
Massimo Giannini, ospite fisso da Gruber, ci ha regalato l’ennesima perla di incisività politica: Giorgia Meloni, secondo lui, sarebbe ormai un fantasma della sua ex spavalderia, una leader dimessa e smarrita che, poverina, chiede la “convergenza” con le opposizioni come segno di debolezza.
Insomma, la stessa Meloni combattiva di quattro anni fa sarebbe solo un ricordo sbiadito, sostituito da un personaggio da commedia all’italiana. Peccato che questo ritratto sia tanto riduttivo quanto lontano dalla realtà e riveli più un desiderio di negazione che una reale analisi politica.
Partiamo dall’assunto: sì, Meloni ha chiesto collaborazione alle opposizioni, ma non perché abbia improvvisamente perso ogni briciolo di forza o carisma.
Anzi, questa richiesta è piuttosto il segnale di una maturità politica che molti suoi detrattori sembrano incapaci di cogliere.
In un momento in cui l’Europa si trova sul baratro, tra due guerre alle porte, una crisi energetica senza precedenti e draghi strategici che si muovono sotto i riflettori e nell’ombra, è davvero così strano voler mettere da parte le beghe politiche da cortile per concentrarsi sul bene del Paese?
Eppure, mentre Meloni cerca di costruire ponti, le opposizioni restano incollate a una narrazione infantile e sterile: il loro mantra è “abbiamo vinto il referendum sulla giustizia” (anche se ormai sono passati mesi), come se quella fosse stata l’unica vera grande bastonata inflitta al governo.

Una gioia effimera, però, che sembra impedire loro di vedere il quadro più ampio.
Elly Schlein e Silvia Salis incartano tutto nella loro ossessione agonistica: ogni occasione è buona per cercare la vittoria personale alle prossime elezioni, e l’Italia?
Beh, quella può aspettare.
Nel frattempo, mentre la sinistra naviga a vista nel mare magnum delle tifoserie di partito, Meloni dimostra una capacità di visione ben superiore.
Non solo non ignora le sfide globali, ma agisce di conseguenza, assumendosi una responsabilità che da quelle parti sembra un optional. Un esempio concreto?
Il sostegno a Maurizio Martina, esponente del Partito Democratico, per la direzione della FAO.
Se davvero Meloni fosse quella leader “chiusa e ideologica” descritta da certi commentatori di sinistra, mai si sarebbe schierata a fianco di un rappresentante del principale partito d’opposizione. E invece eccola lì, a convergere persino su candidature condivise con l’avversaria Schlein.
Certo, qualcuno potrà obiettare che questa mossa nasconde un certo talento diplomatico – chiamatelo pure sgambetto tattico – che mette in imbarazzo il Pd italiano e fa emergere le contraddizioni interne alla sinistra europea, con Pedro Sánchez tirato in ballo e la segretaria del PD in posizione scomoda. Bene, anche ammettendo questo, il fulcro resta invariato: Meloni ha scelto di sostenere un candidato italiano, indipendentemente dal colore politico, contro tentativi esterni di imporre leadership straniere a scapito dell’interesse nazionale.
Un dettaglio che sembra sfuggire ai criticanti più affannati.
E qui si tocca il nocciolo della questione: Meloni ha capito che certe battaglie internazionali richiedono unità e compattezza per essere davvero efficaci. Schlein, dall’altra parte, sembra impegnata più a dipingere l’Italia come un regime autoritario e razzista quando parla fuori dall’Italia, piuttosto che a guadagnarsi il rispetto dei partner europei.
A chi la ascolta?
Sánchez la ignora, gli altri leader socialisti la considerano un peso.
Insomma, non si riesce a evitare l’impressione che la “sinistra” italiana stia giocando una partita tutta interna e poco concreta, mentre Meloni sta calcolando mosse strategiche, dimostrando sangue freddo e lucidità.
Alla fine, dunque, forse l’unico vero spettro in scena non è Meloni, ma la sinistra che continua a rifugiarsi nelle proprie fantasie di vittoria e a non volersi confrontare con una realtà politica in evoluzione.
Perché di debolezza, in questo quadro, non c’è proprio traccia.
Piuttosto, quello che vediamo è una leader che ha imparato dalla dura esperienza, che sa fare passi indietro per guadagnarne due avanti, e che, soprattutto, sa riconoscere quando è più importante governare e fare squadra anziché esultare per qualche successo di bottega.
Se poi volete continuare a vedere Meloni come una caricatura, accomodatevi pure: noi, intanto, continuiamo a osservare la realtà con un po’ più di attenzione.
E a ridere di chi ancora si ostina a non fare i conti con essa.
