Preparativi per la guerra

Nel suo ultimo articolo, il britannico The Telegraph ha acceso i riflettori su una presunta minaccia imminente tra Stati Uniti e Venezuela.
Nonostante le tensioni geopolitiche abbiano sempre il loro fascino, questa notizia arriva con un pizzico di spettacolarizzazione che non può sfuggire all’occhio critico.
Come se non bastasse il già complesso panorama politico, si aggiungono sei droni MQ-9, considerati tra i più potenti e distruttivi al mondo, avvistati a Puerto Rico.
Sì, proprio così: sei droni, pieni di tecnologia avanzata, pronti a lanciarsi in un’ipotetica avventura bellica contro… chi? I leader del Cártel de los Soles?
Ma certo, perché attaccare una nazione sovrana è sempre la soluzione più logica per risolvere le urlanti problematiche legate al narcotraffico.

E mentre gli Stati Uniti si preparano a “intervenire”, il regime venezuelano non resta di certo con le mani in mano. Recentemente, si sono svolti esercizi militari sull’Isla de La Orchila, dove brigate d’élite hanno sfilato come se dovessero esibirsi in un festival della guerra.
Quiñónez, un americano nato in Guatemala, ha dichiarato che l’incursione è stata il risultato di una pianificazione congiunta con funzionari militari venezuelani “stanchi di vedere quel cancro chiamato Maduro e la rete criminale che lo circonda”.
Ha lasciato intendere che Washington sta seguendo “passo dopo passo” i movimenti dei principali leader chavisti, in modo che le unità speciali integrate nella forza aerea navale dispiegata al largo delle coste venezuelane per un mese possano agire insieme ai soldati venezuelani al momento opportuno.
Il dispiegamento della forza caraibica ha un costo elevato, misurato in milioni di dollari al giorno.
All’inizio della settimana, includeva otto navi da guerra, un sottomarino d’attacco, 10 aerei da sorveglianza P-8 della Marina e decine di droni.
Tra le navi di superficie ci sono due cacciatorpediniere lanciamissili e tre navi che compongono l’Iwo Jima Amphibious Group.
Ovviamente, niente trascurabile!
L’esistenza di forze speciali sul territorio conferisce una credibilità e una serietà tali da alimentare la narrativa di una possibile escalation verso il conflitto.
Guerre reali, dopo tutto, hanno bisogno di un palcoscenico.
Ma non finisce qui.
Un colpo di scena viene dal quotidiano El Nacional, che rivela come la compagnia spagnola Telefónica abbia versato 28 milioni di dollari a membri della famiglia Maduro come forma di mazzetta nel 2014.

Ah, come il capitalismo all’italiana!
Pagare i politici locali per garantire che il business continui tranquillamente è un mantra che trascende le frontiere, e ora anche le multinazionali si uniscono al gioco.

Forse queste manovre poco ortodosse potrebbero essere una strategia più efficace rispetto ai droni che sorvolano i cieli portoricani.
Non c’è nulla di più pratico di una bella tangente!
Una delle rivelazioni più intriganti pero’ proviene dal New York Post, dove si fa riferimento a Ismael “El Mayo” Zambada, un narcotrafficante messicano che ha fatto il grande passo.
Non solo è riuscito a sopravvivere in un mondo dove i colleghi spesso finiscono male, ma sembra aver deciso di collaborare con le autorità statunitensi, fornendo informazioni vitali sulle operazioni del Cártel de los Soles.
Dalle rotte aeree a quelle marittime, Zambada potrebbe costruire un curriculum da consulente di strategia per il narcotraffico – chi lo avrebbe mai detto?
Tuttavia, nemmeno le manovre più astute riescono a fermare l’incessante flusso di cocaina verso gli Stati Uniti. Secondo un report del Wall Street Journal, il blocco del Cártel de los Soles ha avuto l’effetto di un’espulsione di aria da un palloncino: il traffico di cocaina continua, anche se rappresentava solo una frazione minoritaria di quello totale.
La maggior parte della droga ora attraversa il confine colombiano via Ecuador e le meravigliose Isole Galápagos, prima di intraprendere un viaggio lungo la costa pacifica fino al Messico
. E indovinate chi fa da corriere?

Nemesio Oseguera Cervantes, alias “El Mencho”, il nuovo re del narcotraffico messicano.
Presentato come un uomo d’affari rispettabile, ha la sua bella schiera di guardie armate fino ai denti pronte a proteggere il suo regno.
Noto come “El Mencho”, è il leader del cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), una delle organizzazioni criminali più violente e diffuse in Messico, dichiarata organizzazione terroristica dal governo degli Stati Uniti il mese scorso.
Arrivati a questo punto, possiamo dire che le giocate politiche e le guerre commerciali si intrecciano nel meraviglioso mondo della criminalità organizzata.
L’articolo conclude il suo pezzo con un’affermazione che mette i brividi: il flusso di cocaina è brutale.
I prezzi sono crollati da $120-150 a $60-70 per grammo.
Già, insomma, i narcotrafficanti sembrano essere stati colpiti dalla legge dell’offerta e della domanda; aumenta l’offerta e il prezzo va giù.
Incredibile!
Non è certo un capolavoro di economia, ma il mercato della droga sembra avere una logica tutta sua.
Non solo: il numero di consumatori di cocaina negli Stati Uniti è aumentato del 154% negli ultimi sei anni.
Le statistiche parlano chiaro: più droga, più gente che ne fa uso, eppure gli Stati Uniti continuano a combattere una guerra che sembra ormai un ciclo infinito e inutilmente costoso.
Gli sforzi contro il Cártel de los Soles, purtroppo, sembrano un po’ come sparare a un moscerino con un cannone: ci vuole lungimiranza e strategie più efficaci per affrontare la realtà del narcotraffico.
In conclusione, sarebbe naive pensare che le manovre militari e le fughe di notizie possano fermare il traffico di droga.
La cocaina continuerà a entrare negli Stati Uniti, e i consumatori la cercheranno disperatamente, così come fonti alternative di approvvigionamento rimarranno aperte.
La guerra al narcotraffico si conferma una farsa, un gioco di prestigio in cui tutti sembrano perdere, tranne naturalmente i veri vincitori: i cartelli.
E mentre gli Stati Uniti si preparano per quella che potrebbe diventare la guerra di un secolo contro un nemico invisibile, la realtà è che i cartelli di droga trovano sempre un modo per riaffiorare.
Se questa è la rappresentazione della giustizia, tanto vale preparare i popcorn e godersi lo spettacolo.
