
In una notte di profonda stanchezza,
quando il cielo, coperto di stelle tremolanti,
pareva ascoltare il lamento dell’anima,
il pittore Hypnos si addormentò.
Chiese al firmamento un segno,
una luce che guidasse il suo cuore errante,
un messaggero tra i mondi,
un sussurro tra le ombre.
Si ritrovò in un luogo sospeso,
un confine silenzioso,
non paradiso né inferno,
ma una soglia di verità,
dove le anime danzano e si rivelano,
dove il peso delle esistenze si dissolve.
Ad attenderlo, un uomo dai tratti fieri,
occhi ardenti di sapienza antica;
“Vieni con me,” disse,
“Io sono Giordano Bruno, viandante dell’infinito.”
Un invito, un abbraccio all’ignoto,
e Hypnos lo seguì lungo un sentiero di luce,
inondato da un’atmosfera di pace.
Giunsero in una vasta pianura,
dove uomini avanzavano a fatica,
ognuno legato a una sfera di metallo,
pesi invisibili della vita accumulata.
Volti noti, celebri per potere e ricchezza,
ora ridotti alla lentezza di quel fardello,
l’apoteosi del sogno che avevano vissuto.
Hypnos, stupito dalla scena,
si fece coraggio, domandò:
“Perché camminano così oppressi?”
Bruno rispose con voce calma,
“Quelle sfere non sono punizioni,
ma ciò che hanno accumulato,
ciò che hanno protetto con ostinazione.
Chi si stringe alla materia,
rimane incatenato a ciò che teme di perdere.”
Le parole ronzavano nell’aria,
l’eco di verità profonde;
Hypnos, con un filo di voce,
chiese se anche per lui ci fosse
almeno una piccola palla,
un resto del mondo terreno,
un bagaglio da trascinare.
Giordano Bruno sorrise,
un sorriso dolce audace,
e indicò il cielo immenso;
Hypnos sollevò lo sguardo
e vide sopra di sé una sfera,
immensa e luminosa,
leggera come un globo di pensiero,
fluttuante nell’infinito.
“Cosa è quella luce?” chiese,
“Quello è il tuo ideale,” rispose Bruno,
“Non pesa, eleva. Non trattiene,
apre cammini sconosciuti.
È la scintilla che non si spegne,
la parte di te che può attraversare i secoli.
Ricorda: ciò che possiedi ti lega,
ciò che sogni ti libera.”
In quell’istante,
tutto svanì in un abbraccio di luce,
e Hypnos si risvegliò nel suo letto,
il cuore trasformato come un quadro nuovo.
Le difficoltà erano ancora lì,
ma non avevano più lo stesso potere,
perché aveva compreso
di non essere nato per trascinare pesi,
ma per seguire la luce della sua sfera.
E così, da allora,
si dice che chi ascolta il sogno di Hypnos
ritrova una parte di sé,
perché tutti portiamo un peso
che ci trattiene,
e una luce che ci chiama.
La vita diventa ciò che scegliamo di seguire,
un volo verso le stelle,
un’ode all’infinito,
una danza leggera tra le sfere.
Nel silenzio delle notti,
sotto un cielo immenso,
il pittore Hypnos ci invita a sognare,
ci guida verso ciò che davvero conta,
a liberarci dalle catene invisibili,
a scoprire il nostro ideale,
la nostra scintilla,
la gioia di vivere,
l’amore per la libertà.
In questo viaggio,
alla ricerca di noi stessi,
apriamo gli occhi ai colori,
alla bellezza dei desideri,
alla magia di un mondo che attende,
un mondo dove ogni anima è un’artista,
ogni sogno uno strumento di bellezza,
e ogni passo un verso di poesia.
Così, nel cuore della notte,
ogni stella diventa un faro,
ogni respiro una nota,
l’universo un palcoscenico
dove danziamo la nostra vita,
seguendo la luce delle nostre sfere,
perché nella profondità della stanchezza,
trovare la propria luce è un atto di coraggio,
un viaggio senza fine verso l’infinito.
