Le Avventure della Flotilla e il Mistero del Tempo Perso

Ah, la celebre e coraggiosa “flotilla”!

Una crociera che sembra non avere fine, con equipaggi che si prendono il loro tempo come se avessero firmato un contratto a vita con il dolce far niente.

Ma quanto ci mettono ad arrivare a destinazione, mi chiedo?

Saranno in modalità vacanza permanente, con tanto di cocktail in mano e sfide di limbo tra una boa e l’altra?

Ma chi sono davvero questi valorosi navigatori?

Si potrebbe pensare che siano stati selezionati tra i più audaci avventurieri marittimi, ma forse sono semplicemente degli esperti nell’arte di procrastinare.

Magari hanno deciso di allungare l’effetto mediatico della loro crociera, sapendo che restare in balia delle onde porta sempre con sé un buon carico di attenzione.

Chi non vorrebbe essere un protagonista in un reality show che gira attorno all’umanitaria navigazione verso Gaza?

Tuttavia, mentre costoro solcano le acque, mi viene da pensare: questi signori hanno tutto il tempo del mondo, mentre milioni di italiani si svegliano all’alba per guadagnarsi il pane quotidiano.

Immaginate il contrasto: da una parte ci sono gli equipaggi della flottilla, che sembrano aver preso il “time off” dall’esistenza quotidiana; dall’altra, l’italiano medio, con caffè amaro in mano e cravatta già malmessa perché il traffico non perdona.

E che dire degli studenti?

Quei ragazzi seri, pieni di sogni e obiettivi, che seguono le lezioni universitarie con dedizione e una dose di caffeina che nemmeno i peggiori bar della città potrebbero eguagliare.

Loro devono studiare, impegnarsi, costruire un futuro.

E mentre sono chiusi nei loro libri, magari sognando un viaggio all’estero ma con un budget a dir poco risicato, vedono queste figure della flotilla scorrazzare per il Mediterraneo come se fossero in un parco giochi galleggiante.

E qui arriva la domanda cruciale: ma costoro di cosa vivono?

Chi li sovvenziona?

C’è una sorta di misterioso finanziatore che ha deciso di mandare gente in crociera mentre altre persone fanno il triplo salto mortale per sbarcare il lunario?

Mi piace immaginare un fondo speciale dedicato alle “Flottiglie di disoccupati avventurosi”, dove le tasse degli italiani vengono destinate a finanziare viaggi e sogni irrealizzabili.

O forse sono tutti esuli dal mondo del lavoro, stanchi di afferrare la cravatta ogni mattina e attratti da una vita da nomadi dei mari.

E se ricevano uno stipendio, chi glielo versa a fine mese?

Un misterioso benefattore che ha deciso di garantire un salario a chi decide di alzare l’ancora e mettersi in viaggio – certo, sarebbe interessante vedere il curriculum vitae di un tale finanziatore.

“Esperto in finanziamenti umanitari”, forse? Oppure “patrono delle vacanze marine”?

O anche solo “bamboccione con una borsetta di mammà”?

Immagino i colloqui di lavoro di questa gente: “Signor Flotilla, cosa ha fatto negli ultimi due anni?”

“Beh, ho partecipato a una missione in mare aperto, sottolineando l’importanza della pace e della giustizia sociale mentre mi godevo il sole e il mare.” “Ah, perfetto, è esattamente l’esperienza che cercavamo!”

In una nazione dove milioni di padri e madri di famiglia lavorano instancabilmente, spesso tra mille difficoltà, ci sono questi eroi dei mari che navigano verso Gaza senza alcun apparente obbligo.

Chissà come reagirebbero se provassimo a mettere insieme un incontro di lavoro tra le due categorie.

Da un lato, i professionisti del galleggiamento, dall’altra, i guerrieri del 9-5 con le loro storie di successi quotidiani.

Potrebbe risultare un incontro epico, un po’ come vedere Batman incontrare un personaggio di Happy Feet.

E se pensiamo a chi li sovvenziona, non possiamo fare a meno di immaginare lo scenario di incontri segreti in cantine buie, dove si discute di strategie di navigazione e supporto economico.

Un capitolo del romanzo d’avventura che nessuno ha osato scrivere, almeno fino ad ora.

Concludendo, trovo curioso che, mentre il mondo continua a girare su se stesso e la vita prosegue con le sue mille problematiche, ci sia questa “flotilla” che aleggia nel Mediterraneo, prolungando il suo viaggio e il suo effetto mediatico.

Non posso fare a meno di chiedermi se, alla fine, sia tutta una mossa strategica per attirare più attenzione possibile sul tema in questione.

Forse queste sono le celebri “vacanze dei diritti umani” e noi non lo sapevamo.

In ogni caso, cari lettori, se mai decidessero di tornare, li aspetterò sulla banchina con una tazza di caffè in mano e una cravatta perennemente sbagliata, pronto a sentire la loro storia di avventure e di vita da crociera.

Magari, domani potremo organizzare una festa a bordo con tutti quelli che “campano” di mare e di chiacchiere.

Nel frattempo, spero solo di non dover attendere troppo a lungo, perché il mio lavoro mi aspetta, e a differenza di loro, io non ho tempo da perdere!

Di Admin

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