
Hai presente quando ti manca l’aria?
Quel senso di oppressione che ti avvolge, una morsa invisibile che ti stringe il petto fino a farlo sentire implodere.
Quando la pressione diventa insopportabile e il fiato si fa corto, ti senti finito, arrivato. In quei momenti, ogni respiro diventa un’impresa, ogni istante un tormento.
Poi, all’improvviso, riesci a prendere una boccata d’aria – a pieni polmoni.
Aria fresca, pulita, rigenerante.
L’ossigeno torna a scorrere nelle vene e tu ti senti vivo, vero, libero.
Ieri ho vissuto proprio questo momento.
Ho scritto finalmente il testo del mio intervento al Convegno dei “Liberali Conservatori” della Destra Liberale
La liberazione da un bavaglio invisibile ma potentissimo, che silenziosamente sta soffocando la nostra libertà di espressione sotto il peso del cosiddetto politicamente corretto.
Questo bavaglio, intricato nelle pieghe del Digital Services Act (DSA), un regolamento dell’Unione Europea, impone alle piattaforme digitali di censurare contenuti che non siano “conformi”.
Conformi a cosa?
A leggi attuali o future, interpretazioni mutevoli, norme inquietanti che si trasformano in strumenti di controllo e repressione.
Il DSA non è solo una legge: è una gabbia di vetro che ci imprigiona, che ci spinge a zittirci, ad autocensurarci per paura di non rientrare in parametri sempre più restrittivi e indefiniti.
È la maschera di un regime totalitario mascherato da tutela, un cavallo di Troia che annienta la libertà di pensiero, di parola, di educazione, di religione, di opinione.
Questa ondata Woke e Gender, che teoricamente dovrebbe portare inclusione e rispetto, ha invece tracciato linee di confine invalicabili, ha cancellato il dissenso con un’ideologia rigida e dogmatica.
Ha fatto e sta facendo danni enormi: a famiglie, al vivere sociale, alla possibilità di discutere senza essere etichettati come nemici o reazionari.
Di questa riscossa per la libertà faccio parte anch’io.
Abbiamo ridato voce a chi se l’è vista strappare dalle mani.
Non è stato solo un atto simbolico: è stata una vera e propria ribellione.
Ci siamo arresi troppo a lungo all’oppressione silenziosa, ci siamo lasciati convincere che la censura fosse un male necessario per “proteggere” i deboli o mantenere un ordine “morale”.
Ma non possiamo accettare che i nostri diritti più fondamentali vengano sacrificati sull’altare di un politically correct autoritario e ipocrita.
Libertà significa poter dire anche ciò che non piace, ciò che disturba, ciò che sfida il pensiero comune. Libertà significa poter denunciare, criticare e discutere idee scomode senza essere censurati o perseguitati.
Libertà è anche dire che l’eutanasia, così come viene promossa, rischia di diventare un sistema per sopprimere i cittadini considerati “inutili” o “fallati”: pensionati, disabili, malati, fragili
. Sono loro i primi ad essere messi sotto pressione affinché scelgano la morte assistita, un’illusoria via d’uscita conveniente per una società che valuta il valore della vita in base alla produttività e all’efficienza.
Libertà è poter affermare che chi nasce maschio resta maschio, e chi nasce femmina resta femmina; che la natura non si piega a definizioni arbitrarie imposte dall’ideologia, e che la verità biologica è un diritto imprescindibile di ogni individuo.
È la libertà di difendere con coraggio quelle verità che oggi si tenta di relegare nel silenzio, censurate da leggi che sembrano scritte con la penna della paura e della conformità.
Non possiamo permettere che il nostro mondo diventi una prigione digitale dove ogni parola, ogni pensiero, ogni opinione viene monitorata e giudicata da algoritmi monolitici e da burocrati lontani dalla realtà che viviamo.
La nostra voce deve tornare a risuonare libera, forte, senza paura.
E per questo bisogna combattere, denunciare, resistere.
Questa è la nostra liberazione: ritrovare aria, ossigeno, respiro.
Riscoprire il coraggio di parlare e di pensare liberamente in un’epoca in cui sembra più facile tacere per obbedire.
Perché solo in un clima di libertà autentica può fiorire davvero una società giusta, rispettosa della diversità e capace di progresso umano.
Non accettiamo ancora silenzio imposto, non lasciamo che il bavaglio invisibile continui a soffocare le nostre idee.
È tempo di parlare, di gridare la verità, di reclamare quella libertà che ci appartiene per diritto naturale e costituzionale.
La lotta è appena iniziata, ma la vittoria – quella vera – sarà nostra, perché nessuna gabbia è più forte del desiderio incrollabile di essere liberi.
