Uomo seduto su un divano verde che guarda la televisione e tiene un telecomando in mano.

Sapevo che sarebbe arrivata.

E così è stato: la mia personale “nausea” da televisione politica è esplosa, e a 60 anni ho preso una decisione radicale – ho deciso di non guardarla più.

Ma prima di ritirarmi nel mio eremo senza schermo, lasciate che vi spieghi perché.

In Italia, da tempo immemore, la politica è diventata un rumore di fondo costante e assolutamente ineludibile.

È come una radio rotta che trasmette sempre la stessa canzone stonata: un ciclo infinito di parole, dibattiti, polemiche, talk show. Giorni e notti intere occupate a discutere di tutto e del contrario di tutto, ma soprattutto in TV.

Perché lì, politici e opinionisti si esibiscono come attori di un reality show nazionale dove lo spettacolo fisso è la politica.

Il vero paradosso italiano?

Più si parla di politica, meno la politica fa. Zero risultati, zero cambiamenti concreti

. Si crea l’illusione di un fermento, ma nella realtà siamo fermi da decenni: stessi problemi, stesse inefficienze, stessi ritardi cronici.

Eppure il carosello va avanti, con slogan infiniti e dichiarazioni roboanti che, guarda caso, non portano mai un bandolo della matassa.

La verità è scomoda, ma lampante: la politica così com’è oggi serve sempre meno – o meglio, serve a tutto fuorché a risolvere. Non bastano le facce televisive, né le frasi ad effetto piazzate a ogni ora.

Serve intelligenza, capacità, idee vincenti.

Cose ormai da museo, sostituite con abbondanti dosi di teatrino e campagna elettorale permanente.

Perché chi comanda, invece di governare, preferisce il consenso facile ai risultati difficili.

E mentre loro si danno spettacolo, chi paga il conto sono sempre i cittadini.

Sempre noi gente comune che ci ritroviamo a sorbirci scelte sbagliate, lentezze infinite e quel menefreghismo tipico da “tanto chi se ne accorge?”.

Non è più accettabile.

Non può più essere la popolazione a reggere il peso di un sistema malato che arranca senza cure.

I governi dovrebbero lavorare per il bene del Paese: risolvere problemi, costruire soluzioni, creare sviluppo.

Invece?

Assistiamo a uno show elettorale eterno, che va avanti anche quando – dovrebbe – si governa.

Più comunicazione che azione, più selfie che leggi concrete.

Questo modello è fallito, miseramente.

Quindi serve un cambio radicale.

Le forze politiche dovrebbero mettersi intorno a un tavolo, davvero, e confrontarsi ogni settimana sui problemi concreti.

Basta con gli scontri ideologici da bar, con gli insulti da salotto televisivo.

Serve lavoro serio, costruttivo.

Come direbbe qualcuno senza peli sulla lingua: “Perché non esiste una parte che ha sempre ragione.”

Pensare che solo il centrodestra abbia la bacchetta magica è altrettanto ridicolo quanto pensare il contrario.

Chi guida il Paese ha il diritto – e il dovere – di ascoltare, parlare, dialogare con le opposizioni.

Senza questo equilibrio, restiamo ingabbiati in un pantano di immobilismo.

Il risultato?

Cresce la sfiducia, cresce la rabbia, cresce il distacco dei cittadini dalla politica.

Ed è proprio da questa esasperazione che nascono certi fenomeni: leader carismatici, outsider arrabbiati, populismi spaventosi.

Il consenso verso figure come il Generale Vannacci non è magia, ma frutto di un popolo che non ne può più.

Non ne può più di vedere che perfino le cose più banali rimangono irrisolte per colpa di superficialità o incapacità.

Lo abbiamo già visto con il Movimento 5 Stelle: voti di protesta, aspettative alle stelle e poi una gigantesca delusione.

E ora, ahi noi, rischiamo di rifare lo stesso copione.

Se non cambia il modo di fare politica, non cambierà nulla.

Cambieranno solo i nomi, i volti, i partiti. Ma i problemi resteranno, incistati come macigni.

L’Italia non ha bisogno di più politica.

Ha bisogno di politica che funzioni davvero – ma questa, purtroppo, sembra una rarità da collezionisti.

Io ho disdetto l’abbonamento al teatrino politico in TV.

A 60 anni, ho scelto di non subire più questo cocktail di parole vuote e promesse da campagna elettorale eterna.

Se volete, continuate a guardare lo show.

Io, con tutta la mia ironia amara, ho deciso di cambiare canale.

Di Admin

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