De Ficchy Giovanni

Ogni tentativo della sinistra italiana, stampa inclusa, di dipingere Giorgia Meloni come leader isolata e di profetizzare un’emarginazione diplomatica si scontra puntualmente con la realtà dei fatti.
La realtà dei fatti è fatta di incontri bilaterali costanti, di partecipazione attiva ai vertici europei e internazionali, di un dialogo aperto – a volte anche acceso, ma sempre costruttivo – con i principali leader mondiali.
Le foto di Giorgia Meloni che sorride con Trump, Macron e Ursula von der Leyen non sono frutto di fotomontaggi o di interpretazioni tendenziose, ma la testimonianza di una presenza che conta e che si fa sentire.
Certo, le posizioni del governo Meloni non sono sempre allineate con quelle di tutti gli altri paesi, ma questo non significa isolamento, bensì affermazione di una linea politica chiara e definita, che difende l’interesse nazionale senza rinunciare al ruolo di protagonista nel contesto globale.
L’illusione di un’Italia marginalizzata si infrange contro un’agenda fitta di impegni internazionali e contro la capacità dimostrata di tessere relazioni che vanno al di là delle affinità ideologiche.
La sinistra, evidentemente, preferirebbe un’Italia silente e subalterna, ma la Meloni ha scelto un’altra strada, e i risultati, piaccia o non piaccia, sono sotto gli occhi di tutti.
Ieri, al vertice trilaterale di Palazzo Chigi con il vicepresidente USA JD Vance e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, la premier italiana ha dimostrato di essere un punto di riferimento politico per l’Occidente, smentendo ogni ipotesi di isolamento.
L’incontro di alto livello ha avuto un significato strategico e simbolico rilevante.

Roma riscopre il ruolo di crocevia globale, non per compromessi, ma grazie alla credibilità politica di Giorgia Meloni, capace di mediare efficacemente tra Bruxelles e Washington, e figure di spicco di diversi orientamenti.
Una leadership autorevole, rara nello scenario internazionale.
Una prova di forza e autorevolezza che pochi, oggi, sono in grado di replicare nel panorama politico mondiale.
Il vicepresidente Vance, a nome anche del presidente Trump, ha pubblicamente ringraziato la premier Meloni, definendola “un’amica” e sottolineando come “l’Italia ha costruito ponti.” Un chiaro riconoscimento della leadership italiana.
E mentre tutto questo accade, cosa fa la sinistra italiana?
Balbetta, ironizza, cerca disperatamente titoli sarcastici con cui negare l’evidenza. Sono gli stessi che per mesi hanno dipinto Meloni come una minaccia per la democrazia e un’anomalia nella comunità internazionale. Gli stessi che, con l’arroganza di chi ha perso il contatto con il Paese reale, avevano pronosticato gelo diplomatico, porte chiuse e imbarazzi internazionali.
Sono gli stessi che avevano dipinto Meloni come una minaccia democratica e un’anomalia internazionale, pronosticando, con distacco dalla realtà, isolamento diplomatico e imbarazzi.

Oggi, quegli stessi dovrebbero avere almeno la dignità di tacere e la decenza di nascondersi.
Ma è chiedere troppo.
L’incontro di ieri dimostra che l’Italia, guidata da chi la ama, può tornare protagonista nel mondo, non come gregario ma come mediatore attivo.
Meloni lo sta dimostrando con coerenza e determinazione, al di là delle sterili polemiche ideologiche.
Il resto è solo fumo ideologico di chi tifa contro il proprio Paese.

