
Ah, la Global Sumud Flotilla!

Quella fantastica parata di imbarcazioni e attivisti di ogni sorta che navigano verso Gaza, un evento che avrebbe dovuto rappresentare l’apice dell’impegno umanitario e della solidarietà internazionale.
Le 46 navi gonfie di retorica, dove i sogni di libertà, pace e giustizia fluttuavano sui mari agitati, certo non ci si aspettava di vedere una diretta streaming a bordo, con applausi e sorrisi da parte di parlamentari e illustri esponenti.
E poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco che il PD, il partito che sembra avere una predilezione per i colpi di scena, decide di dare il suo personale “stop” a questa sceneggiata.
Arturo Scotto e Annalisa Corrado, deputati e eurodeputati del Partito Democratico, posano per le foto con i loro occhiali da sole e le T-shirt con slogan pacifisti, mentre pronunciano frasi ad effetto, tipo “Siamo qui per portare aiuti umanitari a Gaza”.
Ma, oh sorpresa, dopo giorni di proclamazioni e interviste, la loro audacia inizia a vacillare.
Già, perché questi due eroi della nostra epoca non hanno alcuna intenzione di cercare il martirio.
No, no!
Si fermeranno al primo messaggio che arriverà dalle forze armate israeliane.
La filosofia del “non vogliamo essere eroi” sembra essere diventata il nuovo mantra.
Ma che coraggio!
E così, mentre i viveri e le provviste rimangono bloccati nel limbo del Mediterraneo, la folla in attesa di un cambiamento si ritrova di fronte alla realtà cruda: non sarà questa volta che la Flotilla approderà sulle coste gazaensi per portare sollievo.
Non era meglio seguire l’indicazione di Mattarella?
Ma chi sono io per giudicare gli alti vertici del PD e il loro senso strategico?
Magari il Presidente della Repubblica, con le sue invocazioni alla pace e alla diplomazia, ha fatto male i conti.
Dopotutto, è sempre più comodo restare in riva al mare piuttosto che affrontare le tempeste.
Certo, possiamo immaginare la conference call tra i membri del partito.
“Ragazzi, abbiamo superato i limiti!
Non possiamo mettere a rischio la nostra sicurezza!
Quante volte lo abbiamo ripetuto?
Siamo un partito di governo e le nostre vite valgono troppo per un viaggio simile!”.
Ed ecco che nasce il modo migliore per ritirarsi: con una frase ad effetto, come quella di Scotto e Corrado: “Ci fermeremo al primo alt di Israele”.
Un’uscita che sa di salvezza più che di eroismo, ma possiamo benissimo capirli.
Nell’era del tweet, del post e del like, dove le immagini vale più delle parole, la Flotilla ha avuto bisogno di un bel po’ di marketing per attirare l’attenzione.
Ma ora che il sipario sta calando e le relazioni tra i vari attori sul palcoscenico internazionale diventano più complicate, la bravura del PD nel gestire la comunicazione rischia di far naufragare anche le migliori intenzioni.
Magari, se avessero ascoltato l’indicazione di Mattarella, avrebbero trovato una strada più saggia.
Perché, diciamocelo, in fondo chi ha davvero voglia di remare controcorrente?
Meglio una pausa caffè al sicuro, magari in un bel bar vicino al mare, piuttosto che correre il rischio di farsi fregare da un’ancora invisibile chiamata “realpolitik”.
E così, mentre gli attivisti continuano a sfidare le intemperie e le onde, noi qui sulla terraferma possiamo solo chiedere: ma chi è che ha davvero voglia di fare la differenza?
I nostri parlamentari o quelli su quelle navicelle in balia del mare?
La risposta sembra chiara, ma lasciamo che sia il tempo a dirci chi sa davvero navigare.
In conclusione, la Global Sumud Flotilla non sarà di certo ricordata come un trionfo per la giustizia, ma sicuramente come un’epopea di buone intenzioni e grandi ritiri.
Pop corn alla mano, amici, perché il show continua e, chissà, la prossima edizione potrebbe riservarci sorprese ancora più clamorose!
