De Ficchy Giovanni

La Commissione Europea

Un profondo malessere assedia oggi l’Unione Europea.

Le recenti elezioni europee hanno determinato alcuni mutamenti di tendenza nel pensiero dell’opinione pubblica. 

Dopo settantaquattro anni di progressivo trasferimento di sovranità da parte dei paesi membri alle istituzioni comunitarie molti cittadini europei hanno voluto dare un’indicazione sensibilmente diversa: invece di proseguire a trasferire sovranità agli organi dell’Unione Europea si richiama l’attenzione alla necessità di recuperare parzialmente tale sovranità per consentire alle amministrazioni statali di gestire in modo diretto i problemi a livello locale, problemi suscettibili di minacciare la protezione e la conservazione dell’identità culturale e religiosa a livello nazionale.

Per la prima volta dalla sua fondazione il fallimento dell’Unione Europea non è più soltanto un’ipotesi immaginaria.

Nell’arco di poco tempo, tutte le ambiguità e tutte le contraddizioni che avevano, in passato, plasmato il processo di integrazione sono venute improvvisamente allo scoperto: un’ unione politica senza politica, una moneta senza Stato, una forma di governo senza governo, una democrazia senza demos, un patto di stabilità che non garantisce stabilità.

La cittadinanza comune, la gestione dei flussi migratori, il welfare, e la fiscalità.

I grandi nodi che potrebbero fare la differenza tra la realtà ibrida attuale e uno Stato sovranazionale.

Abbiamo l’euro, anche se solo per 20 Paesi, l’unica moneta nella storia che non viene coniata da uno Stato ma è gestita da una Banca Centrale che deve fare i conti con 20 ministri dell’economia e 20 debiti sovrani, e quindi con lo spread, un fenomeno impossibile da immaginare con qualsiasi altra moneta. 

In questi anni i suoi assetti interni sono stati posti a dura prova dall’ incalzante crisi economica «globale». 

L’Europa ha la possibilità di voltare finalmente pagina, provando a rilanciare su basi democratiche il processo di integrazione, oppure continuare a essere un opaco luogo di intese tecnico-normative (fra élites, giudici, poteri economici, lobbies finanziarie, governi) .

L’Unione Europea deve scegliere se essere protagonista in positivo sulla scena mondiale oppure un semplice conglomerato per lo scambio di beni e servizi.

Si tratta di due posizioni diverse, entrambe rispettabilissime.

l’Europa potrebbe a mio parere far valere ciò che è rimasto della democrazia, in questa Unione e cercare di varare una commissione diversa dalla passata, e cercare di seguire una politica differente, più aderente alle richieste dei popoli

Di Admin

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