A volte si dice che Margaret Thatcher non fosse una vera conservatrice. Ma io credo che era una liberale conservatrice…

Perché stiamo creando nuovi tipi di scuole nelle nostre città?
La domanda appare semplice ma racchiude una visione profonda e strategica, ben espressa da una delle figure più emblematiche della politica conservatrice: Margaret Thatcher.
Non è un progetto volto a creare privilegi o a privilegiare pochi a scapito di molti; al contrario, è un impegno che nasce dalla volontà inalienabile di dare alle famiglie, specialmente nei quartieri popolari delle nostre città, una vera possibilità di scelta nell’istruzione dei propri figli.
Anche se l’istruzione di base fosse un bene pubblico, non è detto che il governo debba gestire tutte le scuole.
In alternativa, potrebbe rimborsare le tasse scolastiche ai genitori o distribuire loro dei voucher.
Negli anni, una delle grandi ingiustizie perpetrate ai danni delle famiglie è stata la negazione di questa scelta, spesso per decisioni imposte dai consigli comunali laburisti, che hanno tentato di uniformare il sistema educativo, limitando la libertà e soffocando l’innovazione.
Ma ampliare la scelta non è un capriccio recente o un’idea astratta: è radicato nella nostra tradizione conservatrice, una tradizione che riconosce come fondamentale il valore della libertà individuale, riconoscendo che senza scelta parlare di moralità diventa vano e vuoto.
Una tradizione che ci ricorda che la responsabilità personale è il pilastro di una società sana.
Perché la responsabilità può fiorire solo dove c’è la possibilità di scegliere, di sbagliare e di imparare dai propri errori.
Limitare la scelta, quindi, significa limitare la crescita morale e intellettuale dell’individuo, soffocare il suo potenziale e, in ultima analisi, indebolire la società nel suo complesso.
Questa non è una visione moderna e progressista, bensì un principio antico e consolidato, che i padri fondatori hanno inciso nella pietra delle nostre istituzioni.
Un principio che ci impone di essere guardiani attenti della libertà di scelta, non limitandola a un numero ristretto di opzioni pre-approvate, ma ampliandola costantemente, affinché ogni individuo possa trovare il proprio percorso, esprimere il proprio talento e contribuire pienamente al bene comune.
Thatcher, nel suo celebre discorso alla Conferenza del Partito Conservatore del 1986, ha spiegato con forza che fornire scelte educative è il mezzo principale per garantire giustizia sociale: non si tratta di offrire vantaggi a un’élite, ma di rompere le catene dell’immobilismo burocratico e dare un futuro migliore a ogni bambino, indipendentemente dal quartiere in cui nasce.
Chiunque aspiri a candidarsi a destra, dovrebbe affrontare l’esame del “Thatcherismo” – studiare i suoi discorsi, assorbire e condividere i suoi principi e, soprattutto, saperli adattare ai tempi correnti.
Un movimento ispirato dai pensatori politici Friedrich August von Hayek e Milton Friedman.
Il programma economico della Thatcher era essenzialmente lo stesso di quello di Hayek: rimuovere le barriere allo sviluppo spontaneo dell’economia, inclusa la rottura dei monopoli, non solo nell’industria pesante, ma anche nel mercato del lavoro.
Viviamo in un mondo che cambia rapidamente, dove le sfide educative si intrecciano con quelle tecnologiche, sociali ed economiche.
Le decisioni prese oggi avranno effetti per decenni: è un’onere immenso ma anche un’opportunità straordinaria.
Mettere in dubbio questa visione senza comprendere pienamente la sua portata significa tradire quei valori che hanno fondato la nostra società libera e meritocratica.
Chi lo fa, per onestà intellettuale, dovrebbe forse considerare di candidarsi altrove, perché la destra autentica deve avere una bussola chiara orientata verso la libertà di scelta, l’efficienza e il rispetto per la famiglia e l’individuo.
Il libero mercato è semplicemente il modo in cui gli individui liberi risolvono la maggior parte dei loro affari.
Quando le decisioni vengono trasferite al libero mercato, vengono trasferite ai privati, ai contribuenti e ai consumatori.
Personalmente, guardo a Margaret Thatcher come alla statista che ho sempre sognato per il nostro Paese. Una figura capace di incarnare coraggio, visione e realismo politico
Purtroppo, oggi non vediamo all’orizzonte nessuno che possa avvicinarsi minimamente a quel livello di leadership e determinazione.
Eppure, proprio in questo momento storico, la creazione di nuovi tipi di scuole nelle nostre città non può esser vista come un mero tema di policy, ma come la sfida più importante per costruire una società più equa, dinamica e competitiva.
Le scuole devono essere luoghi di opportunità, non di imposizioni; devono offrire strumenti di crescita reale e concreta a tutti i giovani, a prescindere dal loro contesto sociale.
In conclusione, non stiamo creando scuole diverse per dividere o per costruire privilegi, ma per restituire dignità e speranza alle famiglie, per stimolare l’innovazione educativa e per rafforzare i pilastri stessi della nostra democrazia.
In questo, la lezione di Margaret Thatcher rimane più attuale che mai: senza scelta, senza libertà, senza coraggio, ogni discorso di giustizia e moralità perde il suo senso più profondo.
Per questo, è un dovere morale e politico proseguire su questa strada, con fermezza e con passione, per il bene del nostro futuro e di quello dei nostri figli.
