La Banca Nazionale Russa ha deciso dal 28 novembre e fino al 31 dicembre 2024 di interrompere l’acquisto di valuta estera sul mercato valutario nazionale ovvero per un mese.

Allo stesso tempo sta vendendo sul mercato (badate bene, mercato nazionale) valuta estera per l’equivalente di 8,4 miliardi di rubli al giorno, circa 75 milioni di euro o 80 milioni di dollari o circa 500 milioni di yuan.

Questo ha portato ad un “surriscaldamento” del mercato dei cambi che ha portato il rublo fino a quota 118 contro un euro e 15,6 contro uno yuan all’annuncio della Banca Nazionale con una punta il 27 novembre, il giorno prima dell’entrata in vigore della norma bancaria.

Gli operatori di settore hanno cominciato in sostanza dalle prime indiscrezioni a comprare valuta estera contro rubli provocando un’impennata dei valori. Il mercato si è poi calmato e relativamente regolarizzato. In questo momento sia euro che dollaro e yuan sono di nuovo in discesa.

L’euro oggi è quotato a 112 recuperando il 6% in un paio di giorni e lo yuan è scambiato a 14,7. Mentre il dollaro, dopo il picco (sempre del 27 novembre) a 113 rubli per un dollaro, è sceso anch’esso in 2 giorni fino all’attuale 106.

Perchè la Banca Nazionale Russa ha effettuato questa operazione? Per soddisfare le esigenze dell’amministrazione centrale che sta provvedendo alla ricostituzione dei fondi del Fondo Previdenziale Nazionale, tenendo conto di tutte le operazioni effettuate con i fondi del fondo nel 2023.

In buona sostanza significa che lo Stato ha bisogno di soldi per pagare pensioni e indennizzi, probabilmente in funzione di un buon numero di pensioni e di indennizzi di guerra ai reduci, e che la Banca Nazionale per soddisfare questa esigenza sta mettendo sul mercato valuta estera e ritirando rubli per evitare di emettere carta moneta e innalzare ulteriormente l’inflazione che in Russia al momento è all’8,8%.

Le guerre costano.

Contrariamente a quanto riportano i soliti strilloni della stampa nostrana, la valuta che ha innescato la corsa all’acquisto è stato lo yuan cinese e non il dollaro e nemmeno l’euro.

Lo yuan ha poi trascinato con sé le altre valute di riferimento.

La valuta più richiesta al momento in Russia è quella cinese.

Gli scambi commerciali fra Russia e Cina hanno raggiunto cifre stratosferiche e sono oggi intorno ai 240 miliardi (contando in dollari).

La fame di yuan sul mercato valutario russo è notevole.

Negli ultimi due anni lo yuan cinese ha rappresentato la quasi totalità del mercato russo dei cambi, giusto per moderare qualche commentatore nostrano che pensa che siano le valute occidentali o le sanzioni a causare questa volatilità del mercato valutario.

Niente di più lontano dalla realtà.

Persino Bloomberg certifica che il mercato delle valute estere in Russia è assorbito quasi completamente dalla valuta cinese.

Quindi, oltre alle esigenze di bilancio dell’amministrazione russa, per contrastare l’inflazione, la Banca Centrale russa ha alzato il tasso sconto al 21%, annunciato la sospensione di tutti gli acquisti di valuta estera fino alla fine dell’anno, avviando contemporaneamente la vendita attiva di yuan cinesi che ha innescato la corsa all’acquisto e la susseguente perdita di valore del rublo.

L’obiettivo è frenare ulteriori pressioni inflazionistiche derivanti dall’aumento del costo dei beni importati. Nel medio termine, svanita la vampata iniziale, l’operazione dovrebbe portare ad un rafforzamento della valuta russa.

La Banca Nazionale Russa quindi non vuole più valuta estera ma la vende in grandi quantità per calmierare l’inflazione. Ma attenzione. Il mercato vuole gli Yuan.

Non i dollari.

Le partite correnti a fine 2024 in Russia saranno in attivo di oltre 300 miliardi di dollari. In altre parole le esportazioni russe di beni, servizi e capitali superano di gran lunga le importazioni. Di valuta estera la Russia ne ha fin sopra i capelli.

Questo è dovuto in parte alle massicce esportazioni di materie ma anche e paradossalmente è dovuto alle sanzioni occidentali che deprimono le importazioni di prodotti occidentali stimolando i consumatori all’acquisto di produzione interna o di importazione cinese o comunque da Paesi che non applicano sanzioni. E sono tanti, ma proprio tanti.

Questo è quanto.

Ma non è detto che le misure prese siano sufficienti e si plachi più di tanto l’inflazione che in questo periodo è provocata essenzialmente da un aumento dei consumi e dall’aumento eccessivamente veloce dei salari, causato dalla scarsità di mano d’opera, e non da problemi finanziari o di bilancio. Alcuni economisti russi chiedono alla Nabiulina di alzare i tassi fino al 30 o 40% addirittura per stroncare l’inflazione anche a costo di rallentare l’economia.

Uno scenario particolare e nuovo per la Russia tanto che la governatrice Nabiullina ha dichiarato durante la sua audizione al parlamento russo:

Mai prima d’ora la disoccupazione è stata così bassa, al 2,4%. Ci troviamo in un territorio senza precedenti, con quasi tutte le capacità produttive operative al massimo.”

In conclusione la Banca Nazionale Russa ha varato delle misure straordinarie per abbattere l’inflazione.

Di questo si tratta.

Se i giornalisti occidentali credono che l’economia russa stia soffrendo e che crollerà, come già decine di volte hanno profetizzato in questi anni, credo che vadano incontro a cocenti delusioni.

L’economia russa corre come non mai e se c’è un problema è quello di frenarla per evitare “surriscaldamenti al motore”.

E a questo sta provvedendo l’abilissima governatrice della Banca Nazionale Russa ritenuta da tutti, anche dagli occidentali, una stratega finanziaria di primissimo livello.

La cassiera di Putin, una signora in grado di tirare le briglie anche al suo stesso presidente.

Vedremo nelle prossime settimane se la sua strategia corrente funzionerà oppure no.

Non c’è che da aspettare.

Di Admin

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