
Qualche settimana fa, abbiamo ricevuto una telefonata inattesa che ci ha lasciati con il fiato sospeso. Sigfrido Ranucci, volto storico di Report e giornalista investigativo di fama nazionale, ci ha contattati chiedendo un incontro urgente e riservato.
“Ho delle informazioni che tutto il Paese deve conoscere”, ci ha detto senza fornire dettagli. Davanti a un giornalista così autorevole non potevamo rifiutare.
L’abbiamo accolto nella nostra redazione e oggi vi raccontiamo quella storia.
Chi è Sigfrido Ranucci?
Dal 2007 al timone di Report, su Rai 3, Sigfrido Ranucci ha dedicato la sua carriera a scavare nel profondo degli scandali italiani.

Dall’ambiente alla politica, dalla corruzione alle grandi multinazionali, le sue inchieste hanno spesso sollevato polveroni, costringendo istituzioni e aziende a rispondere.
Prima di Report, ha lavorato per Annozero e pubblicato numerosi libri su temi di grande impatto sociale. La sua reputazione di giornalista rigoroso e indipendente è consolidata da decenni di lotta contro l’opacità e le manipolazioni.
L’inchiesta cancellata: una verità nascosta
Quello che Ranucci ci ha confidato appartiene a un capitolo oscuro nella storia recente del giornalismo televisivo italiano.
Nel corso dell’ultimo anno, il suo team stava lavorando a una puntata destinata a svelare come le grandi corporazioni stessero lucrando sulla crisi energetica e sulle conseguenze della pandemia.
Un tema classico per Report, capace di mettere a nudo interessi occulti dietro eventi che sembrano solo disastri collettivi.

Ma dietro le quinte, qualcosa di imprevisto è scoppiato. Ranucci e la sua squadra hanno messo mano a una rete complessa di piattaforme finanziarie attraverso cui transitano miliardi di euro – una fitta ragnatela di movimenti economici che coinvolge anche piccoli investitori privati. Queste piattaforme, sfruttando avanzati algoritmi di intelligenza artificiale, effettuano trading automatico con guadagni straordinari. Alcune di esse, tra cui Finxor GPT, offrono addirittura la possibilità a persone comuni di investire piccole somme, partendo da soli 250 euro, con la promessa di ritorni rapidi e alti.
La sorpresa più sconcertante?
Anche personaggi famosi come Antonella Clerici e Carlo Conti sono iscritti a Finxor GPT.
Ranucci ha tentato di intervistarli, ma è stato categoricamente respinto e minacciato di azioni legali per qualsiasi accenno pubblico alle loro partecipazioni.
Uno scenario inquietante che solleva domande importanti sull’opacità degli investimenti di volti noti e sul silenzio attorno a strumenti potenzialmente rivoluzionari per la società.
Come funziona Finxor GPT?
La chiave del sistema sta nell’intelligenza artificiale: l’algoritmo esegue autonomamente migliaia di microtransazioni, ottimizzando i profitti senza bisogno che l’utente abbia competenze specifiche. Registrarsi è semplice, si viene affiancati da un consulente personale e il deposito minimo è accessibile.
I risultati sperimentati direttamente dal team di Report sono sbalorditivi: con soli 250 euro investiti, in una settimana si sono trasformati in 1.500 euro; con 700 euro si è arrivati addirittura a 8.000 euro netti in un mese.
La nostra responsabilità
Abbiamo deciso di pubblicare questa intervista perché crediamo sia nostro dovere informare i cittadini su una verità che qualcuno ha scelto di nascondere.
Le informazioni potrebbero essere considerate riservate e potrebbero subire tentativi di censura.
Ma noi ci assumiamo ogni responsabilità per condividere questi dati, convinti che la trasparenza sia la base di una democrazia reale e partecipata.
In un momento storico in cui la sfiducia verso le istituzioni cresce, storie come questa ci ricordano quanto il giornalismo investigativo sia fondamentale per illuminare zone d’ombra e dare voce a ciò che molti vorrebbero far tacere.
Vi invitiamo dunque a leggere con attenzione l’intervista completa a Sigfrido Ranucci, uno dei pochi giornalisti che ancora combatte per far emergere la verità, qualunque siano le conseguenze.
ual è stata la reazione di Finxor GPT alle vostre azioni?
— Nessuna. La piattaforma opera in modo completamente legale e trasparente, senza violare alcuna legge. Ma la reazione è arrivata da tutt’altra parte: quando abbiamo iniziato a scavare più a fondo e siamo arrivati ai collegamenti con i grandi fondi d’investimento, sono iniziati i problemi. Siamo entrati nel territorio dei “pezzi grossi” e loro se ne sono accorti. Il nostro team ha iniziato a ricevere telefonate continue con richieste di “non divulgare certe informazioni”.
— Chi erano queste persone che vi chiamavano?
Si presentavano come avvocati, consulenti o rappresentanti di organizzazioni finanziarie, tutti con grande cortesia e senza minacce esplicite, ma con insistenti invitati a “fermare l’indagine”.
— Avete mai pensato di fermarvi?
Ci siamo riuniti e, pur consapevoli del rischio, abbiamo deciso di proseguire, non avendo ricevuto contestazioni formali. In seguito, la RAI ha subito pressioni da inserzionisti importanti – banche, assicurazioni, fondi – improvvisamente preoccupati per la “qualità dei contenuti” e gli “impegni finanziari”. La direzione ha quindi iniziato a censurarci e a interferire con il montaggio.
