(Italia, 2026)
di Anna Foglietta

Un’intima esplorazione dell’io che si dissolve nel noi“Una storia” si impone come un’opera significativa nel panorama cinematografico italiano contemporaneo.
Diretto da Anna Foglietta, che firma anche la sceneggiatura assieme a Matteo Ferri e Tania Pedroni, il film vede protagonisti Alba Rohrwacher e Guido Caprino nei ruoli di Erika e Mauro, una coppia radicata nella routine di una provincia italiana che sembra sospesa nel tempo, priva di grandi eventi ma ricca di gesti minimi, rituali rassicuranti.
Attraverso questa cornice apparentemente statica, Foglietta costruisce un delicato e profondo racconto sull’identità, il senso della vita e l’interconnessione umana.
La narrazione prende avvio dal momento in cui Irene, figlia della coppia, lascia la casa paterna per studiare altrove.

Questo evento, seppur ordinario, diventa catalizzatore di una crisi esistenziale per Erika e Mauro: la loro realtà comincia a mostrare crepe, il vuoto si fa evidente e il peso della quotidianità si trasforma da conforto a gabbia.
A complicare ulteriormente la situazione è la presenza ingombrante e autoritaria del padre di Mauro, che accentua le tensioni all’interno del nucleo familiare e spinge i protagonisti a confrontarsi con le proprie paure e insicurezze più profonde.
Il film si sviluppa così intorno alla dialettica tra tesi, antitesi e sintesi, riflettendo sull’esigenza emergente nell’epoca ipermoderna di un io sempre più sollecitato, chiamato a ridefinirsi e superarsi in una progressione tutt’altro che lineare. In molte opere contemporanee, questa dinamica sfocia nel bisogno di abbattere barriere interiori, identificare nemici visibili o invisibili e rivoluzionare punti di vista consolidati per raggiungere una maggiore consapevolezza e un salto evolutivo.
“Una storia” però si pone come una smentita raffinata e radicale di questa impostazione. Erika e Mauro, infatti, non sono protagonisti di un’epopea alla ricerca di un ego da difendere o da affermare a discapito dell’altro o della realtà esterna.
Al contrario, la pellicola sottolinea come l’ego, in quanto concetto astratto e delimitato, rischi di allontanare l’individuo dalla vita vera, dall’esperienza autentica e dalla relazione con il mondo e con gli altri.
L’evoluzione che il film propone non è un cambio di paradigma che porti a un io più forte o più definito, bensì un’apertura verso un noi collettivo, una disposizione d’animo di accoglienza e interazione aperta e sincera con la realtà circostante.
In questo senso, “Una storia” va oltre la semplice rappresentazione di una crisi personale o familiare: si fa meditazione poetica sul divenire, sulla fluidità dell’esistenza, sull’incessante movimento di soggettuale e oggettuale che definisce la nostra condizione umana.
La rigidità dei ruoli sociali, la nozione di stabilità e immutabilità tanto cari alle strutture tradizionali vengono messi in discussione e smantellati senza clamore, senza enfasi drammatica, ma con la delicatezza propria di chi conosce intimamente le sfumature dell’animo umano.
La scelta di ambientare la vicenda in una provincia marginale appare altamente simbolica: un luogo che potrebbe essere dimenticato o ignorato dalla grande Storia, ma che invece si rivela teatro privilegiato di una lotta silenziosa e universale.
Qui, dove il tempo sembra scorrere lento e indisturbato, si compie un’esplorazione di grande respiro esistenziale, che parla della necessità di trovare senso nella realtà quotidiana, nelle relazioni più prossime, lontano da grandi scenari e ideali grandiosi. Sul piano registico, Anna Foglietta opta per una messa in scena scarica, essenziale, che privilegia inquadrature intime e dettagli minuti, capaci di restituire la complessità emotiva dei personaggi senza ricorrere a artifici narrativi o visivi.
La regia sostiene efficacemente la sceneggiatura fornendo uno spazio di ascolto e riflessione che coinvolge direttamente lo spettatore, invitato a condividere il viaggio interiore di Erika e Mauro.
Le interpretazioni di Alba Rohrwacher e Guido Caprino sono di grande profondità: entrambi sanno coniugare una naturalezza disarmante con l’espressione di un conflitto interiore complesso, fatto di silenzi, sguardi e gesti contenuti ma pregnanti.
Su di loro si fonda la credibilità emotiva del racconto e la sua capacità di raggiungere vette di autenticità rare nel cinema di oggi. Il contributo di Caterina Casini e Elio De Capitani, pur meno centrale, arricchisce il tessuto narrativo con figure che amplificano le tematiche di controllo, autoritarismo e desiderio di cambiamento.
La sceneggiatura, elaborata a sei mani, dimostra una solida armonia interna, riuscendo a evitare le trappole del didascalismo e dell’eccesso esplicativo, preferendo un approccio che lascia spazio alle suggestioni e all’immaginazione dello spettatore.
Dal punto di vista teorico, “Una storia” si inserisce in un dibattito attuale sulle modalità di costruzione e decostruzione dell’identità nell’epoca postmoderna e ipermoderna. Riesce però a portare una prospettiva innovativa, mettendo in discussione l’enfasi contemporanea posta sull’individualismo e sull’ego, proponendo invece una valorizzazione del collettivo come dimensione più autentica e vitale. Non è la dissoluzione dell’individuo in una massa anonima, bensì un ricongiungimento profondo con una realtà condivisa e fluida, che supera gli schemi rigidi e definiti di ciò che siamo “dovuti” essere. In conclusione, “Una storia” è un film che invita alla riflessione, capace di parlare al cuore e alla mente contemporaneamente.
Con sensibilità e rigore artistico, Anna Foglietta disegna un ritratto della modernità intimo e complesso, proponendo una via inedita per affrontarne le contraddizioni: non attraverso la lotta, la ribellione o l’affermazione netta dell’io, ma tramite l’accettazione e l’abbraccio di un noi che si fa incontro continuo e trasformazione senza fine. Un’opera di rara bellezza e acutezza che segna un passo importante nel cinema italiano contemporaneo e che merita di essere fatta conoscere e discussa ampiamente.
