
# Forza Italia, Tajani vuole far fuori l’uomo dei Berlusconi che farà le liste
La vera partita che si sta giocando dentro Forza Italia non riguarda soltanto un tesoriere, un incarico interno o una casella dell’organigramma.
Riguarda il potere.
E, soprattutto, riguarda chi avrà la possibilità di decidere quali uomini e quali donne siederanno in Parlamento dopo le elezioni politiche del 2027.
Il nome al centro dello scontro è quello di Fabio Roscioli, tesoriere del partito e figura considerata vicina alla famiglia Berlusconi.
Formalmente, il suo è un ruolo amministrativo.

In concreto, però, può diventare una leva politica di grande importanza, soprattutto quando arriverà il momento di certificare, formalizzare e rendere operative le candidature.
È proprio questo il punto che starebbe preoccupando l’area di Antonio Tajani.
Il segretario e vicepremier, insieme ai suoi fedelissimi, avrebbe infatti iniziato a valutare l’opportunità di ridimensionare o sostituire Roscioli prima che si apra ufficialmente la partita delle liste.
Una mossa che, letta superficialmente, potrebbe sembrare una normale scelta organizzativa.
In realtà, avrebbe il sapore di un regolamento di conti preventivo. Perché chi controlla i passaggi formali delle candidature non decide necessariamente da solo i nomi, ma può influire in modo determinante sul percorso che porta quei nomi a diventare ufficiali.
E nelle fasi delicate della politica, il potere non appartiene soltanto a chi pronuncia l’ultima parola. Spesso appartiene anche a chi stabilisce le regole, interpreta le procedure e controlla i tempi.
## Il nodo del dopo-Berlusconi
Forza Italia si trova da tempo davanti a un problema che nessuna dichiarazione ufficiale riesce davvero a risolvere: come trasformarsi in un partito autonomo senza perdere il legame con la figura di Silvio Berlusconi.
Dopo la morte del fondatore, il partito ha scelto Antonio Tajani come leader e ha puntato sulla continuità istituzionale, sulla moderazione e sulla stabilità del governo.
Ma Forza Italia non è un partito qualunque.
È una formazione nata intorno a una persona, a un nome e a un sistema di relazioni costruito per decenni da Silvio Berlusconi.
Il marchio berlusconiano resta ancora oggi la principale risorsa identitaria del partito.
Allo stesso tempo, però, rappresenta anche il suo principale vincolo.
Forza Italia ha bisogno dell’eredità del fondatore per conservare un’identità riconoscibile, ma deve dimostrare di poter esistere anche senza una supervisione diretta della famiglia.
Questa contraddizione è destinata a diventare sempre più evidente con l’avvicinarsi delle elezioni del 2027.
La composizione delle liste sarà il momento in cui gli equilibri interni verranno tradotti in fatti concreti.
Non si discuterà più soltanto di linea politica, slogan o posizionamento nel centrodestra. Si deciderà chi avrà un posto sicuro, chi sarà escluso, chi verrà promosso e chi invece dovrà accontentarsi di una candidatura simbolica.
È in quel momento che la fedeltà politica, le relazioni personali e il rapporto con la famiglia Berlusconi potrebbero pesare più dei programmi.
## Roscioli e il potere delle procedure
Il ruolo di Fabio Roscioli appare quindi centrale non tanto per le sue dichiarazioni pubbliche, quanto per la posizione che ricopre dentro l’apparato del partito.
Il tesoriere non è necessariamente il dirigente più visibile, ma può trovarsi al crocevia di passaggi fondamentali. La politica italiana tende spesso a considerare la macchina organizzativa come un dettaglio tecnico.
È un errore.
Le procedure interne, le regole di presentazione delle liste, la verifica delle candidature e la gestione delle risorse possono influenzare in modo decisivo la vita di un partito.
Chi controlla questi snodi dispone di un potere silenzioso ma concreto.
Non sempre è necessario opporsi pubblicamente a una candidatura.
A volte è sufficiente rallentarne la formalizzazione, sollevare un problema procedurale, chiedere una verifica o rendere più complesso il percorso di approvazione.
Naturalmente, ogni valutazione sulle intenzioni di Roscioli deve restare nel campo delle ricostruzioni politiche.
Non ci sono elementi per sostenere che il tesoriere abbia utilizzato il proprio ruolo in modo improprio.
Il problema, per l’area di Tajani, è piuttosto il potenziale politico della sua posizione e il rapporto che lo lega alla famiglia Berlusconi.
In altre parole, non sarebbe il comportamento personale di Roscioli a essere contestato, ma il fatto che una figura percepita come vicina ai Berlusconi possa avere un ruolo così rilevante proprio nel momento in cui si definiranno le liste.
È una preoccupazione che rivela una certa fragilità della leadership di Tajani.
Se il segretario fosse davvero pienamente padrone del partito, probabilmente non avrebbe bisogno di intervenire così presto per modificare gli equilibri organizzativi.
Il fatto stesso che il dossier del tesoriere sia considerato decisivo dimostra quanto il controllo politico di Forza Italia sia ancora incompleto.
## Tajani vuole un partito più suo
Antonio Tajani ha costruito la propria leadership attraverso la prudenza.
Non ha mai scelto lo scontro diretto con la famiglia Berlusconi e, almeno pubblicamente, ha sempre riconosciuto il valore dell’eredità del fondatore.
Questa strategia gli ha consentito di evitare una rottura traumatica in una fase già molto delicata.
Ma la prudenza, quando diventa il tratto dominante di una leadership, può trasformarsi in dipendenza.
Tajani può guidare il partito sul piano istituzionale, rappresentarlo nel governo e definirne la linea pubblica, ma finché alcuni centri di potere collegati alla famiglia manterranno un’influenza sulle scelte interne, la sua autorità resterà parziale.
La questione del tesoriere va quindi letta come un tentativo di consolidamento.
Tajani vuole una Forza Italia più autonoma, più strutturata e più direttamente riconducibile alla sua leadership.
Per farlo, deve intervenire sui meccanismi che determinano la selezione della classe dirigente.
È una scelta comprensibile, ma anche rischiosa. Il segretario non può limitarsi a ereditare il partito di Berlusconi: deve governarlo.
E governare significa anche decidere chi ha accesso alle posizioni di potere.
Tuttavia, se l’operazione viene percepita come una semplice epurazione degli uomini vicini alla famiglia, il rischio è quello di trasformare una riorganizzazione in una guerra interna.
La domanda, allora, è se Tajani disponga di una strategia politica compiuta o se stia soltanto cercando di eliminare gli ostacoli più immediati.
Sostituire Roscioli potrebbe rafforzare il controllo del segretario, ma non risolverebbe automaticamente le ambiguità che attraversano il partito.
## Il peso di Marina Berlusconi
Il tema non può essere affrontato senza considerare il ruolo di Marina Berlusconi.
Pur non ricoprendo un incarico politico in Forza Italia, la presidente di Fininvest e figura di riferimento della famiglia continua a rappresentare un punto di gravità per il mondo berlusconiano.
Il suo peso non deriva necessariamente da un intervento diretto nelle decisioni di partito.
Deriva dal patrimonio simbolico, economico e relazionale che la famiglia ancora controlla.
Per molti dirigenti e militanti, il rapporto con i Berlusconi non è una questione marginale: significa mantenere un collegamento con la storia, con il fondatore e con l’identità originaria della formazione.
Tajani deve quindi muoversi in un equilibrio molto difficile.
Da una parte, non può accettare che il partito resti indefinitamente condizionato da una supervisione esterna alla struttura politica. Dall’altra, non può permettersi di rompere apertamente con la famiglia senza rischiare di indebolire il simbolo che tiene insieme elettori e dirigenti.
Il problema è che questo equilibrio appare sempre più instabile.
La famiglia Berlusconi non può guidare direttamente il partito, perché non ha scelto di assumere formalmente quel ruolo.
Ma può conservare un’influenza significativa attraverso le persone, le relazioni e il prestigio del nome. Tajani, invece, ha la responsabilità istituzionale della guida, ma deve ancora dimostrare di poter esercitare un controllo pieno sulla struttura.
Ne nasce una situazione paradossale: Forza Italia è politicamente guidata da Tajani, ma continua a essere psicologicamente e simbolicamente legata alla famiglia Berlusconi. Il dossier Roscioli rende visibile questa tensione.
## Le liste del 2027 come resa dei conti
Le elezioni politiche del 2027 sono ancora lontane, ma dentro i partiti la campagna per le candidature comincia molto prima della convocazione dei comizi elettorali.
