Drones demonstrate during an aerial & static display of various drone technologies at Bharat Drone Shakti 2023 organised by the Indian Air Force (IAF) and Drone Federation of India (DFI) at the Hindon Air Force Station in Ghaziabad, on the outskirts of New Delhi, India on September 25, 2023. (Photo by Mayank Makhija/NurPhoto)NO USE FRANCE

Giovanni De Ficchy

Droni, sabotaggi e interferenze: l’allarme dell’intelligence americana sul Mediterraneo

“Useranno droni lanciati dal mare, nascosti nel container di una nave. Non è affatto difficile“, spiega una fonte vicina al Ministero della Difesa della Lituania. La strategia del Cremlino, si baserebbe, infatti, sull’impiego dei droni modello Gerbera, velivoli compatti con un’apertura alare di 2,5 metri e un peso di 18 chilogrammi.

La guerra ibrida russa potrebbe spostarsi verso sud.

Dopo anni di pressioni esercitate lungo il fianco orientale della Nato, il Cremlino starebbe valutando nuove forme di destabilizzazione contro alcuni dei principali Paesi dell’Europa mediterranea: Italia, Francia e Spagna.

L’allarme, riportato da El Mundo sulla base di un documento attribuito all’intelligence statunitense, riguarda in particolare il possibile impiego di droni lanciati da navi mercantili o da container collocati in prossimità delle coste europee.

Il quadro delineato dagli 007 americani non descriverebbe necessariamente un piano operativo già attivato, ma una delle opzioni di escalation che Mosca potrebbe utilizzare per aumentare la pressione sull’Occidente.

L’obiettivo sarebbe colpire infrastrutture, seminare panico, compromettere la sicurezza delle reti logistiche e dimostrare che il territorio europeo non è impermeabile alle iniziative russe.

La minaccia, dunque, non sarebbe soltanto militare in senso tradizionale.

Si inserirebbe in quella zona grigia fatta di cyberattacchi, disinformazione, sabotaggi, interferenze elettorali e operazioni clandestine.

Un insieme di strumenti pensati per creare costi politici e psicologici senza arrivare, almeno formalmente, a un conflitto diretto con la Nato.

Dal fianco orientale al Mediterraneo

Finora l’attenzione dei governi europei si è concentrata soprattutto sui Paesi che condividono un confine con la Russia o che si trovano lungo le principali direttrici di confronto con Mosca: Polonia, Finlandia, Paesi baltici e Romania.

In queste aree, il rischio di sconfinamenti aerei, provocazioni militari e sabotaggi è considerato particolarmente elevato.

Secondo la ricostruzione del rapporto americano, però, il Cremlino potrebbe ora cercare di allargare il campo delle proprie iniziative

. Il Mediterraneo rappresenterebbe un teatro ideale per diverse ragioni: la grande densità di traffico marittimo, la presenza di porti commerciali strategici, la difficoltà di controllare ogni imbarcazione e la vicinanza di numerosi obiettivi infrastrutturali.

Navi mercantili, imbarcazioni di servizio e container potrebbero offrire una copertura relativamente semplice per il trasporto e il lancio di velivoli senza pilota.

I droni Gerbera, già associati alle operazioni russe in Ucraina, sarebbero particolarmente adatti a questo tipo di impiego.

Si tratta di apparecchi relativamente economici, prodotti in larga parte con materiali commerciali, capaci di confondere i sistemi di difesa e di saturare le capacità di sorveglianza.

La loro efficacia non dipende necessariamente dalla precisione o dalla potenza distruttiva.

Anche un’incursione limitata, se diretta contro un aeroporto, un impianto energetico, un porto o un nodo ferroviario, potrebbe provocare un effetto sproporzionato rispetto al costo dell’operazione.

Il vero obiettivo sarebbe spesso la percezione di vulnerabilità.

Un episodio simile potrebbe infatti paralizzare per ore un’intera area, costringere le autorità a sospendere i collegamenti, mobilitare unità militari e di polizia e generare un’enorme quantità di informazioni non verificate.

In un ambiente digitale dominato dalla velocità, la notizia di un drone avvistato sopra un porto potrebbe diffondersi molto prima che gli investigatori siano in grado di stabilirne l’origine o la reale pericolosità.

Italia, Francia e Spagna nel mirino

La scelta dei tre Paesi mediterranei non sarebbe casuale. Italia, Francia e Spagna sono membri fondamentali dell’Alleanza Atlantica, possiedono infrastrutture critiche di rilievo e avranno un peso politico significativo nei prossimi anni.

Il riferimento al 2027, anno nel quale in tutti e tre i Paesi si prevedono importanti appuntamenti elettorali o fasi decisive della competizione politica, aggiunge un elemento di preoccupazione.

Un’operazione russa condotta alla vigilia di elezioni nazionali non avrebbe bisogno di produrre danni ingenti per risultare efficace. Basterebbero pochi episodi spettacolari, amplificati sui social network, accompagnati da campagne di disinformazione e da messaggi volti a mettere in dubbio la capacità dei governi di proteggere i cittadini.

La logica sarebbe quella già osservata in altre operazioni di influenza: creare un evento ambiguo, alimentare interpretazioni contraddittorie, attribuire responsabilità diverse e sfruttare le divisioni interne.

Un drone avvistato vicino a una base militare, un’interruzione temporanea dei voli, un incendio in un impianto industriale o un attacco informatico contro un ente pubblico potrebbero diventare rapidamente una crisi politica.

In questo contesto, l’operazione non avrebbe come unico bersaglio l’infrastruttura colpita.

Il bersaglio principale sarebbe la fiducia.

Fiducia nei governi, nei servizi di sicurezza, nelle istituzioni europee e nella capacità della Nato di reagire in modo coordinato.

L’Italia presenta caratteristiche particolarmente sensibili.

La sua posizione geografica la colloca al centro delle rotte del Mediterraneo, mentre la presenza di porti commerciali, basi militari, oleodotti, gasdotti, cavi sottomarini e grandi hub logistici offre una vasta gamma di possibili obiettivi.

Anche la dipendenza del Paese dalle infrastrutture marittime rende ogni interruzione potenzialmente costosa.

La Francia dispone di una forte presenza militare e di un ruolo centrale nelle strategie europee di sicurezza.

Porti come Marsiglia, infrastrutture energetiche, installazioni navali e collegamenti ferroviari rappresentano asset di rilievo.

La Spagna, infine, controlla importanti accessi marittimi e dispone di strutture strategiche collegate sia al Mediterraneo sia all’Atlantico.

Non sarebbe necessario colpire direttamente i centri politici.

Un attacco contro una rete di distribuzione, un impianto di stoccaggio o un sistema di comunicazione potrebbe produrre conseguenze molto più ampie e difficili da attribuire.

L’avvertimento della Cia

Il rapporto sarebbe stato elaborato dopo la visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, avvenuta il 25 agosto.

Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, il capo dell’intelligence americana avrebbe trasmesso alla leadership russa un messaggio preciso: evitare attacchi o provocazioni palesi contro un Paese membro della Nato.

L’avvertimento, tuttavia, si sarebbe inserito in una fase già caratterizzata da una crescente tensione.

Gli episodi di sabotaggio, i tentativi di reclutamento di cittadini europei, le campagne di disinformazione e le violazioni dello spazio aereo avrebbero mostrato, secondo gli analisti occidentali, una maggiore disponibilità russa ad assumere rischi.

Nel linguaggio delle intelligence, la differenza tra “provocazione” e “attacco” è spesso determinata non soltanto dalla natura dell’azione, ma anche dalla possibilità di attribuirla con certezza.

Un drone lanciato da una nave civile, un apparato incendiario collocato in un magazzino o un cyberattacco condotto attraverso server intermedi possono essere progettati proprio per mantenere una zona di ambiguità.

Mosca potrebbe così negare il proprio coinvolgimento, mentre i governi occidentali sarebbero costretti a scegliere tra una risposta pubblica e una reazione riservata.

Nel primo caso, il rischio sarebbe quello di un’escalation diplomatica; nel secondo, quello di apparire deboli davanti all’opinione pubblica.

Questa ambiguità è uno degli elementi centrali della guerra ibrida.

L’obiettivo non è sempre dimostrare in modo evidente la responsabilità dell’avversario, ma costringerlo a consumare risorse investigative, politiche e diplomatiche.

Ogni incidente non chiarito alimenta sospetti, rallenta il processo decisionale e può incrinare il coordinamento tra alleati.

Per la Nato, la difficoltà consiste nel definire la soglia oltre la quale un’azione clandestina diventa un’aggressione.

Un attacco informatico capace di bloccare un ospedale può essere meno visibile di un’esplosione, ma non necessariamente meno grave.

Allo stesso modo, un sabotaggio a una rete elettrica può provocare conseguenze sociali e industriali senza produrre immediatamente vittime.

Il caso dei droni Gerbera

“Useranno droni lanciati dal mare, nascosti nel container di una nave.

Non è affatto difficile“, spiega una fonte vicina al Ministero della Difesa della Lituania.

La strategia del Cremlino, si baserebbe, infatti, sull’impiego dei droni modello Gerbera, velivoli compatti con un’apertura alare di 2,5 metri e un peso di 18 chilogrammi.

I Gerbera sono droni semplici e relativamente poco costosi, spesso impiegati come strumenti di disturbo o come esche per spingere le difese aeree a consumare munizioni e risorse.

La loro forza risiede anche nella facilità con cui possono essere prodotti, modificati e adattati a diverse missioni.

In un ipotetico scenario mediterraneo, un drone di questo tipo potrebbe essere utilizzato per molteplici scopi,

La particolarità operativa risiede nella logistica: i droni verrebbero trasportati di nascosto all’interno di container a bordo di navi mercantili e poi catapultati direttamente dal mare, in acque internazionali.

Lanciati a una distanza di 200 o 300 chilometri dalle coste, impiegherebbero tra un’ora e 15 minuti e due ore per raggiungere gli obiettivi.

Di Admin

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