QUESTA È UNA COSA GRAVISSIMA: il dovere di un medico e il rispetto delle regole dello Stato

Sto seguendo con crescente preoccupazione il servizio di Quarta Repubblica sulla vicenda che coinvolge alcuni medici di Ravenna, accusati di aver rilasciato certificati sanitari non veritieri per impedire l’ingresso nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e ostacolare l’applicazione di provvedimenti dello Stato.

Se le accuse verranno confermate fino in fondo, avremo davanti una situazione di gravità estrema, che va ben oltre una semplice divergenza di opinioni politiche o ideologiche.

È fondamentale partire da un principio imprescindibile: ogni cittadino ha il diritto di pensare e professare le proprie idee politiche liberamente.

Un medico, come qualsiasi altra persona, può essere di destra, di sinistra, favorevole o contrario ai CPR, sostenere posizioni etiche, sociali o politiche differenti.

Questo è il fondamento di una società democratica e pluralista.

Tuttavia, nel momento in cui si indossa il camice, si riveste un ruolo che impone un dovere superiore e inderogabile: quello della professione medica.

Il medico non è un attivista, né un militante politico; prima di tutto deve fare il proprio mestiere con onestà, professionalità e rispetto delle leggi.

Il certificato medico è un atto ufficiale, un documento giuridico che produce effetti concreti e rilevanti nella realtà quotidiana.

Non è semplicemente un foglio, né tanto meno può essere considerato uno strumento per portare avanti battaglie politiche o idee personali.

Quando un medico firma un certificato sanitario, la sua firma deve essere sinonimo di verità, correttezza e affidabilità.

Da essa dipendono spesso scelte importanti, decisioni amministrative e, più in generale, l’azione stessa dello Stato in ambiti delicati come la gestione dell’immigrazione e la sicurezza pubblica.

Se davvero sono stati utilizzati certificati falsi o mendaci con l’obiettivo di rallentare o bloccare l’applicazione delle leggi, si mette in discussione non solo la credibilità dei singoli professionisti coinvolti, ma anche la fiducia della collettività in tutta la categoria medica.

Ciò rappresenterebbe un danno gravissimo per l’intero sistema sanitario e per la società, perché minerebbe le basi stesse del rapporto di fiducia tra medico e paziente, e tra istituzioni e cittadini.

In questo contesto, appare chiaro che non ci possano essere mezze misure.

Se le magistrature accerteranno la responsabilità dei medici in questi fatti, ritengo che la radiazione dall’Ordine dei Medici sia il minimo atto conseguenziale e inevitabile.

Non è questione di punire per partito preso, ma di tutelare l’integrità della professione e la correttezza delle procedure che regolano la vita pubblica.

Il camice bianco merita rispetto proprio perché rappresenta un impegno etico e deontologico che non può essere subordinato a interessi politici o personali.

Ancora più grave sarebbe se dietro quelle false certificazioni ci fosse stata non solo una forma di disobbedienza, ma una scelta ideologica o “etica” deliberata per opporsi ai CPR, bypassando così le leggi democraticamente votate dal Parlamento.

La democrazia funziona anche grazie al rispetto delle regole e all’accettazione della diversità di opinioni, ma sempre nell’ambito della legalità.

Se una legge non ci piace, la strada corretta non è aggirarla con trucchi o falsificazioni, bensì contestarla attraverso manifestazioni, dibattiti politici, azioni legislative e, soprattutto, il voto.

Questo è un principio basilare che vale per tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni o ruoli sociali.

Nessuno è al di sopra della legge, a maggior ragione chi esercita una professione così delicata e importante come la medicina.

Le regole devono essere uguali per tutti e il rispetto delle stesse costituisce la pietra angolare di uno Stato democratico e civile.

Per questo motivo, la magistratura deve svolgere appieno il proprio ruolo di indagine e giudizio in questa vicenda, accertando con rigore le responsabilità di ogni singolo coinvolto.

Allo stesso tempo, l’Ordine dei Medici ha il dovere imprescindibile di intervenire tempestivamente e con rigore disciplinare, per difendere la dignità della professione e assicurare il rispetto dei principi deontologici.

Personalmente sono convinto che un medico che abbia falsificato consapevolmente un certificato medico per ostacolare l’applicazione della legge perda definitivamente il diritto di firmarne altri, perché quel gesto rappresenta una violazione grave del giuramento professionale e della fiducia conferitagli dalla società.

Il camice bianco non può e non deve diventare uno strumento di militanza politica o di lotta ideologica.

La tutela della salute, la protezione dei diritti ma anche il rispetto delle norme e dell’ordine pubblico sono elementi che devono coesistere e trovare un equilibrio attraverso il dialogo e la politica, non attraverso scorciatoie illegali.

Solo così si può garantire la coesione sociale e la credibilità delle istituzioni.

In conclusione, questa vicenda è un campanello d’allarme che richiama tutti a una riflessione seria sul ruolo della professione medica, sui limiti della legittima libertà di espressione in ambito professionale e sull’importanza fondamentale del rispetto delle leggi da parte di tutti i cittadini, senza eccezioni.

La medicina è una missione, un impegno etico che supera le singole opinioni politiche e che deve essere svolto con integrità, onestà e senso di responsabilità.

Solo mantenendo saldi questi principi potremo continuare a confidare nel camice bianco e nel ruolo essenziale che i medici svolgono nella nostra società, senza che questo venga mai contaminato da interessi o ideologie che ne compromettano la credibilità e la funzione.

Le regole valgono per tutti.

Anche per chi pensa di essere sopra lo Stato.

E proprio per questo ogni sospetto di abuso deve essere indagato a fondo, con trasparenza e fermezza.

Perché senza fiducia e rispetto delle regole non può esistere nessuna democrazia sana e funzionante.

Di Admin

Rispondi

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere