Giovanni De Ficchy

In una economia “Liberale” , il controllo dei prezzi, e dei salari non è applicabile, il tentativo di farlo è fallito ovunque, sia in paesi ad economia ” pianificata”, sia , per maggior ragione, nei paesi a economia capitalista.
L’inflazione erode i salari, è chiaro e si avverte soprattutto sui salari bassi, è una tassa che grava maggiormente sui meno abbienti.
Il borsellino infatti è sempre più leggero, poiché cala il potere acquisitivo monetario, della moneta.
Vi sono fattori perturbatori dell’equilibrio dei prezzi, e il mercato chiaramente ne risente, sia la guerra, sia la pandemia, che hanno visto enormi aumenti dei prezzi nelle reti di distribuzione.
Nel 1985, il governo di allora, bloccò l’aumento della contingenza, la famosa “scala mobile”, che adeguava i salari ai prezzi, tale meccanismo era “Anti popolare” è chiaro, tanto che venne indetto un referendum per abrogarlo.
L’inflazione infatti veniva sostenuta proprio dall’aumento automatico dei salari, che generava un ulteriore aumento dei prezzi, in parole povere, un aumento generalizzato dei salari senza un reale aumento di produttività, di valore correlato, svaluta appunto il salario medesimo.
Diversamente per raggiungere l’obbiettivo di aumentare i salari, ma con soldi non svalutati, è necessario puntare decisamente ad un aumento della produttività , e della qualità del lavoro.
Una delle leggi di base dell’economia di mercato, è la formazione del prezzo, ossia l’incrocio tra l’offerta e la domanda, il ” costo del lavoro”, non sfugge da questa regola.
Una immigrazione “incontrollata”, come quella che stiamo vivendo in Italia, crea una platea di lavoratori, non occupati, con una scarsa qualità.
Gli Italiani devono capire, una volta per tutte che solamente, una “formazione continua” di qualità, è l’unica strada percorribile per conservare un lavoro.
Le aziende italiane, possono sopravvivere sul mercato globale solamente se hanno un grado di qualità e si investimento finanziario elevato.
Il governo se intende , come credo, aumentare il Pil , della nostra nazione, deve puntare decisamente su un livello di ” produttività e qualità minimo”.
Altro pericolo del salario minimo è di natura giuridica, nel Nostro paese grazie a Dio, le norme hanno valore per tutti, “herga omnes”, per questo motivo qualora venisse fissato per ” legge” un salario minimo, il pericolo, tutt’altro che ipotetico , potrebbe dare, la possibilità ai datori di lavoro di disdire gli accordi , i contratti di lavoro più ricchi, rispetto al salario minimo, ed applicare la legge, danneggiando quindi la stragrande maggioranza dei lavoratori.
Inoltre gli imprenditori, dovendo pagare molto di più i contributi dei propri dipendenti, risulterebbero incentivati ad assumere in nero.
La dinamica dei salari deve essere gestita solamente dai ” datori di lavoro” e dalle organizzazioni sindacali, semmai il governo deve fare in maniera che nel limite del possibile, i contratti siano rinnovati in tempo e che vedano giustamente dei miglioramenti, in base alla produttività e ai risultati delle aziende.
Il sindacato non può perdere il ruolo di mediatore delle istanze dei lavoratori.
La capacità di contrattare in base alla consapevolezza del ruolo del lavoro entro una determinata produzione in un certo segmento di mercato in astratto consente contratti con minimi adeguati, specie se si tiene conto dei principi dell’articolo 36 della Costituzione.
Incentivare fiscalmente la contrattazione di secondo livello, al limite, incentivare la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda e agli utili della medesima.

Sarebbe maggiormente opportuno tagliare il cuneo fiscale, per abbassare i costi del mondo del lavoro e, al tempo stesso, rafforzare le tutele dei contratti già in vigore.
La dinamica dei salari e dei prezzi è regolata “dal mercato”, i governi hanno il compito, di migliorare le condizioni di base, del paese, ossia migliorare le infrastrutture, parlo di scuole, porti, autostrade, reti elettriche e di comunicazione, cercare di ridurre il costo stesso dell’amministrazione pubblica.
Creare le condizioni perché le aziende e i capitalisti vengano ad investire nel nostro territorio, creando nuovi posti di lavoro, e nuova ricchezza.
Aumentare il costo del lavoro nel nostro paese, senza un reale ritorno di produttività e di qualità del lavoro significa, perdere ulteriori investimenti, ed incentivare i datori di lavoro a delocalizzare.
Ridurre le imposte e tasse, e stringere accordi sui mercati internazionali, stipulando trattati con i paesi fornitori di materie prime.
Solamente aumentando la ricchezza del nostro paese, aumentando la produzione, sarà possibile ri-distribuire , ricchezza non inflazionata.


