Nel fatato mondo delle trattorie italiane, dove le vongole si mischiano con le trame politiche come fossero olio e aglio in padella, il bistrot di Lavitola chiamato “Cefalù” si distingue per un menù davvero… insolito.

Non solo pesce freschissimo o spaghetti alle vongole degni dei palati più fini, ma un vero e proprio “circoletto vizioso” fatto di politici, giornalisti, ex agenti segreti e aspiranti grandi elettori della Repubblica Italiana.

Insomma, una sorta di salotto buono dove tra un bicchiere di vino e una portata di orate (rigorosamente cinque chili alla volta, thanks Italo Bocchino) si tessono le ragnatele della politica nazionale di primo e secondo piano.

Immaginate la scena: è il 28 dicembre 2021, il clima è quello da fine anno, ma nel cuore del locale succede qualcosa di molto poco natalizio. Lavitola – faccendiere e ristoratore con un curriculum che farebbe impallidire uno sceneggiato noir – si intrattiene a porte chiuse con ospiti di ogni risma.

«Un circolo di persone che sanno leggere e scrivere», dice con quella aria da professore d’élite, quasi a voler escludere i menu poco sofisticati che spesso servono altrove.

Il circolo nasce da un’intenzione nobile e prioritaria: convincere Silvio Berlusconi a candidarsi Presidente della Repubblica.

Idea geniale, almeno sulla carta, perché dopo qualche telefonata (o forse era un campanello da tavolo), avrebbe dovuto cedere lo scettro politico al buon Mario Draghi, altro nome sacro della cucina istituzionale.

Peccato che, nella realtà, Mattarella sia stato rieletto e a quel progetto si sia dato un buffetto leggero e cortese, quanto inutile.

Ma non è finita qui.

Nel backstage gastronomico del potere si aggira anche la fauna dei Cinque Stelle, i quali, tra una polpetta e una battuta sul “nuovo che avanza”, trovano il loro spazio di dibattito e strategia.

Lavitola non ha timore di svelare i particolari, seppur in forma cauta, come si fa con quei pesci pregiati che non si vogliono spaventare: i nomi rimangono celati, perché la discrezione è ingrediente fondamentale, anche più del sale.

E così, tra bicchierate clandestine a porte chiuse durante il lockdown e chiacchierate su “assetti della politica” più saporiti di qualsiasi calamaro fritto, si costruisce la ricetta per il “campo largo” che vorrebbe come volto il giornalista Rai Sigfrido Ranucci.

Qui entra in scena la parte più gustosa della portata: il gemello d’europarlamentare Sandro Ruotolo, ex “cane da guardia” della politica ora convertito a politico tout court, si scatena in un volgar eloquio degno di un cabaret di periferia.

Interrogato sui sospetti relativi a un sondaggio che lo vedrebbe come candidato ideale per guidare quel campo largo progressista, Ruotolo risponde con un crescendo di invettive accompagnate da un irresistibile: «Non capite niente, siete la vergogna del giornalismo».

Un vero piatto forte per chi ama l’ironia involontaria.

La coerenza, quella sconosciuta, quando si abbandona la postazione del cronista per indossare la giacca del politico.

E se pensavate che lo show fosse finito, non conoscete ancora gli ultimi colpi di scena firmati Ranucci. Lockdown o no, l’ansia di mantenere la conduzione di Report lo porta a minacciare chi?

I vertici Rai?

I colleghi?

No, semplicemente chiunque osi sfidare il suo feudo. «Se mi tolgono la conduzione, ci divertiamo», avrebbe scritto in chat, con la leggerezza di chi tiene un archivio segreto pronto a far tremare ministri, amministratori e… forse anche il cuoco del bistrot.

Insomma, se la politica italiana fosse una serie tv, il bistrot di Lavitola sarebbe il set perfetto dove i protagonisti si riuniscono per scambiare risate, strategie e quantomeno qualche retroscena piccante.

Tra cacciatori che portano in omaggio selvaggina all’uomo che sogna l’Elysée romano, e giornalisti trasformati in candidati dall’influenza di un piccolo gruppo di avventori pentastellati, la sceneggiatura sembra scritta con acume e un pizzico di tragicommedia.

Restano però le domande che affiorano come limoni in un buon mojito: perché i segreti custoditi gelosamente da chi conduce una trasmissione investigativa da quasi un decennio non vedono mai la luce?

Perché mantenere il gioco a porte chiuse, quando il pubblico reclama trasparenza?

Forse perché il vero potere non è nelle urne o negli studi televisivi, ma nei circoletti intimi, dove si sussurra, si suppone, e talvolta si ordina il destino politico del paese insieme a una porzione di orate al forno.

In conclusione, mentre Lavitola continua a far girare la sua rete tra poteri, giornalismi e avventure politiche, sarebbe il caso che qualcuno risponda davvero a queste domande.

O almeno provi a farlo senza correre il rischio di essere tacciato di “non capire niente”.

Nel frattempo, il bistrot rimane aperto, le porte chiuse, e noi – affamati di verità – restiamo lì fuori, a osservare questo teatrino di sofisticati palati e meno sofisticate ambizioni, pronti a gustare il prossimo capitolo di questa commedia all’italiana.

Di Admin

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