
L’Avv. Roberto Sorcinelli, (ex, segretario nazionale, Partito Liberale Italiano).
Il referendum sulla riforma della giustizia si avvicina e, con esso, è esplosa una campagna del “No” fondata su un incredibile concentrato di falsità, distorsioni e terrorismo psicologico.
Oggi non è più il tempo delle opinioni soggettive, ma di guardare ai fatti e di chiedere verità.
Chi sostiene il “No” non porta argomentazioni fondate, ma solo slogan vuoti, bufale e allarmismi infondati.
È fondamentale, per chiunque tenga alla democrazia e alla giustizia, affrontare queste menzogne una per una, smascherandole fino in fondo.
- “La separazione delle carriere esiste già” → FALSO
Questa è forse la più ricorrente e allo stesso tempo la più strumentale delle affermazioni che sentiamo ripetere. Giudici e pubblici ministeri non stanno “già separati”: appartengono allo stesso ordine giudiziario, accedono al lavoro tramite lo stesso concorso e, cosa ancor più rilevante, le loro carriere sono gestite dallo stesso Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Cosa significa?
Che i pubblici ministeri hanno voce in capitolo sulle carriere dei giudici.
Un sistema dominato dalle correnti interne trasforma questa situazione in un vero e proprio meccanismo di intimidazione e controllo. E non è un caso che quasi tutti i pubblici ministeri aderiscano a correnti di partito e che i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) siano costantemente espressione della categoria dei PM, nonostante che i giudici siano numericamente molto di più.
La proporzione?
Circa cinque giudici ogni un PM!
È evidente allora che la separazione non esiste.
- “I PM cercano la verità, anche a favore dell’indagato” → FALSO NELLA PRASSI
Questa è una teoria buona solo per i manuali di diritto. Nella realtà, chi conosce veramente il mondo della giustizia penale sa bene che il pubblico ministero è parte processuale, ha il compito di fare l’accusa e difendere l’interesse dello Stato nel perseguire il reato.
Se fosse “super partes”, non avrebbe senso il principio del processo accusatorio, fondamento del nostro sistema giuridico. Far credere agli italiani che i PM agiscano in maniera imparziale è una presa in giro bella e buona.
- “Accusa e difesa non devono stare sullo stesso piano” → ASSURDO
Questa è forse la bugia più pericolosa e inquietante. Se accusa e difesa non si trovano sullo stesso piano, non si ha un processo giusto, ma un rito inquisitorio degno della Sacra Inquisizione. Immaginate di essere imputati: ecco, capireste subito cosa vuol dire non avere un equilibrio nella bilancia della giustizia. È una situazione inaccettabile in uno Stato di diritto. Il referendum mira proprio a garantire questa parità essenziale.
- “Non serviva cambiare la Costituzione” → FALSO
Qualcuno sostiene che sarebbe bastata una legge ordinaria per riformare la giustizia. La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 37 del 2000, ha chiarito che quando si vuole davvero separare carriere e organi di governo della magistratura, è necessario intervenire a livello costituzionale. È un punto di diritto fondamentale e conferma come questa riforma non sia superflua, ma indispensabile.
- “I PM diventeranno poliziotti / controllo politico” → PROPAGANDA PURA
Gli allarmismi su questo fronte sono pura propaganda senza alcun fondamento. La riforma prevede la creazione di due CSM autonomi, ciascuno dotato della medesima indipendenza costituzionale che oggi gode il singolo organo. Il principio di autonomia e indipendenza della magistratura resta assolutamente intatto. Questo è previsto esplicitamente nel testo della Costituzione riformata. Nessuna legge ordinaria potrà mai sovvertire questa gerarchia delle fonti, pilastro del diritto costituzionale di base.
- “Si indebolisce la magistratura” → NO, SI LIBERA LA GIUSTIZIA
Chi sostiene che la riforma indebolirà la magistratura alimenta un’altra grande fake news. In realtà, quello che si indebolisce è il sistema delle correnti interne, che rappresenta il vero problema del nostro sistema giudiziario. Attualmente, infatti, il problema non è tanto la politica esterna, quanto una magistratura autoreferenziale nelle cui dinamiche le carriere si costruiscono spesso grazie ad appartenenze di corrente e ad amicizie, e non sulla base del merito e delle competenze. Sono molti i magistrati che voteranno SÌ proprio perché vogliono tornare a fare bene il loro lavoro, senza dover chiedere favori o sottostare a giochi di potere.
- Il vero punto: hanno paura di perdere potere
Tutte le altre argomentazioni del fronte del “No” sono fumo negli occhi, messe lì per mascherare la vera ragione dell’opposizione: la paura di perdere potere.
Si parla di complotti massonici deviati, di attacchi alla democrazia, di Berlusconi (che assurdo ossimoro considerando la critica feroce che gli viene riservata), fino ad arrivare a toni apocalittici che evocano persino una guerra nucleare.
Tutto questo serve solo a coprire una verità scomoda: questa riforma rompe equilibri consolidati di potere, tocca una casta intoccabile che fa comodo a pochi.
Questa opportunità non si ripresenterà così facilmente.
Se la si lascia sfuggire oggi, dovremo aspettare decenni, continuando a vivere in un sistema in cui il processo è squilibrato, in cui il giudice non è terzo e imparziale, ma condizionato e sotto pressione.
Io voto SÌ.
E invito tutti coloro che tengono davvero alla propria libertà e alla giustizia a fare altrettanto.
Non lasciamo che la propaganda e la paura ci ingannino.
La verità è dalla nostra parte, è ora di liberare la giustizia dall’asta delle bugie.
VotoSì #RiformaGiustizia #LibertàEDemocrazia
Fonte : Facebook
