
Il Ruolo dell’ONU: Una Riflessione Sarcastica
Negli ultimi anni, il mondo sembra un palcoscenico di conflitti, e la guerra bussa sempre più assiduamente alle porte.
Con guerre che si avvicinano, ci si può legittimamente chiedere: ma qual è davvero il ruolo delle Nazioni Unite?
Un’istituzione che dovrebbe essere il faro della pace e della cooperazione internazionale, ma che a molti appare più simile a un elefante in un negozio di cristalli.
Cominciamo con il dire che l’ONU ha un costo piuttosto elevato: circa 5 miliardi di dollari all’anno. Sì, avete letto bene, miliardi!
Di questi, una parte è coperta da contributi volontari e obbligatori dei membri, basati sulla loro capacità economica.
Gli Stati Uniti sono i principali finanziatori, seguiti da noi, Italia, al settimo posto.
Ciò significa che investiamo una bella fetta del nostro bilancio per mantenere in piedi questa macchina burocratica che, a dire il vero, sembra più dedicata a produrre report che a risolvere crisi.
E ora parliamo delle missioni di peacekeeping, che impiegano circa 68.300 persone.
Non è male come numero!

Potremmo pensare che queste risorse umane dovrebbero garantire la sicurezza in tutto il mondo, ma il risultato sembra più vicino a un film comico degli anni ’80.
A cosa serve avere così tanti “caschi blu” se non hanno il potere di fermare le guerre?
Forse stanno semplicemente cercando di contare le pecore prima di addormentarsi nel mezzo di un conflitto?
Il budget ordinario dell’ONU ammonta a circa 3,72 miliardi di dollari.
Ogni anno, ci ritroviamo a discutere sull’effettivo impatto di questo investimento.
Se consideriamo l’esito delle varie operazioni, che spesso si risolvono in notevoli fiaschi diplomatici, ci viene da chiederci se non sarebbe stato più conveniente investire quei fondi in opere pubbliche o, perché no, in una buona campagna pubblicitaria per promuovere l’immagine dell’organizzazione.
Ma torniamo alla questione centrale.
Qual è il vero potere dell’ONU?

O meglio, dove si trova il suo “superpotere”, se mai ce ne fosse uno?
Sembra che il diritto di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) sia più influente del rispetto dei diritti umani o della lotta contro le guerre.
È quasi come avere un club esclusivo in cui solo alcuni possono decidere chi deve sedere al tavolo della pace.

Gli altri possono assistere, magari commentare e applaudire, ma senza alcuna possibilità di apportare cambiamenti significativi.
E poi abbiamo ONU Donna, che si occupa di promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne.
Nobile intento, per carità.
Ma ci siamo mai chiesti se gli stessi paesi che sostengono tali iniziative siano realmente pronti a mettere in pratica queste belle parole?
Siamo certi che basti scrivere un documento per cambiare situazioni radicate da secoli?
La realtà è che molti dei paesi membri continuano a trattare le donne come cittadini di seconda classe.
Vi invito, pertanto, a fare una riflessione: stiamo facendo progressi reali o ci limitiamo a festeggiare le ricorrenze calendario?
Contrastando le note positive, arriviamo ai nostri recenti eventi politici.
Prendiamo ad esempio la visita della signora Albanese a Ravenna, dove ha lasciato un messaggio forte e chiaro: interrompere qualsiasi rapporto con Israele.
Non c’è niente di più utile che assumere posizioni aggressive, vero?
Non ci sorprende che, mentre le benzine e le tensioni internazionali salgono, si decida di chiudere tutte le porte invece di cercare un dialogo. È sicuramente un approccio strategico!
In un momento in cui ci si aspetterebbe un atteggiamento volto alla distensione e alla collaborazione, il clima di conflitto sembra intensificarsi.
E l’ONU?
Silenziosa nell’angolo, con la sua affettata neutralità.
Si potrebbe quasi pensare che per l’ONU il motto “uniti nelle differenze” si traduca in “distanti nei risultati”.
Non possiamo escludere, però, che l’ONU abbia avuto dei successi, giusto per non apparire completamente cinici.
Ad esempio, nel corso degli anni, l’organizzazione ha mediato accordi di pace in diverse parti del mondo.
Tuttavia, queste vittorie sembrano più come eccezioni che confermano la regola.
In genere, il risultato è una lunga lista di promesse infrante e risoluzioni non attuate.
Forse, però, il problema non è l’ONU in sé, ma il modo in cui le nazioni membri interpretano il suo mandato.
Ci si aspetta che i leader mondiali agiscano secondo linee etiche e morali, ma purtroppo nella realtà spesso prevalgono interessi personali e geopolitici.
L’idea potrebbe essere quella di sfruttare questa organizzazione per apparire ben intenzionati, mantenendo nel contempo comportamenti contraddittori a livello nazionale.
In sintesi, l’ONU ha bisogno di una ristrutturazione radicale.
Con un costo che sfiora i 5 miliardi, ci si aspetterebbe che le sue azioni avessero un impatto maggiore.
Instead of being a forum di discussione che culmina in belle dichiarazioni, potrebbe diventare un organismo con il potere di imporre sanzioni reali e verificabili o, quantomeno, di mediare con efficacia tra le nazioni in conflitto.
Fino a quel momento, continueremo a osservare una serie di eventi che potrebbero sembrare sitcom piuttosto che un serio impegno verso la pace globale.
Quindi, quando ci si chiede qual è il ruolo dell’ONU, la risposta potrebbe essere semplicemente: un’ottima piattaforma per dialoghi senza fine mentre il mondo continua a girare in tondo, accanto a una serie di conflitti che attendono di essere affrontati.
Sarà il caso di cambiare rotta, prima che ci ritroviamo tutti nella stessa barca, affondata dalle nostre disillusioni e dalle nostre speranze tradite.
