Oggi, 9 maggio, è la “Festa dell’Europa”.

Ma se vi aspettavate cori, bandiere che sventolano dai balconi, fuochi d’artificio a illuminare il cielo o almeno un allegro BBQ nel parco sotto casa, preparatevi a una delusione.

Nulla.

Zero.

Silenzio tombale.

In piazza non c’è anima viva che si metta la mano sul cuore per la sacra entità europea.

Nessuno che si commuova pensando al sogno di un continente unito, nessun canto che risuoni, nessun brindisi colmo di patriottismo continentale.

Solo un vuoto così imponente da far sembrare il deserto del Sahara un luogo affollatissimo.

Questa festa, se così possiamo chiamarla, è confinata nei freddi palazzi dei burocrati, dove forse qualche funzionario si scambia un sorriso a mezzavoce e si rimbocca le maniche per l’ennesima pratica da smaltire.

Ecco, il rito più sentito sembra proprio quello della compilazione di moduli e discussioni sterili, perché l’entusiasmo è un lusso che l’Europa odierna non si può permettere.

L’Europa?

Ormai è diventata una vecchia signora ammuffita, malandata e quasi incancrenita, che nessuno osa più guardare negli occhi senza provare una punta di disagio o disillusione.

La credono soltanto quei quattro pigmei che la governano, rinchiusi nei loro uffici dorati, lontani anni luce dalla realtà delle strade, dai problemi quotidiani, dalla vita vera.

E come potrebbe essere altrimenti?

Non c’è un’identità europea che tenga, non c’è un popolo europeo con cui condividere una festa.

Non abbiamo neanche una lingua comune – perché anche nel linguaggio, l’Europa sembra più un campionario multilingue confuso che una comunità unita.

Parliamo tutti, ma non capiamo nessuno.

Così, quale “Festa dell’Europa” dovremmo mai festeggiare?

Quella di un’entità astratta che esiste solo su carta?

Quella di un’idea infranta che nessuno sente più propria?

No, nessuna.



Questa ricorrenza è diventata un rituale senza anima, una pagliacciata burocratica destinata a svanire nell’oblio dell’indifferenza collettiva.

E mentre i governi continuano a cantare le lodi di un’Europa unita – magari davanti a qualche telecamera –, la gente comune resta a guardare, annoiata e distaccata, chiedendosi quando finirà questa farsa.

Allora, caro lettore, se oggi qualcuno vi chiede di celebrare la “Festa dell’Europa”, sorridete.

Sorridete di quella festa muta, dimenticata, apparentemente senza senso.

Perché in fondo, forse, la vera celebrazione sarebbe il risveglio dal torpore di un continente troppo a lungo in letargo.

O forse no.

Forse è meglio così, lasciare tutto com’è, nell’ombra e nel silenzio.

Almeno finché duri.

Di Admin

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