Alexian Santino Spinelli, ambasciatore della cultura romanì: una vita tra musica, memoria e dialogo
Di Evelina Frisa

Portare la musica romanì nei templi mondiali della cultura, trasformandola in linguaggio universale di memoria, pace e fratellanza: questa è la traiettoria artistica e umana di Santino Spinelli, conosciuto nel panorama artistico come Alexian. Musicista, compositore, poeta e docente universitario, è tra le voci più autorevoli della cultura rom a livello internazionale.
Fisarmonicista di straordinaria sensibilità, Spinelli è docente di Lingua e Cultura Romanì presso l’Università La Sapienza di Roma, fondatore e presidente dell’associazione culturale Thèm Romanò e riconosciuto ambasciatore della cultura romanì nel mondo. La sua poesia Auschwitz è incisa nel Roma Memorial di Berlino, inaugurato alla presenza della cancelliera Angela Merkel, a testimonianza di un impegno che intreccia arte, memoria storica e diritti umani.
Dalla tradizione romanì ai grandi palcoscenici internazionali
Con l’Alexian Group, Spinelli ha realizzato oltre 3.000 concerti in Italia e all’estero, portando la musica romanì in contesti dove storicamente era assente o marginalizzata. Il suo percorso lo ha condotto in luoghi simbolo della cultura europea e mondiale, tra cui il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, il Palazzo del Consiglio d’Europa di Strasburgo, Palazzo Chigi – sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri – e nei teatri nazionali di Podgorica (Montenegro), Skopje (Macedonia del Nord) e Zagabria (Croazia).
Particolarmente significativa l’esibizione al Parlamento Europeo, dove quattro Spinelli – Santino e i tre figli musicisti: Gennaro Spinelli al violino, Evedise all’arpa e Giulia al violoncello – hanno suonato insieme nella Sala Altiero Spinelli, in un ideale intreccio tra identità culturale romanì e cittadinanza europea.
Ha partecipato a festival prestigiosi come il Roma World Festival di Riga e Jurmala, dove si è esibito quattro volte, e il Khamoro – il più grande festival professionale rom al mondo, che si tiene a Praga – dove tornerà per la terza volta. Si è inoltre esibito in importanti istituzioni culturali spagnole, tra cui l’Istituto Cervantes di Madrid, l’Auditorium Reina Sofía, il Palau Sant Jordi di Barcellona e il Centro Federico García Lorca di Granada.
Con il figlio Gennaro, Santino Spinelli è stato il primo musicista rom a esibirsi da solista alla Scala di Milano e al San Carlo di Napoli insieme ai solisti delle rispettive orchestre e dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro.
La musica per i Papi e le istituzioni internazionali
Il percorso artistico di Spinelli è segnato anche da eventi di alto valore simbolico. Ha incontrato Papa Giovanni Paolo II, ha suonato in mondovisione per Papa Benedetto XVI, più volte per Papa Francesco e, nell’ottobre 2025, per Papa Leone XIV insieme ai figli, portando la musica romanì in contesti spirituali e istituzionali di portata globale.
Nei suoi concerti accompagna il pubblico alla scoperta del contributo del popolo rom alla musica europea, evidenziando come melodie, ritmi e stili romanì abbiano influenzato generazioni di compositori nel corso dei secoli.
«La musica arriva al cuore prima che alla mente – sottolinea –. Le melodie romanì hanno un pathos profondo, spesso legato alla sofferenza e al dolore, mentre il ritmo è poliritmico, con un’influenza fisica e trascinante. È difficile restare indifferenti».
Il segreto del suo successo risiede nel virtuosismo, nelle composizioni originali e nella capacità di portare la musica etnica romanì in una dimensione sinfonica. Spinelli si distingue a livello internazionale per una proposta innovativa: la costruzione di una vera musica romanì europea in chiave etno-sinfonica. Se per lungo tempo le diverse tradizioni musicali romanì sono rimaste legate a specifiche aree geografiche, il suo lavoro punta a fonderle in un linguaggio unitario, capace di rappresentare le molteplici comunità rom e sinte. Elemento distintivo di questa ricerca è anche l’uso del canto lirico in lingua romanì, mantenendo un forte carattere etnico.
Alla base di tutto resta una motivazione semplice e potente:
«Amo la musica romanì in tutti i suoi stili, dal flamenco al jazz manouche fino alla musica romanì balcanica e dell’Europa orientale. Sono orgoglioso di essere rom e di vivere intensamente la musica romanì. Sono contro ogni forma di discriminazione che lede la dignità dell’essere umano».
Ai giovani musicisti lascia un messaggio diretto:
«Amate la musica e non abbiate paura di sognare. A volte la realtà è più grande del sogno».
Trionfo alla Carnegie Hall: la memoria dei Rom e Sinti emoziona New York
Il 2 febbraio 2026 questo lungo percorso artistico e culturale ha raggiunto una delle sue vette più simboliche: la Carnegie Hall di New York.
È stato un successo straordinario il Concert for the Day of Remembrance / Samudaripen, promosso e organizzato dalla Union of Roma Communities in Italy (UCRI) in occasione della Giornata Internazionale della Memoria. La sala era gremita, il pubblico profondamente coinvolto ha tributato lunghi applausi e una commossa standing ovation finale.
Protagonisti dell’evento sono stati Gennaro Spinelli, violino solista, e Santino Spinelli, fisarmonica solista, accompagnati da alcuni elementi dell’Orchestra Europea per la Pace, fondata dallo stesso Spinelli. Il progetto etno-sinfonico ha intrecciato repertorio classico rivisitato, musica tradizionale romanì e composizioni originali, dando vita a un percorso sonoro intenso e carico di significato simbolico.
L’emozione in sala è stata palpabile per tutta la durata del concerto, con momenti di profondo raccoglimento alternati a esplosioni di entusiasmo. L’evento è stato realizzato con il patrocinio e il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, dell’UNAR – Palazzo Chigi e delle principali organizzazioni europee rom e sinte – ERGO Network, ERIAC e IRU – rappresentando un momento storico per la memoria del Samudaripen, il genocidio del popolo rom durante la Seconda Guerra Mondiale.
Attraverso il linguaggio universale della musica, la serata ha unito memoria, arte e dialogo interculturale in uno dei templi mondiali della musica.
«Portare la memoria del Samudaripen alla Carnegie Hall – ha dichiarato Santino Spinelli – è stato un momento che resterà nella storia del nostro popolo. Abbiamo sentito un’energia straordinaria: il pubblico non ha solo ascoltato la nostra musica, l’ha condivisa con il cuore. È questo il potere dell’arte: trasformare il dolore della memoria in consapevolezza e dialogo».
Grande emozione anche nelle parole di Gennaro Spinelli:
«Suonare qui, insieme a mio padre e ad altri talentuosi musicisti, in un luogo così simbolico, davanti a una sala gremita e partecipe, è stato indescrivibile. Abbiamo percepito rispetto, attenzione e una profonda umanità. Questa serata dimostra che la musica può abbattere barriere e unire le persone nella memoria e nella speranza».
L’approdo alla Carnegie Hall segna così un ulteriore, fondamentale passo verso il riconoscimento globale della memoria e dell’identità rom e sinte, consacrando definitivamente un percorso artistico che ha saputo trasformare la tradizione in linguaggio universale.
