Dati, ipotesi e responsabilità: l’indagine sugli effetti avversi richiede trasparenza, non slogan

La denuncia è forte: dopo la pandemia, le miocarditi tra i giovani sarebbero “triplicate” e l’aumento sarebbe riconducibile alla vaccinazione anti-Covid.

A sostenerlo, secondo quanto riferito in Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, è la dottoressa Loredana Frasca, immunologa cellulare e ricercatrice senior dell’Istituto superiore di sanità.

La sua audizione avrebbe riacceso il confronto sui possibili effetti avversi dei vaccini a mRNA, sui meccanismi immunologici coinvolti e persino su eventuali connessioni con l’insorgenza di tumori.

Il tema è delicatissimo.

Da una parte ci sono persone che denunciano di essere state colpite da eventi avversi e chiedono ascolto, assistenza e risarcimenti.

Dall’altra, vi sono dati epidemiologici che devono essere interpretati con criteri rigorosi, distinguendo tra coincidenza temporale, aumento delle diagnosi, infezione da SARS-CoV-2 e possibile effetto della vaccinazione.

Una conclusione prematura rischia di alimentare disinformazione; un silenzio istituzionale, però, può alimentare sfiducia e sospetti.

La questione centrale, dunque, non è stabilire in anticipo una verità politica, ma capire quali evidenze siano state presentate, come siano state raccolte e se siano state sottoposte a una verifica indipendente.

Il dato delle “miocarditi triplicate”

La miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco.

Può avere diverse cause: infezioni virali, malattie autoimmuni, farmaci e, più raramente, altre condizioni.

Durante la pandemia è stata osservata anche in associazione all’infezione da SARS-CoV-2.

Successivamente, diversi sistemi di farmacovigilanza e studi osservazionali hanno rilevato un’associazione tra vaccini a mRNA e casi di miocardite, soprattutto in adolescenti e giovani uomini, generalmente dopo la seconda dose.

Questa associazione è stata riconosciuta dalle autorità regolatorie internazionali, che hanno aggiornato le informazioni di sicurezza dei vaccini.

Il riconoscimento di un possibile effetto avverso, tuttavia, non coincide automaticamente con la dimostrazione che ogni caso registrato sia stato causato dal vaccino.

Per stabilire un nesso causale servono confronti con la frequenza attesa nella popolazione, analisi dei periodi precedenti, controllo dei fattori di rischio e valutazione della plausibilità biologica.

Il numero “triplicate” necessita quindi di una definizione precisa.

Triplicate rispetto a quale periodo?

Rispetto agli anni precedenti la pandemia?

Rispetto al 2020, quando molte visite e diagnosi furono rinviate?

Rispetto alla fase di circolazione di una specifica variante?

E si parla di diagnosi ospedaliere, di casi confermati con risonanza magnetica, di sospetti segnalati alla farmacovigilanza o di accessi al pronto soccorso?

Sono domande tutt’altro che formali.

Un incremento delle segnalazioni può riflettere un vero aumento dei casi, ma anche una maggiore attenzione clinica, una diversa disponibilità di esami diagnostici, una migliore registrazione degli eventi o un ampliamento della definizione utilizzata.

Solo un’analisi trasparente del denominatore può chiarire la portata del fenomeno.

Vaccino, infezione e periodo pandemico

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dal ruolo dell’infezione.

Il Covid può coinvolgere il cuore e aumentare il rischio di miocardite e di altre complicanze cardiovascolari.

Per questo, uno studio serio deve distinguere almeno tre gruppi: persone vaccinate senza precedente infezione documentata, persone vaccinate dopo l’infezione e persone non vaccinate, considerando nel contempo età, sesso, condizioni mediche, numero di dosi e intervallo temporale.

La domanda non è semplicemente “quante miocarditi si sono verificate dopo il vaccino?”,

ma “quante miocarditi si sono verificate in eccesso rispetto a quelle che ci si sarebbe aspettati in assenza della vaccinazione, tenendo conto dell’infezione e degli altri fattori?”.

È questa la differenza tra una sequenza temporale e una valutazione causale.

Le ricerche pubblicate negli ultimi anni hanno generalmente confermato che il rischio di miocardite associata ai vaccini a mRNA è raro, ma più elevato in specifiche fasce di età e soprattutto nei maschi adolescenti e giovani adulti.

In molti casi l’evoluzione clinica è stata favorevole, anche se non si può trasformare una media statistica in una garanzia individuale: esistono persone che hanno avuto sintomi persistenti, ricoveri e conseguenze importanti.

Il confronto corretto, inoltre, deve riguardare il rischio complessivo associato alla vaccinazione e quello associato all’infezione.

Le stime possono variare in base alla variante circolante, al vaccino impiegato, all’età e al numero di dosi.

Proprio per questo, le decisioni sanitarie non dovrebbero essere presentate come valide indistintamente per ogni gruppo della popolazione.

L’audizione di Loredana Frasca

Nel racconto dell’audizione, la dottoressa Frasca avrebbe sostenuto che le miocarditi nei giovani sono aumentate in modo marcato dopo la pandemia e avrebbe illustrato ipotesi sui meccanismi immunitari e sui possibili effetti a lungo termine della tecnologia a mRNA.

Avrebbe inoltre analizzato possibili collegamenti tra vaccini e tumori.

Su questi punti è indispensabile distinguere ciò che è stato effettivamente documentato da ciò che è stato formulato come ipotesi. Un’audizione parlamentare può ospitare interpretazioni, testimonianze e linee di ricerca ancora in corso; non sostituisce il processo di revisione tra pari né una valutazione regolatoria.

Per comprendere la solidità delle affermazioni occorre conoscere i testi presentati, i dati grezzi, il metodo statistico, l’eventuale pubblicazione scientifica e le repliche o critiche ricevute da altri ricercatori.

La qualifica professionale di una persona, per quanto importante, non è sufficiente a convalidare una conclusione.

Allo stesso modo, una posizione minoritaria non è automaticamente censura e una posizione prevalente non è automaticamente verità.

La scienza procede attraverso risultati verificabili, riproducibili e sottoposti a confronto.

Il richiamo formale dell’Istituto

Secondo la ricostruzione diffusa, Frasca sarebbe stata richiamata formalmente dall’Istituto superiore di sanità per il contenuto del suo studio.

Il fatto, se confermato, solleva interrogativi rilevanti: quale sarebbe stata la motivazione ufficiale?

Il richiamo riguardava errori metodologici, l’uso improprio del nome dell’istituzione, la diffusione di risultati non validati, violazioni delle procedure interne o il merito delle conclusioni?

Sono circostanze molto diverse.

Un ente di ricerca ha il diritto e il dovere di verificare la qualità dei lavori prodotti dai propri dipendenti, soprattutto quando vengono utilizzati per sostenere accuse di vasta portata.

Ma una verifica metodologica non dovrebbe diventare uno strumento per impedire il dissenso scientifico.

La tutela dell’indipendenza della ricerca richiede procedure formalizzate, motivazioni accessibili e possibilità di replica.

Per questo sarebbe utile rendere pubblici, nel rispetto della privacy e delle regole del personale, gli atti essenziali della vicenda: il lavoro contestato, il parere degli organi scientifici, la lettera di richiamo e le eventuali controdeduzioni della ricercatrice.

Senza questi elementi, l’opinione pubblica resta sospesa tra due narrazioni contrapposte: quella della censura e quella della necessaria correzione istituzionale.

Il tema dei tumori

Il riferimento a un possibile legame tra vaccini a mRNA e tumori è ancora più sensibile.

Finora, le principali autorità sanitarie e regolatorie non hanno stabilito che i vaccini anti-Covid causino tumori.

La biologia dell’mRNA utilizzato nei vaccini, inoltre, non coincide con quella di un agente che si integra stabilmente nel DNA delle cellule.

Questo non significa che ogni interrogativo debba essere liquidato senza esame: significa che un’ipotesi straordinaria richiede dati particolarmente solidi.

Per valutare un eventuale segnale oncologico servirebbero registri tumori completi, periodi di osservazione adeguati, confronti con popolazioni simili, controllo dell’età, dei fattori ambientali, degli screening, delle infezioni pregresse e dei cambiamenti nelle modalità diagnostiche.

Di Admin

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