
Dopo gli ultimi scandali che hanno travolto Pedro Sánchez, il leader del PSOE cade rovinosamente al 25% nei sondaggi.
Ma se vi avventurate nei meandri arcani e infiniti dei social italiani – quel luogo incantato dove il surrealismo politico tocca vette degne di un film di Luis Buñuel – si apre davanti ai vostri occhi una realtà parallela, un universo parallelo in cui la sinistra italiana ha dedicato a Pedro un vero e proprio culto della personalità.
Non un semplice apprezzamento politico, ma un’autentica devozione mistica, quasi religiosa, degna di una repubblica nord-coreana con accento mediterraneo.
Il “campo largo”, quella congrega politica che tenta di tenere insieme tutto e il contrario di tutto, si fa fan club devoto e istituzionalizza il capo del PSOE nel proprio pantheon personale, una reliquia sacra da maneggiare con mani guantate o, meglio ancora, da non toccare neanche con una cannonata da mille mega.
Le accuse di corruzione sono un semplice “complotto orchestrato dagli ebrei” – sì, la classica teoria del complotto che non può mai mancare quando un politico barcolla –, perché nel grande gioco dell’illusione politica, la realtà è un optional noioso e ben sgradito.
Usare i soldi del PNRR spagnolo per pagare le pensioni?
Bufala mediatica fabbricata dalla destra, colpevole di voler smontare l’idillio iberico.
Regolarizzare 600 mila clandestini?
Un gesto di genio, un colpo di teatro degno di un premio Nobel per la politica sociale.
Mettere la questione palestinese al centro del dibattito internazionale?
Mossa tattica vincente, perché nulla comunica “politica pragmatica” come schierarsi in modo che confonda alleati ed elettori, un capolavoro di strategia diplomatico-circense.
Comprare gas da Putin e inchinarsi con grazia alla Cina?
Sánchez, nuovo Machiavelli del XXI secolo, riscrive la diplomazia mondiale con un sorriso beffardo e un’ironia che dovrebbe far riflettere, ma non succede.
Intanto, il “nostro campo largo”, a trazione Albanese-Dibba, chiude occhi e orecchie, immerso nel mito rosa confetto del “miracolo spagnolo”.
Con entusiasmo isterico (anzi, iserico – la caduta di consonanti freudiana calza a pennello), ripete a pappagallo ogni parola del leader iberico, trasformandosi in una fotocopia stropicciata di un modello che si rivela sempre più tossico e velenoso per la Spagna stessa.
Ma si sa: l’imitazione è o la forma più sincera di adulazione o di suicidio politico.
Se siete indecisi, sappiate che potrebbe essere entrambe.
Il bello – se così si può definire – è che questa copia carbone non provoca nessun allarme; anzi, è vissuta come la panacea definitiva, l’elisir di lunga vita della sinistra italiana.
Ignora deliberatamente che questo “modello” rischia di schiantarsi contro un muro di cemento armato, e che l’Italia potrebbe finire nello stesso burrone.
Ma non importa: una sinistra finta alternativa guidata dalla coppia Conte-Travaglio non merita nulla di meglio.
Nel frattempo, il teatro dell’assurdo continua a mettere in scena la sua tragicommedia infinita, mentre i cittadini, forse, attendono solo un sipario meno ridicolo e un copione un po’ più reale.
Ma chiederlo sarebbe pretendere troppo in tempi di illusionismo politico.
