Una ruota panoramica colorata con un grande gufo sopra, circondata da diversi passeggeri e vegetazione, in un parco divertimenti.

Il Codacons e L’ASSOCIAZIONE TAVOLO DELLA LIBERA URBANISTICA DIFFIDANO il comune di Roma e LA REGIONE LAZIO

Roma sotto la lente d’ingrandimento: il mistero delle autorizzazioni mancanti

Una vicenda complessa, che intreccia mancanze amministrative, apparenti omissioni e un quadro normativo aggirato, ha acceso i riflettori sul Luna Park dell’Eur nel Municipio IX di Roma Capitale.

Al centro della bufera è il Codacons insieme all’Associazione Tavolo della Libera Urbanistica, che ha formalmente contestato con una diffida la Regione Lazio per la presunta trasmissione parziale e fortemente lacunosa dei documenti relativi alle verifiche ispettive sull’area.

Un’inchiesta che si dipana attraverso atti ufficiali, relazioni della Polizia Locale e protocolli contestati che gettano ombre inquietanti sulla correttezza degli iter burocratici.

Una giostra con palloni aerostatici colorati, persone sedute nelle ceste che girano in un parco divertimenti, sotto un cielo blu, con alberi sullo sfondo.

Secondo le due associazioni, «il Consiglio Comunale, nella prima seduta utile, avrebbe infatti dovuto approvare il verbale conclusivo della Conferenza di Servizi del 5 dicembre 2017, cosa che invece non è avvenuta» e «per di più gli elaborati sono quelli approvati in Conferenza di Servizi, e che dunque non contengono gli adeguamenti alle prescrizioni e condizioni poste dai soggetti intervenuti alla Conferenza stessa».

Vi è poi, sostengono, «la questione del mancato rispetto delle disposizioni del Piano di Assetto Idrogeologico (Pai)».

Il contesto: l’istanza e la risposta “incompleta”

Alla base della denuncia c’è un’istanza di accesso agli atti presentata dalle Associazioni, volta a ottenere copia integrale della documentazione relativa ai controlli effettuati sulle strutture del parco divertimenti.

Secondo quanto riferisce Saverio Pedrazzini, socio attivo del Tavolo della Libera Urbanistica, gli uffici competenti della Regione Lazio avrebbero risposto fornendo solo materiale parziale, occultando o ignorando verbali fondamentali emessi dalla Polizia Locale e dal Municipio IX.

Da questa operazione di selezione sarebbero stati esclusi documenti chiave come i certificati di conformità urbanistica delle strutture, indispensabili per attestare la legittimità degli edifici in relazione ai requisiti di legge.

Tale omissione equivale a un’evidente elusione del mandato di vigilanza territoriale affidato alle istituzioni, creando un precedente pericoloso in termini di trasparenza e legalità.

Il “giallo” delle autorizzazioni: struttura e normativa bypassata

La questione si fa ancora più intricata nell’ambito della normativa urbanistica.

Secondo la contestazione tecnica avanzata dalle Associazioni, le strutture edificate all’interno del Luna Park avrebbero sfruttato il regime speciale previsto per lo “Spettacolo Viaggiante” (Legge 337/68).

Questo strumento legislativo consente alle attività itineranti di operare senza dover necessariamente acquisire i titoli edilizi ordinari.

Tuttavia, una volta che tali strutture vengono stabilizzate in attività commerciali permanenti – come accaduto nel caso del Luna Park – dovrebbe scattare l’obbligo di ottenere il Permesso di Costruire, come previsto dal D.P.R. 380/01 (Testo Unico Edilizia).

Ciò non sarebbe mai avvenuto. In sostanza, si punta il dito contro una conversione abusiva e silenziosa che avrebbe eluso procedure imprescindibili di autorizzazione e verifica, mettendo a rischio la legalità dell’intera area.

La lettera del 2022: un ammonimento ignorato

Un documento particolarmente significativo nel dossier è la nota datata 15 marzo 2022 (Protocollo CN 145521), inviata dalla Polizia Locale del Gruppo IX al Municipio IX, alla Giunta Regionale e all’Area Vigilanza Edilizia, fra gli altri. In essa emerge chiaramente che la Regione era già a conoscenza da tempo delle criticità urbanistiche che affliggono l’area: la Polizia Locale sollecitava una verifica formale circa la conformità delle strutture erette tra il 2013 e il 2016 e poste in esercizio nel 2016. Nonostante ciò, nessuna azione concreta sembra essere stata intrapresa per sanare le irregolarità, con conseguente persistenza di uno stato di fatto fortemente anomalo.

Il fulcro dell’inchiesta: la relazione del 2017 e il protocollo fantasma

L’elemento chiave che ha fatto emergere le gravi incongruenze è la relazione depositata il 12 aprile 2017 dal Gruppo IX della Polizia Locale di Roma Capitale presso la Procura della Repubblica. Nel documento gli agenti dichiaravano espressamente l’assenza di qualsiasi titolo edilizio valido per le strutture preesistenti e confermavano che non erano state presentate richieste di permessi di costruire per quelle nuove.

Sorprendentemente, poche settimane prima, nel dicembre 2016, il Dipartimento PAU aveva consegnato alla Luneur Park Spa il protocollo n. 17692 del 06 marzo 2012, utilizzato nelle SCIA commerciali presentate per la riapertura del parco, specialmente per le attività di somministrazione alimenti e bevande. Tale protocollo era stato erroneamente spacciato per un regolare Permesso di Costruire. Un’analisi approfondita compiuta dall’Associazione rivela che quel protocollo si riferisce in realtà a una pratica completamente diversa, riguardante autorizzazioni personali di due soggetti privati estranei all’attività del parco. La manipolazione o errata attribuzione di questo numero di protocollo equivarrebbe ad una simulazione di un titolo edilizio inesistente.

Ulteriori verifiche ASL e il quadro amministrativo paradossale

Anche l’ASL Roma 2 ha effettuato controlli sugli spazi interni al Luna Park, rilasciando l’agibilità necessaria all’esercizio commerciale.

Questo elemento inserisce un ulteriore tassello in un quadro molto problematico, perché conferma come permessi sanitari siano stati rilasciati senza un fondamento edilizio giuridicamente valido.

Secondo le Associazioni , questa sovrapposizione di competenze e omissioni determina un paradosso istituzionale di difficile risoluzione.

Un paradosso istituzionale e una falla nella governance territoriale

L’Associazione non usa mezzi termini nel sottolineare come da un lato la Polizia Locale abbia formalizzato l’assenza di titoli edilizi, dall’altro il Municipio IX abbia accolto senza alcuna verifica preventiva le SCIA commerciali basandosi su protocolli inesistenti o erroneamente attribuiti.

Questa condotta omissiva e la mancata sinergia tra enti territoriali e regionali hanno favorito, da quanto emerge, la perpetuazione di una situazione di illegalità protratta negli anni, aggravata anche dalle eventuali responsabilità politiche e amministrative che potrebbero venir fuori dagli approfondimenti in corso.

Conclusioni: l’importanza della trasparenza e della legalità urbanistica

Il caso Luneur rappresenta una ferita aperta nel tessuto amministrativo della Regione Lazio e, più in generale, nel sistema di controllo e gestione del territorio romano. La denuncia delle due Associazioni , evidenzia come, dietro a un’apparente normalità procedurale, possano nascondersi anomalie gravissime capaci di compromettere la fiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche.

Il richiamo alla massima trasparenza, la completa disponibilità della documentazione e l’accertamento puntuale delle responsabilità sono condizioni imprescindibili per ristabilire ordine e legalità.

Solo così sarà possibile restituire alla collettività non soltanto un luogo simbolico come il Luna Park dell’Eur, ma soprattutto uno standard di correttezza amministrativa e rispetto delle regole che deve valere per tutte le trasformazioni urbane.

Prospettive future: da questa denuncia si attendono sviluppi concreti nell’indagine avviata dagli organi competenti, con possibili ripercussioni che potrebbero portare a una revisione delle procedure interne e a interventi correttivi significativi.

Nel frattempo, l’attenzione resta alta affinché episodi simili non si ripetano e la tutela del territorio diventi realmente una priorità condivisa.

Di Admin

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