De Ficchy Giovanni

Il libro tratta di presunti messaggi in codice che Benedetto XVI, secondo l’autore unico papa legittimo, avrebbe lanciato allo scopo di mostrare che Bergoglio non è papa ma antipapa.
Chiariamo subito prima di proseguire che l’autore non ha competenza in merito (non è teologo né canonista).
Il quale, ha già collocato l’esito del suo scritto a un livello «inequivocabile», quindi non di un’ipotesi bensì di una tesi certa, assolutamente fondata e inattaccabile!
Non ho nulla contro Cionci, ma la teoria che ha messo in piedi mi sembra una follia.
Infatti la sua tesi è fondata sul nulla.
O meglio, è fondata solo su alcune costruzioni mentali di Cionci indimostrate e indimostrabili.
Secondo l’autore del libro, Ratzinger avrebbe messo in atto una comunicazione criptica che solo lui, Cionci, è stato in grado di decifrare.
Secondo Cionci, Papa Benedetto XVI si ritirò in “sede impedita”, uno status canonico in cui il papa è prigioniero e non può comunicare liberamente.
In questa condizione, sostiene il libro, rimane il papa a tutti gli effetti, sebbene contemplativo e privo del potere di governare.
Benedetto XVI da fine teologo quale era non poteva incappare nel peccato di simulare e mentire in vista di un bene.
Infatti ciò non è lecito, perché non si può mentire in cose sacre, e non si può comunicare in sacris con un usurpatore.
Benedetto avrebbe mancato anche al dovere di confermare i fratelli nella fede: un Papa è lì per chiarire i dubbi, non per crearli.
La domanda mi sorge spontanea , ma perché Ratzinger l’avrebbe fatto?
Come spiega l’autore, il fine Cionci, il fatto, non trascurabile che Benedetto XVI abbia concelebrato con Francesco, e che lo abbia chiamato “Santità”.
Messa è stata una cum Papa Francesco, come ha detto il primo concelebrante, e come tutti gli altri concelebranti hanno creduto.
In quel momento forse che Benedetto XVI avrebbe, che so, incrociato le dita, simulando quindi un atto di culto esternamente in un modo, e compiendolo in interiore in un altro?
Non solo sarebbe stata una bugia, far credere a tutti che ha concelebrato una cum, ma anche un sacrilegio.
Tutto questo sarebbe invece gravemente immorale, perché sarebbe un pubblico riconoscimento di un titolo ritenuto interiormente usurpato, riconoscimento che trarrebbe in inganno milioni di persone che hanno visto quel video. Sarebbe una falsa attribuzione, atto in sé gravemente immorale.
Immagino la sua ulteriore sofferenza nel venire a sapere quale trama, oserei dire “diabolica”, venga a lui attribuita, quale reazione oppositiva all’esercizio del pontificato di papa Francesco!
Mons. Gaeswein, che ha vissuto con lui sino alla fine dei suoi giorni e a cui Benedetto ha affidato le sue ultime volontà , dichiara:
“In conclusione le tesi sconclusionate di Cionci non solo non risolvono nulla (tanto più ora che Benedetto è morto e non può più essere il “vero papa”), ma finiscono per fare purtroppo di Benedetto un pagliaccio e un pusillanime: un papa che è scappato dal suo ministero, sapendo che avrebbe lasciato la Chiesa nel disastro (in realtà, come abbiamo visto, non immaginava affatto che Bergoglio diventasse papa); un papa che ha lanciato messaggi cifrati confusi e incomprensibili e che con i gesti e le parole li ha poi innumerevoli volte sconfessati, dimostrandosi così anche un mentitore seriale.
Spero di avere offerto qualche stimolo alla comprensione della Declaratio con la quale Benedetto xvi ha rinunciato al magistero petrino, senza la necessità di inventarsi codici nascosti – il Codice Ratzinger, appunto – e arrampicarsi sui vetri, al fine di cercare una conferma alla propria tesi preconcetta.

Ma perché dite queste falsità?? Il lavoro di Cionci è fondato sul codice di diritto canonico e sulla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. Ha collaborato con latinisti, giuristi, teologi e storici della chiesa per ricostruire contesto e fatti.
La vostra premessa (non è teologo e neppure canonista) è del tutto miope: è come dire che Piero Angela non aveva titolo per la sua trasmissione Superquark perché non era né un astrofisico né un chimico né un ingegnere.
Onestà intellettuale questa sconosciuta.
La ringrazio dell’interesse dimostrato, nel leggere il mio articolo, proprio alla costituzione apostolica a cui lei fà riferimento, desidero chiederle dove sia scritto che la funzione del ministero petrino, sia divisa dallo stato di papa, perchè io onestamente non l’ho trovata, è quindi ne deriva che la tesi di Cionci non è corretta , ma inventata da lui
Cordiali saluti
La risposta è nel latino (inteso come lingua), poi nel codice di diritto canonico, nella declaratio stessa e nell’ultima udienza generale del 27/02/2013: in latino munus significa dono, carica, incarico, mentre ministerium significa servizio, compito, incombenza; il canone 331: “Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio (MUNUS nell’originale latino) concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio (MUNUS nell’originale latino), ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente.” POTESTÀ SUPREMA, PIENA, IMMEDIATA, UNIVERSALE E CHE PUÒ ESERCITARE LIBERAMENTE…al limite non esercitandola proprio (!) -> infatti nella declaratio B.XVI dice che esercitare il munus è possible “non solum agendo et loquendo, sed non minus patiendo et orando” (il Papa applica il can. 331 dicendo come deve essere inteso l’esercizio del munus petrinum) e riferisce di rinunciare al ministerium, specificando che lui rimane nel recinto di Pietro a soffrire e pregare (il patiendo et orando di cui sopra). Poi il 27/02/2013 specifica che cio a cui rinuncia è l'”esercizio attivo del ministero” (l’agendo et loquendo della declaratio).
Mi dispiace, ma quelli che scrivono e divulgano tesi sconclusionate e confundiste sono proprio quelli come l’autore del presente articolo Che si arrampica sui vetri per cimentarsii, come molti altri prima di lui, in vani tentativi di smontaggio del codice di diritto canonico (al canone 332 comma 2) e della legge speciale della Chiesa, la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (agli articoli 3,76 e77) sui quali si basa il congegno antiusurpazione studiato e posto in essere da Giovanni Paolo II e dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger, già a partire dal 1983, con la pubblicazione della versione aggiornata del Codice di diritto canonico, e portato quindi a conclusione con la promulgazione della legge speciale della, Chiesa, la Universi Dominici Gregis (1996), che regola la vacanza della sede apostolica e l’elezione del Romano Pontefice. Per eliminare il falso papa Bergoglio (cioè Antipapa), basta dichiarare, da parte dei cardinali di nomina precedente al 2013 (che sono coloro a cui compete di tutelare i diritti della sede apostolica) la sede impedita di Benedetto XVI, che si è ritrovato in questo particolare status canonico a causa della convocazione del conclave invalido e illegittimo, in quanto convocato con il papa non morto ma ancora regnante, perché non aveva rinunciato al Munus (l’investitura, la carica di natura Dib vina) ma unicamente al ministerium, l’esercizio ATTIVO, pratico, dell’ufficio pontificio, del MUNUS, appunto. E solo in caso di sede impedita si può parlare di munus separato dal ministerium. Come si vede non ci sono arrampicate libere sui vetri ma solo applicazioni di leggi.
La ringrazio di aver dedicato tempo alla lettura del mio articolo, sarà mia cura verificare le sue affermazioni, anche avvalendomi della collaborazione di validi canonisti , cordiali saluti
può cortesemente dirmi nella sua norma citata , dove posso trovare la separazione tra il ministero petrino e l’umus, ossia lo stato di pontefice, perchè io onestamente non l’ho trovata ..
La divisione tra munus e ministerium è la conseguenza della sede totalmente impedita. Consulti la Declaratio (che è un annuncio di sede impedita) di Benedetto XVI in latino e vedrà che inizialmente parla di munus (che ha mantenuto) e poi, quando parla di rinuncia, cita la parola ministerium. Il conclave invalido ha fatto si che egli perdesse il ministerium, mantenendo però il titolo pontificale, cui mai ha rinunciato. Infine per chiarirsi le idee, le consiglio di guardarsi i documentari Dies Irae, Intelligenti pauca e Redde Rationem sul canale YouTube di Andrea Cionci, ANDREA-CIONCI – CODICE RATZINGER.
Si ma il papa Ratzinger, li ritiene sinonimi, avendo lui stesso redatto il codice canonico, riteneva i termini equivalenti, non ci si può attaccare ad una così limitata e non concludente dichiarazione, io ritengo che Cionci, giornalista free lance …a 12 euro ad art, abbia trovato il modo di pagarsi il mutuo