La Battaglia di Ostia, Raffaello Sanzio e allievi (1515)

(La Battaglia di Ostia, Raffaello Sanzio e allievi 1515)

Roma, 846 d.C.

Nell’845, gli arabi misero insieme una flotta per conquistare l’isola di Ponza, ma furono sconfitti duramente da Sergio, Duca di Napoli, alleato con Amalfi, Gaeta e Salerno, e cacciati dalla base di Linosa. Nello stesso anno però, tornarono con una flotta ancora più imponente, e riuscirono a conquistare il castello di Miseno.

Pochi secoli prima, lì era ormeggiata la flotta romana.

Si trattava di una base di enorme importanza strategica, visto che da lì era possibile organizzare veloci raid verso ogni obiettivo della costa tirrenica.

Nel IX secolo Roma era lontanissima dai fasti imperiali. Contava 20-30.000 abitanti, una milizia cittadina che avrebbe avuto difficoltà a controllare il perimetro delle Mura Aureliane e poche ricchezze. Eppure nel mondo arabo il suo mito era vivo e vegeto.

Ecco la descrizione, particolarmente invogliante per razziatori e saccheggiatori, che Harun ibn Yahya fece della città nel IX secolo.

E’ lunga e larga quaranta miglia quadrate. Vi scorre dalla parte d’occidente un fiume (…) col letto tutto lastricato di bronzo, così come le sue rive sono parimenti estrutte in bronzo. In mezzo alla città c’è la gran Chiesa (…) con trecentosessanta porte; e in mezzo alla chiesa è una torre che si eleva in aria per cento cubiti, sormontata da una cupola di bronzo. Le mura di quella chiesa sono tutte rivestite d’oro, le porte occidentali di rame di Cina (…) Nella chiesa ci sono mille ventilatori d’oro (…) incrostati di perle e rubini, con manici d’oro, e seicento croci d’oro, ognuna con una perla al centro (…). Inoltre, milleduecento calici d’oro incrostati di gemme (…). Ci sono tremiladuecento diaconi e preti, ognuno rivestito di broccato bianco (…) con le dalmatiche intessute d’oro e di perle.

Insomma, una descrizione quantomeno fantasiosa.

 Nel lontano 846 Roma visse uno dei momenti più drammatici della sua storia medievale.

Gli arabi giunsero dalla foce del Tevere con 73 navi ed 11.000 uomini, ed il 23 Agosto 846 espugnarono senza problemi le fortificazioni di Ostia.

La flotta di navi musulmane approdò vicino a Ostia, il porto di Roma, dove massacrò la guarnigione locale.

Una parte degli assalitori proseguì poi via terra, lungo la via Portuensis, il resto ritornò a bordo delle navi e risalì il Tevere.

L’obiettivo era, ovviamente, Roma e i Saraceni si mossero con una strategia sin dall’inizio chiara: non potendo assaltare direttamente le mura ben fortificate di Roma, si concentrarono sui sobborghi al di fuori delle mura urbane.

Così i predoni si diressero verso le due basiliche più sacre del cristianesimo: San Pietro e San Paolo fuori le mura.

I Saraceni saccheggiarono i tesori delle basiliche, rubando oro, argento e ogni oggetto di valore che riuscirono a trovare.

Il fatto che proprio San Pietro, la basilica più importante per la cristianità, fosse stata colpita, fece tremare il cuore del mondo cristiano.

L’incursione si rivelò un disastro per i Saraceni, dopo gli iniziali successi.

Incalzati dalle forze del duca di Spoleto, Guido e rallentati dal bottino, i predoni non riuscirono a organizzare una vera difesa e la maggior parte di essi fuggì verso le imbarcazioni.

In realtà questa affermazione è contenuta nel Chronicon di Benedetto del Soratte, che scriveva oltre un secolo dopo.

Lo stesso Benedetto riferiva comunque che l’intervento di Guido aveva avuto aspetti comici: Guido aveva vinto militarmente, uccidendo molti nemici, ma i saraceni sopravvissuti erano riusciti a fuggire con l’intero tesoro di San Pietro.

Preso il largo in fretta e furia, incapparono in una tempesta che distrusse e affondò la maggior parte delle navi.

Ad ogni modo, l’incursione del 846 fu un duro avvertimento sulla vulnerabilità della stessa Roma.

Il Papa dell’epoca, Leone IV, comprese subito la gravità della situazione e prese provvedimenti.

Fece costruire una nuova cerchia di mura attorno al Vaticano, creando la cosiddetta Cinta Leonina, un’area fortificata separata dall’Urbe, per proteggere la basilica e i suoi abitanti da futuri attacchi, e che venne inglobata dalla metropoli solo secoli più tardi.

Nel 849 ci fu un secondo tentativo di assalto da parte dei Saraceni ma questi vennero sconfitti presso Ostia e i prigionieri furono utilizzati attivamente nella costruzione delle fortificazioni che impedirono, di fatto, ogni ulteriore tentativo di attacco musulmano alla Città Eterna.

 Hanno saccheggiato Roma due volte, non Roma Roma città, la parte fuori dalle mura aureliane, san Pietro, e altre zone risalendo il Tevere.

 La risposta cristiana arrivò poi con i franchi e i longobardi che stabilirono delle zone cuscinetto in Italia, e in spagna (conquistando la marca spagnola), i vari re iberici di asturia che letteralmente crearono un deserto a ridosso delle montagne asturiane, ordinando a tutta la popolazione di abbandonare l’area per non lasciare un filo d’erba e un sorso d’acqua potabile agli arabi, in modo che se gli arabi avessero invaso le Asturie, avrebbero avuto molto preavviso perché dovevano attraversare il deserto appunto.

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