
Il comico della settimana è ancora lui, il professor Tomaso Montanari, protagonista indiscusso della categoria “Cattedratici rubati all’agricoltura” (cra, cra…).
Non ce la facciamo a non ridere: appena apre bocca, parte l’ennesima trovata geniale degna di un film comico d’autore.
In sintesi?
Gli chiedi se gli piace Sparta e lui ti risponde con un fragoroso “Fassssista!” senza nemmeno sbattere ciglio.
E non è neanche in malafede, poveraccio, semplicemente non c’arriva.
È fatto così, un misto tra professore universitario e influencer da bar sport, che però invece dei like colleziona solo figuracce mastodontiche.
Ieri su La7 — quello storico covo mediatico antigovernativo impegnato nella campagna per il Campo Largo — si è superato: ha sostenuto che Giorgia Meloni sia, al massimo, fascista e forse pure nazista, giusto perché fa qualche richiamo sparso a Sparta.
Sparta!
La leggendaria polis dove si praticava l’apartheid, secondo lui.
Sì, avete capito bene, apartheid con tanto di virgolette, perché evidentemente il professor Montanari ha studiato esclusivamente sui meme o su Wikipedia versione comica.
La realtà è ben diversa e lui lo sa o almeno avrebbe dovuto saperlo: la società spartana era una piramide sociale tipica delle civiltà antiche, presente praticamente ovunque nel mondo classico, e non aveva minimamente connotazioni razziali.
Il concetto di schiavitù era basato sullo status e non sul colore della pelle.
Prendiamo gli “Spartiati”, quei cittadini completamente votati all’addestramento militare e all’agoghé: erano una classe sociale ben definita, ma questo non significa discriminazione razziale.
Anzi, a Roma, patria del diritto per eccellenza, vigeva il principio di “civis ut miles”, cioè cittadino in quanto soldato, una concezione molto più inclusiva e funzionale al sistema militare e sociale.
E non parliamo poi delle altre grandi civiltà, come quella persiana o indiana, che tuttora mostrano strutture sociali stratificate ma diverse anni luce dall’assurdità di Montanari.
Ma il bello è proprio questo: il nostro eroe dell’ironia storica si professa un amante dell’arte e della cultura, ma poi fa l’errore più banale del mondo accademico moderno: butta la penna e sbaglia pennello. Forse dovrebbe mollare la cattedra e prendere finalmente in mano un vero pennello, così magari potrebbe dipingere qualcosa di meno grottesco del suo servizio pubblico televisivo.
Insomma, il comico della settimana è lui, Tomaso Montanari, l’apostolo irriducibile della “Corazzata Potemkin” — che per noi è sempre e inesorabilmente una “cahata pazzesca”.
Che altro dire?
Apriamo tutti insieme un crowdfunding per pagargli una vacanza in Grecia: magari a contatto diretto con Sparta, con tanto di didattica sul campo, imparerà finalmente cosa vuol dire storia e smetterà di scambiare miti per anatemi ideologici.
Fino ad allora, fatevi una risata: questa è la miglior satira che ci offre il panorama culturale italiano contemporaneo!
