Le grooming gangs sono reti criminali che, per anni, hanno abusato sistematicamente di ragazze minorenni nel Regno Unito. Lo scandalo ha svelato l’incapacità delle istituzioni di difendere le vittime per timore di conflitti etnici o accuse di razzismo




In tutta Europa si avverte una crepa profonda nei modelli ideologici dominanti. Dopo anni di retorica multiculturale, la realtà impone un bilancio crudo. Lo scandalo delle grooming gangs nel Regno Unito — dove centinaia di giovani britanniche caucasiche sono state abusate da gruppi organizzati, spesso composti da uomini di origine pakistana — ha rivelato una verità scomoda: molte autorità hanno scelto il silenzio. Denunce ignorate, inchieste bloccate, colpevoli lasciati agire indisturbati. Il timore di essere accusati di razzismo ha superato il dovere di proteggere le vittime.

Le indagini ufficiali, tra cui quelle del Home Office, sono inequivocabili. Le istituzioni hanno fallito: non per mancanza di strumenti, ma per mancanza di volontà. Per anni, la cultura del silenzio ha avuto la meglio sulla giustizia. I servizi sociali e le forze dell’ordine hanno spesso ignorato o ridimensionato i casi, per evitare tensioni politiche e accuse di discriminazione.

Keir Starmer, leader laburista britannico, ha dichiarato pubblicamente che l’immigrazione ha portato conseguenze gravi e spesso ingestibili. Parole che un tempo sarebbero state tacciate di intolleranza, ma che oggi descrivono un cambio di rotta politico e culturale.


Il Fallimento del Multiculturalismo

Per decenni si è sostenuto che ogni cultura dovesse essere accolta senza riserve, indipendentemente dalla compatibilità con i valori europei. Questo approccio ha prodotto segregazione sociale, insicurezza, tensioni etniche. Il sociologo Gilles Kepel ha parlato di “separatismo culturale”: la creazione di spazi urbani impermeabili alla legge comune, dove la coesione sociale viene sostituita dalla logica del clan.

Il multiculturalismo ha smesso di essere uno strumento di integrazione: è diventato uno scudo per il disordine. Ha impedito una critica onesta, paralizzato le istituzioni, creato cittadini di serie B e tollerato crimini sotto il segno della diversità.


La Riaffermazione dell’Identità

Contro questa deriva, alcuni governi stanno reagendo. In Danimarca si chiudono i ghetti etnici, in Francia si contrastano le moschee radicali, in Ungheria si riscrive la legislazione sull’accoglienza. Non si tratta di chiusura, ma di recupero di sovranità culturale. Di una riaffermazione delle regole del vivere comune.

Integrare non significa rinunciare. Significa pretendere adesione ai valori fondamentali: rispetto delle leggi, libertà individuale, parità di genere, responsabilità civica.


La Rinascita Europea

L’illusione del “villaggio globale” — una società senza confini, né identità, né storia — si sta dissolvendo. L’Europa ha l’occasione di tornare a essere una civiltà. Di recuperare le sue fondamenta: il diritto romano, la filosofia greca, l’etica cristiana, la razionalità illuminista.

Non si tratta di chiudersi al mondo. Si tratta di sapere chi siamo, cosa vogliamo difendere, cosa siamo pronti a trasmettere. Il futuro dell’Europa passa dalla verità, dalla giustizia, dalla responsabilità.

Il tempo dell’omissione è finito. Il tempo dell’identità è appena ricominciato.


Fonti principali:

UK Home Office – Group-based Child Sexual Exploitation: Characteristics of Offending, 2020

Final Report – Independent Inquiry into Child Sexual Abuse (IICSA), 2022

Dichiarazioni pubbliche di Keir Starmer al Labour Conference, 2024

Gilles Kepel – La Fracture,


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