passate a contare centri logistici. Qui la domanda è: quanti sedicenni sognano davvero di passare dalle serate con gli amici ai turni di 12 ore dietro al volante?

Strategia numero tre: aprire i portoni agli autisti stranieri

Un’altra soluzione immediata passa per l’arrivo di autisti extra-UE.

Protocollo d’intesa, decreti flussi, corsi accelerati per convertire la patente o formare rapidamente il personale.

In teoria, una manna dal cielo. In pratica, quando si mescolano burocrazia, riconoscimenti di patenti straniere e formazione, il sistema sembra quasi progettato per scoraggiare. Ma bisogna comunque provarci.

Altre strategie quasi futuristiche

  • Migliorare (finalmente) le condizioni di lavoro: Si investe nella digitalizzazione, ottimizzando le tratte per ridurre i lunghi periodi lontano da casa. Anche perché stare 10 giorni su 15 dietro al volante senza vedere il letto è roba vecchia, difficile da vendere alle nuove generazioni.
  • Investire nelle infrastrutture: parcheggi sicuri, aree di sosta attrezzate, servizi igienici puliti e magari anche qualche spot Instagrammabile, che rende meno tragico passare la notte in autostrada.
  • Includere le donne: Attualmente le donne rappresentano una percentuale bassissima di autisti. Promuovere un ambiente più accogliente per loro (e più moderno per tutti) sarebbe un buon modo per ampliare il bacino occupazionale.
  • Estendere l’età pensionabile: In via emergenziale, si valuta persino la possibilità di far guidare camion fino a 70 anni. Peccato che a quell’età magari il corpo abbia già altri piani, e una visita medica non sempre può risolvere tutto. Però, sfido chiunque a resistere alla tentazione di guidare il proprio camion fino a 70 anni, con la musica in sottofondo e la strada davanti.

Che ne sarà degli autisti?

Se tutto ciò non bastasse, c’è la questione robotica: camion autonomi e sistemi di guida assistita stanno avanzando a passo spedito. Certo, la tecnologia non ha ancora completamente sfondato nel settore, ma fra qualche decennio potrebbe davvero sostituire il fattore umano.

Addio pause caffè, saluti al casello, chiacchiere con il collega. Benvenuti ai mezzi che guidano da soli.

Conclusione: avanti verso il futuro… ma a che prezzo?

Insomma, il settore dell’autotrasporto si trova ad affrontare una sfida titanica. Gli autisti, questi eroi della strada, probabilmente diventeranno figure sempre più rare, quasi leggende metropolitane da raccontare come aneddoti ai giovani esploratori delle nostre nuove gloriose strade digitali.

Nel frattempo, tra bonus, incentivi, formazione, apertura verso l’estero e (chissà) camion robot, l’unica certezza è che la rivoluzione è già iniziata.

Siamo insomma al bivio: o corriamo insieme verso un futuro più tecnologico e inclusivo, o prepariamoci a salutare quei giganti della strada che abbiamo tanto ammirato, sperando che almeno il loro ricordo non vada in pensione insieme a loro.

Perché dopo tutto, tra poco gli autisti dei camion saranno sì un vago ricordo… ma forse anche un mito, una stalagmite di un’era passata che faceva viaggiare il mondo.

E allora, caro autista, goditi ancora un po’ questa strada: il futuro ti guarda, forse senza più volante in mano, ma con la voglia di non dimenticarti mai.

Di Admin

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