
A QUANDO IL SECONDO TEMPO?
Ah, le indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci: un vero thriller da far impallidire le trame più ingarbugliate di Hollywood.
Più emergono particolari, più mi convinco che siamo solo all’inizio del film, o – per restare in tema cinematografico – forse nemmeno al primo tempo.
E allora, sorge spontanea la domanda: quando arriva il secondo tempo?
Quello in cui finalmente capiamo “che cosa sia realmente accaduto”?
Non temete, non voglio tirar fuori teorie complottiste da bar dello sport né sostituirmi alla magistratura, quei “bravi” professionisti con la toga che dovrebbero far luce su questo intrigo.
Però, da cittadino con un po’ di sana curiosità (e magari un pizzico di scetticismo), qualche domanda me la faccio eccome.
Innanzitutto: chi ha organizzato questa sceneggiatura degna di un Oscar?
Chi l’ha materialmente diretta?
E soprattutto, chi ha scritto il copione?
C’è forse un misterioso “committente” dietro le quinte?
E il movente!
Ah, il movente!
Il vero motore di ogni buon giallo.
Perché un attentato?
Quale interesse si cela dietro questa scena?
Siamo sicuri di avere già tutti i protagonisti al completo sul palco? O c’è qualche comparsa ancora nascosta nell’ombra in attesa di entrare in scena?
Facciamo chiarezza: non sto mica accusando il povero Ranucci di aver ordinato il bottone rosso dell’esplosivo sotto casa sua – sarebbe un’accusa pesante come una bomba e richiederebbe prove di ferro.
Mi limito a chiedermi che finalità avesse tutto questo strombazzamento mediatico.
E poi c’è quel dettaglio che fa ridere – o piangere, scegliete voi – a crepapelle: il riferimento a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Davvero qualcuno ha avuto la brillante idea di accostare un episodio ancora tutto da chiarire a due esempi sacri di lotta allo Stato mafioso?
Ma suvvia!
Se davvero il paragone era inteso come melò drammatico, beh, è riuscito malissimo.
È come paragonare una commedia romantica a un dramma epico: il risultato è un disastro, e pure da voltastomaco.
Falcone e Borsellino non sono figurine da usare come spiega-cose per rendere più “wow” una storia personale.
Sono uomini dello Stato, eroi veri, che hanno dato la vita per combattere Cosa Nostra.
Loro sì che avevano tra le mani un copione scritto dal destino, pieno di rischi concreti e fatti sanguinosi.
Non certo una messa in scena da talk show pomeridiano.
Insomma, lasciamo quei nomi al loro posto, nella memoria di tutti gli italiani, non in qualche spot per aggiungere pathos alla vicenda di turno.
Ed è proprio questo il motivo per cui chiedo: voglio conoscere tutta la verità su questa storia.
Chi ha piazzato la bomba?
Chi ha dato l’ordine?
Per quale dannato motivo?
E soprattutto: siamo certi che la trama che gira in tv sia completa? O c’è qualche colpo di scena finale che ci sta ancora nascondendo?
Non vi illudo: non ho la soluzione magica, né lo scoop galattico. Aspetto con ansia che siano gli investigatori, quei “bravi magistrati” di cui sopra, a raccontarci la versione definitiva. Per ora però, una sensazione ce l’ho chiara: questo film non lo abbiamo ancora visto tutto.
Mancano le scene finali, i colpi di scena, forse anche qualche comprimario misterioso.
E allora, che si faccia silenzio in sala, spengano le luci e si dia il via al secondo tempo, perché qui il pubblico è sulle spine… e vuole la verità, tutta intera.
Non ho fretta, ma nemmeno voglia di rivedere un sequel fatto male.

Aspetto un film con la F maiuscola, non un remake sbiadito di un intrigo già visto a metà.
Perché, ricapitolando, qui non si tratta solo di cronaca o gossip; si tratta di capire cosa succede quando le ombre si allungano troppo su persone che cercano la verità.
E finché non avremo tutte le risposte, potremo solo sedere in poltrona, scaldarci i popcorn (o lo spirito critico), e aspettare che la pellicola riprenda.
Sperando che il secondo tempo sia più chiaro, meno confuso – e soprattutto, più onesto.
Fino ad allora?
Beh, io continuo a guardare, curioso.
Ma con un pensiero fisso: se questa storia fosse davvero un film, sarebbe davvero ingiustificabile interromperla a metà.
Perché, in fondo, non c’è niente di peggio di un finale mancante.
Ecco, questa è la mia ultima domanda: allora, signori della giustizia, delle indagini e dei titoli di coda, a quando il secondo tempo?
