Il terremoto venezuelano e il prezzo della casa a basso costo

Il terremoto di magnitudo 7.5 che ha colpito il Venezuela ha rivelato una verità drammatica nascosta tra le macerie: i danni più gravi non sono stati causati dagli edifici antichi o maltenuti, ma da quelli recenti, costruiti da imprese cinesi in cambio di petrolio.

Questi palazzi, nati da un progetto governativo volto a fornire casa a chi non ce l’aveva, si sono letteralmente appiattiti come ciambelle lasciando dietro di sé una scia di morte e disperazione che potrebbe contare fino a 50.000 vittime.

È il paradosso d’un’alleanza che dovrebbe essere sinonimo d progresso e solidarietà ma che in realtà rivela tutte le fragilità d’un accordo basato su scambi geopolitici anziché su standard di sicurezza e qualità.

Se tutto ciò vi sembra assurdo aspettate ora che sappiamo come si comportano i “miracoli edilizi” cinesi sotto stress perché non estendere il ragionamento alle automobili prodotte nello stesso modo?

Acquistate tranquillamente un’auto cinese magari la più economica e poi fateci un giro a tutta velocità.

Vedrete che spettacolo!

Il sarcasmo serve a stemperare un’amarezza profonda perché se da un lato il Venezuela aveva bisogno di case per la sua popolazione più vulnerabile dall’altro non poteva permettersi di sacrificare la sicurezza dei suoi cittadini sull’altare d’un compromesso geopolitico.

Edifici costruiti troppo in fretta materiali scadenti mancanza di controlli rigorosi queste sono le armi con cui la morte ha colpito più forte.
Si parla di 50.000 morti, un numero che fa rabbrividire e che dovrà essere confermato nei mesi a venire, ma già oggi impone una riflessione urgente.

Come può un popolo rinascere da una tragedia simile se le fondamenta – letteralmente – si sgretolano al primo grande evento?

E come possiamo fidarci di progetti costruiti solo sulla carta fatti per assegnare etichette politiche e vantaggi economici e non per garantire la vita?

La crisi del Venezuela è il risultato d molti fattori ma questo disastro edilizio appare come una ferita aperta in una storia già complicata. Il governo ha cercato d offrire abitazioni a chi era senza tetto una missione nobile ma nel farlo ha ceduto all’inganno d’una soluzione facile e apparentemente conveniente.

Presto mentre si conteranno le vittime e si cercheranno colpevoli rimarrà la domanda amara: quante altre “case in cambio di petrolio” devono cadere prima che impariamo a mettere la qualità e la sicurezza davanti agli interessi geopolitici?


Quindi, tornando all’immagine dell’auto cinese, è quasi ironico come quello che è un simbolo di affidabilità in certi mercati sia, in realtà, un monito.

Guidate un’auto economica e costruita in fretta e potreste ritrovarvi a fare i conti con problemi seri.

Costruite una casa senza rispettare standard rigorosi e lì il disastro diventa catastrofe.

Nel caso venezuelano il terremoto ha solo reso visibile ciò che da tempo era sotto gli occhi di tutti: quando si barattano vite umane con petrolio non c’è mercato o accordo che tenga.
Una tragedia di questa portata dovrebbe insegnare qualcosa: non basta costruire case bisogna costruire case sicure.

Non basta promettere soluzioni rapide bisogna garantire qualità e durabilità.

E soprattutto bisogna mettere la vita delle persone prima di ogni calcolo politico o economico.
Alla fine il Venezuela rimane una terra ferita ma la lezione che viene dal terremoto ha un valore universale.

Non costruite castelli di sabbia non illudetevi che la rapidità e il risparmio possano sostituire la responsabilità.

Perché quando la terra trema chi paga il prezzo più alto sono sempre quelli che quel terreno chiamano casa.

Di Admin

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