
Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj,
la Pimpaccia (1592-1657)
A piazza Navona, visse e prosperò, si può ben dire, Donna OIimpia Maidalchini Pamphilj, meglio conosciuta come la Pimpaccia.
Originaria di una famiglia di Viterbo di modeste condizioni, sposò a vent’anni, in seconde nozze, Pamphilio Pamphilj, nobile romano più vecchio di lei di 27 anni e fratello del cardinale Giovanni Battista, che presto sarebbe diventato Papa Innocenzo X. Dal palazzo di famiglia, che affacciava direttamente su Piazza Navona, regnava come una vera regina, tessendo trame politiche e manipolando gli eventi, e il papa. La sua forte influenza sul cognato, era nota a tutti, e ben presto divenne l’unica persona di cui egli si fidasse per ogni decisione. Ambasciatori, artisti, mercanti e politici sapevano che bisognava passare attraverso lei per essere introdotti alla corte del Pontefice.

Per questo, la ricoprirono letteralmente d’oro e di doni di valore inestimabile. Ossessionata dal denaro, dal potere e dagli eccessi, accumulò enormi ricchezze, senza curarsi delle maldicenze del popolo che la disprezzava e la accusava persino di essere l’amante del papa.
Le sue “fortune” cessarono il 7 gennaio 1655, giorno della morte di Innocenzo X. Poche ore prima della morte del papa, riempì due casse di monete d’oro, le caricò su una carrozza, e fuggì dalla città per non farvi più ritorno.
Alessandro VII, il papa che succedette a Innocenzo, la esiliò a San Martino al Cimino, piccolo centro a nord di Roma, invitandola a restituire l’oro, ricevendo un netto rifiuto.
Donna Olimpia morì di peste due anni dopo.
Da allora, ogni 7 gennaio, il suo fantasma può essere avvistato sfrecciare a bordo di una carrozza nera in fiamme, tra Piazza Navona e Ponte Sisto in direzione di Trastevere.
Alla fine della corsa, la carrozza carica di oro e monete, e Donna Olimpia, scompaiono nelle acque del Tevere, dove i diavoli la ripescano, per condurla all’Inferno.
