La patrimoniale, quella melodia stonata che ogni tanto i nostri politici amano riproporre come fosse un evergreen.

Prima, ci raccontano con aria solenne che questa tassa è un atto rivoluzionario “solo per i ricchi”.

Poi – sorpresa! – scopri che il ricco, guarda un po’, sei proprio tu.

Hai una casa ereditata dai nonni?

Mmmhhh… ricco!

O forse dovrei dire “patrimonio da mille e una notte”, visto che quei mattoni ti fanno diventare automaticamente un magnate.

Hai messo da parte qualche risparmio dopo una vita di lavoro?

Ah, eccolo lì, il capitale spietato!

Un garage?

Una Panda del 2011?

Un conto corrente che non piange?

Complimenti, signore o signora, lei è ufficialmente un capitalista con la carriera più brillante del quartiere.

Nel frattempo, Pd, 5 Stelle e Avs si mettono d’accordo su come spremere ulteriormente chi ha costruito qualcosa con fatica e sudore, per finanziare l’ennesima promessa elettorale presentata nell’abito scintillante della “giustizia sociale”.

Redistribuzione?

Suona bene, eh?

Tradotto: tu lavori, loro distribuiscono.

E attenzione, non si capisce mai bene chi saranno i veri “fortunati” colpiti: parlano di “grandi patrimoni”, “ricchezze elevate”, “contributo di solidarietà”.

Parole dolci come zucchero filato.

Peccato però che in Italia, quando lo Stato ha bisogno di soldi, la musica cambia: il banchetto si allestisce sempre davanti alla stessa porta, quella del ceto medio.

Quel ceto medio che già paga tutto, che non evade, che non scappa, che ha fatto sacrifici per lasciare qualcosa ai figli.

E mentre rispolverano lo slogan “anche i ricchi piangano”, io mi chiedo: ma dopo anni in cui hanno fatto piangere artigiani, partite IVA, famiglie numerose, pensionati e piccoli proprietari, volete davvero far piangere anche l’ultimo italiano che è riuscito a non mollare?

Patrimoniale?

Più che un dubbio, sembra un avviso: tenetevi stretto il portafoglio, perché questa volta la festa la pagheremo noi, gli eterni “ricchi” di turno, quelli che alla fine sono solo padroni delle loro case, custodi dei propri risparmi e possessori di una Panda ormai vintage.

E il bello è che li chiamano “contributo di solidarietà”.

Solidarietà?

Ah, grazie!

Solidarietà pure nel prelievo forzoso, come se la solidarietà fosse un conto corrente da cui attingere a piacimento.

Così, mentre la patrimoniale torna in scena con tutto il suo charme da telenovela politica, noi restiamo lì a guardare, tra sarcasmo e ironia, questo teatrino che continua a prendere di mira sempre gli stessi.

Perché in Italia, le tasse sono come quella zia invadente a Natale: puntuali, sgradite e impossibili da evitare.

Quindi, prepariamoci.

Preparate il portafoglio, la pazienza e quel sorriso amaro che ormai ci accompagna da anni.

In fondo, il vero patrimonio italiano è la capacità di saper sopportare, anche quando si parla di tassazioni “per i ricchi” che finiscono puntualmente nelle tasche dei più umili.

E nel frattempo, brindiamo: al grande ritorno della patrimoniale, la tassa che unisce tutti… tranne quelli che dovrebbero pagarla davvero.

Cheers!

Di Admin

Rispondi

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere